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contributo inviato da team_realacci il 27 novembre 2010
La delegazione danese prepara le valigie per Cancun, dove lunedì prossimo consegnerà il testimone di nazione ospitante i negoziati sul clima al Messico. Il Bella Center di Copenaghen, avvolto nella neve, rimane un brutto ricordo di un negoziato finito male e di speranze disilluse. Tutti ora guardano al Messico: «Abbiamo tante speranze per questo incontro, commenta Lykke Friis, Ministro del clima danese. «E l’Europa avrà un ruolo importante». Sebbene la stampa se ne stia disinteressando, il meeting di Cancún si preannuncia in realtà come uno dei più interessanti, dove si potrà valutare lo stato di avanzamento dei due filoni negoziali, quello a breve termine per un protocollo di Kyoto 2.0 (il primo scade nel 2012) e quello per un accordo a lungo termine che coinvolga tutti i stati membri dell’Onu (AWG-LCA). Niente passerelle quindi, ma fatti concreti.
 
Cosa aspettarsi dunque dai 10 giorni di negoziati messicani della Cop16? Uno dei risultati che gli europei contano di portare a casa è la definizione del testo per la seconda fase del protocollo di Kyoto. Secondo Il segretario inglese dell’Energia e del Clima, Chris Huhne: «va risolta la questione dei tetti delle emissioni a breve termine e il problema scottante delle Assigned Amount Unit (AAU), un tipo di certificati di emissioni che sono detenuti dalla Russia e da una serie di paesi dell’Europa dell’est, che secondo alcuni esperti potrebbero danneggiare i meccanismi di trading delle emissioni». La questione chiave per tutti in realtà è una sola: Kyoto 2.0 non può procedere senza l’altro trattato, quello a lungo termine, LCA, che dovrebbe coinvolgere gli attori esclusi da protocollo di Kyoto (come gli Usa) e raccogliere le indicazioni generiche dell’Accordo di Copenaghen.
 
Qua le sorprese potrebbero venire dalla Cina, che ha fatto voto nei giorni scorsi di voler prendere seriamente gli impegni volontari di riduzione delle emissioni. Basso profilo per gli Usa che reitereranno gli obbiettivi proposti a Copenhagen (riduzione delle emissioni di Co2 del 17 % rispetto 2005 entro il 2020. Tanti gli elementi del LCA che verranno discussi. I finanziamenti per i paesi emergenti, sia a breve termine che a lungo termine (oltre 100 miliardi l’anno), in primis, giocheranno una parte importante. Un importante negoziatore ha riferito a Terra «che gli Usa sono disposti a confermare tutti i finanziamenti, in cambio stanno aspettando qualcosa di concreto dalla Cina». Intanto però all’appello mancano ancora 22.1 miliardi di dollari per il fondo Fast  Start (2010-2012) da 30 miliardi, e solo il 13% (3,9 miliardi) è stato ricevuto dai Paesi in via di sviluppo.
 
Tanta attenzione anche sul tema REDD+, il programma di riduzione delle emissioni tramite riforestazione e controllo del degrado forestale, che servirà a cercare il consenso in paesi come Indonesia, Brasile, Russia e Canada. «Nel caso tutto fallisse anche a Cancún», spiega ancora la nostra fonte «rimane sempre lo schema del Forum delle principali economie (MEF) per Clima ed Energia, che non è una spallata al negoziato Onu, ma una strategia di salvezza nel caso di fallimento».

Fonte: Terra News
Autore: Emanuele Bompan
26 novembre 2010
TAG:  CLIMA  COPENAGHEN  CANCUN  COP 16  KYOTO  KYOTO 2  REDD  REDD+  ONU  ACCORDO  AWG  LCA  EMISSIONI  CO2  USA  EUROPA  CINA  MEF 

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