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contributo inviato da salvatore1 il 30 novembre 2010

Voglio salutare Mario Monicelli, un grande italiano che ha deciso di lasciarci, maestro del cinema e dell'impegno civile, vicino ai giovani e alle loro lotte. 

Nei giorni delle polemiche sul caso Welby aveva dichiarato: "Se dovessi essere costretto ad una vita che non è vita, la farei finita anch'io". Così è stato. Morto come un antico filosofo stoico. 

Non ha chiesto a nessuno di imitarlo. A differenza dei "difensori della vita", non ha formulato l'imperativo: "fate così". Ha deciso prima di essere impedito a decidere. Fosse finito intubato, inerme e senza parola, non avrebbe più potuto far prevalere la sua volontà. Questa libertà è negata nell'Italia di oggi in cui la morte è politicizzata e il governo può decretare l'illegittimità dei testamenti biologici depositati nel Comuni. Così la politica, impotente a fare migliore la vita, dispiega la sua potenza contro gli inermi sull'uscio della morte.  

TAG:  MONICELLI  WELBY  TESTAMENTO BIOLOGICO 

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commenti a questo articolo 0
commento di nino55 inviato il 4 dicembre 2010
Si, anche se con un semplice commento, non lasciamo da solo l'artista e l'uomo Mario Monicelli,che ha saputo dare il meglio di sè stesso in una nazione metaforicamente assomigliante ad una bilancia che basta un grammo di chiacchiere in più, per fare pendere il gioco a favore di chi vuole screditare come ha fatto e come continua a fare nei confronti della nostra cultura, questa destra ingrata e distruttiva.
commento di nicoli marco inviato il 4 dicembre 2010
Giù il cappello di fronte a Mario Monicelli, uno dei più grandi registi del cinema italiano, un uomo di cultura, che è sempre andato contro corrente, firmando autentici capolavori.
Monicelli è stato sempre inviso a una certa borghesia conservatrice, perché lui è stato un precursore, un progressista nella vita e nel suo lavoro artistico e denunciava spesso verità scomode contro l'ipocrisia di una certa parte benpensante dell'Italia.
Ricorderete il film "La Grande Guerra", bene quel film, che nel 1959 vinse il Leono d'Oro a Venezia, ex aequeo con il "Generale della Rovere" di De Sica, fu uno spartiacque, nel senso che fino a quel momento quando di parlava della guerra 1915-1918 si usavano solo parole e commenti infarciti di "amor patrio", la "vittoria", i "valorosi soldati italiani", "atti di eroismo" e così via. Monicelli fece un film rivoluzionario e parlò della Grande Guerra attraverso la storia di due disperati e vigliacchi (Gasmann e Sordi), descrivendola in tutte le sue sfaccettature più assurde, più drammatiche e più violente. In pratica gettò giù dal monumento tanti generali che si erano guadagnati gloria e medaglie sulla pelle di tanti giovani italiani mandati spesso inutilmente alla carneficina.
Per questo, a quei tempi, venne criticato brutalmente, accusato addirittura di essere antitaliano e la destra più becera, attraverso solerti critici, insorse contro di lui. Ma lui aveva ragione ed in seguito la cinematografia italiano affrontò in modo diverso il tema della guerra, di quelle guerra e di altre. Quel film scrisse delle pagine di storia vere, che fino allora nessuno aveva avuto il coraggio di scrivere.Questo il sentimento che ha sempre caratterizzato le sue opere e la sua onestà intellettuale, la sua grandezza che la tragica morte non ha scalfito.
commento di maxo7533 inviato il 1 dicembre 2010
Purtroppo in Italia siamo prigionieri di un Vaticano politicizzato e molti ipocriti per comprare voti votano in Parlamento: l'abolizione dell'ici alla Chiesa, la legge 40,proibendo l'uninone frà persone dello stesso sesso.

Questi sono proprio voti di Scambio, in un Paese normale non ci sarebbe bisogno di leggi per proteggere i cattolici, i Testimoni di Geova non accettano le trasfusioni di sangue, anche sè non c'è una legge che lo impedisce, perchè i Cattolici hanno bisogno di leggi statali per seguire la Bibbia. Forse vogliono inculcare il loro credo? andando contro le leggi di Dio.
commento di partigiano49 inviato il 1 dicembre 2010
Faccio seguito al mio precedente commento ove ero stato troppo facile profeta : come volevasi dimostrare oggi durante la commemorazione di Monicelli in Parlamento, Binetti, Casini, La Loggia & C hanno iniziato la solita solfa sull'eutanasia sfruttando il ricordo e la decisione ultima di un uomo probabilmente molto migliore e sicuramente più coerente di loro
commento di partigiano49 inviato il 1 dicembre 2010
Mi associo al saluto ad un grande che ci ha saputo far divertire, pensare, ricordare e che alla fine dell'esistenza ha anche dato testimonianza delle proprie personali convinzioni mettendole in pratica.
Ora si scateneranno i difensori della vita (che vanno all'estero ad abortire), gli ipocriti difensori della famiglia (quelli che ne hanno 2 o 3), i finti difensori della moralità (grandi puttanieri cocainomani), gli interessati difensori dell'onestà (ladri bancarottieri e farabutti), Mario gli ha già risposto in anticipo ... con la supercazzola
commento di F.Rosso inviato il 1 dicembre 2010
Ognuno deve poter lasciare questa vita come e quando crede, se lo ritiene, anche se non in fase terminale. Il dovere di vivere per forza lo lascio ai bigotti papalini.
commento di grandmere inviato il 30 novembre 2010
E' stato un grande uomo di cinema ed è stato coerente fino in fondo con la sua concezione della vita. Ciao, Salvatore!
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