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contributo inviato da dianacomari il 9 dicembre 2010

In rete continuano commenti e battute sulla scelta di Matteo Renzi di incontrare Berlusconi ad Arcore.
Per la maggior parte delle persone la giustificazione di Renzi - “l’ho fatto per il bene di Firenze” - non è sufficiente ad appoggiare una simile decisione.
Per qualcuno si tratta di una pura questione di forma.

La realtà è che quella degli incontri istituzionali in residenze private è una forma ampiamente utilizzata da Berlusconi e, ormai, nessuno se ne stupisce più e, forse, anche lo stesso Renzi non ci ha fatto troppo caso e per questo ha accolto l’invito senza badare troppo alle conseguenze di un simile gesto.

Eppure, in politica, forma e sostanza spesso sono intrinseche. Non è colpa di Renzi, ma tutta l’impostazione berlusconiana della politica è basata sulla commistione tra pubblico e privato: da sempre Berlusconi riceve politici italiani e capi di Stato stranieri nelle sue residenze private (tanto che furono molte le polemiche intorno alla sua villa in Sardegna, quando venne modificata per ragioni di sicurezza e gestita come se fosse una sede istituzionale) e da sempre il Cavaliere unisce rapporti d’affari a legami d’amicizia con ovvie interferenze (come confermerebbero anche le rivelazioni di WikiLeaks).
Evidentemente Berlusconi, in quanto capo di Stato, si sente padrone assoluto anche delle istituzioni e delle sedi istituzionali, tanto che, per lui, Arcore o Palazzo Chigi sono la stessa cosa e riceve gli ospiti dove gli fa più comodo. Peccato che uno dei due luoghi, adesso, sia balzato alle cronache per il bunga-bunga e forse non risulta più così adeguato a incontri istituzionali.

Tuttavia questa forma di fusione tra il ruolo pubblico e la vita privata è altamente pericolosa e andrebbero messi dei paletti.
Chiunque arriverà dopo Berlusconi dovrà avere anche il compito di riportare la politica nelle sedi istituzionali che le sono proprie e lasciare le residenze private e gli affari personali per altre occasioni.

Matteo Renzi - che è un personaggio piuttosto furbo e intelligente - stupisce un po’ per questa improvvisa ingenuità: davvero pensava fosse normale andare ad Arcore senza suscitare polemiche, in un momento così delicato e instabile politicamente? È veramente così ingenuo da non essersi reso conto del pasticcio in cui si stava mettendo? O è davvero così strafottente da non curarsi minimamente di queste cose e di tirare dritto per la sua strada, parandosi dietro alla giustificazione che è “per il bene di Firenze”?
Uno così perspicace e che dice di voler bene al Pd, anche se alcuni suoi componenti sono da “rottamare”, lascia stupefatti a vedere che non si è curato di questi particolari.

I sostenitori del sindaco di Firenze (pochi, questa volta) insistono a citare una frase di Bersani di qualche tempo fa: “Ho già detto che se si vuole parlare di misure immediate per alleggerire i colpi di questa crisi e discutere sul serio di un pacchetto di riforme in campo economico e sociale, io vado veramente a piedi ad Arcore.” (Pier Luigi Bersani - 9 aprile 2010). Ma era, appunto, qualche tempo fa, con un’altra situazione politica, decisamente meno traballante. Tuttavia, anche quella di Bersani non fu un’uscita felice perché la politica si svolge in luoghi istituzionali e non nelle residenze private.

Un altro esempio di questa degenerazione delle forme (che comporta spesso anche ad una degenerazione della sostanza), tipica espressione dei governi di Berlusconi, avvenne qualche anno fa con i “Quattro saggi di Lorenzago” (come li aveva ribattezzati la stampa) mandati in Cadore a riscrivere la Costituzione per una riforma poi bocciata da un referendum. Allora furono molte le polemiche e si disse che la Costituzione Italiana era nata in un’Assemblea Costituente per opera di molti illustri uomini politici, mentre lì veniva fatta riscrivere da quattro signori (uno per ogni partito della maggioranza di governo) sostanzialmente in vacanza.

Adesso, qualcuno ha scritto che Renzi è caduto in trappola e forse un po’ lo è davvero. In una situazione politica precaria e confusa come quella attuale, ogni mossa può essere pericolosa e Renzi - “per il bene di Firenze” (ma anche del Pd, che già non brilla di suo) - avrebbe fatto meglio a chiedere un incontro a Berlusconi in una sede istituzionale.

Il sospetto è che Renzi sia stato invitato da Berlusconi e lui, per curiosità, abbia accettato e ne abbia approfittato per parlare di Firenze. Certo è che un capo di governo prossimo alla sfiducia (almeno così sembrava fino al giorno in cui Renzi è stato ad Arcore) per Firenze avrebbe potuto davvero far poco…
Il risultato non cambia ma la politica va riportata nelle sedi che le sono consone al più presto.

TAG:  BERLUSCONI  PD  FIRENZE  RENZI  ARCORE 

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commenti a questo articolo 0
commento di grandmere inviato il 11 dicembre 2010
Sottoscrivo!!!
commento di cristinasemino inviato il 10 dicembre 2010
Ottima analisi, che condivido.
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