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contributo inviato da Dean il 27 novembre 2010
I grandi eventi, pur con tutte le difficoltà  che si manifestano nelle fasi preparatorie, sono ormai diventati i principali motori per accelerare processi già  in atto, sia sul piano infrastrutturale che su quello culturale. Il Nordest, nel corso dei prossimi dieci anni, può prepararsi, svolgendo un percorso di crescita progressivo ed inclusivo, anche a partire dallo schema proposto dalla prima edizione dal Festival delle Città  Impresa, a diventare Capitale Europea della Cultura nel 2019. Lo può fare perché diventerà  nei prossimi anni, volente o nolente, sempre di più area metropolitana, e sarà , ancor più di oggi, una vera e propria area vasta d'eccellenza; lo può fare perché ha una ricchezza di tradizioni e di vita culturale che non ha pari al mondo: dalla Biennale di Venezia all'Arena di Verona, dal Mart di Rovereto ai tesori Palladiani, dalla Cappella degli Scrovegni alle tradizioni Mitteleuropee di Trieste; lo può fare perché ha un tessuto di imprese che già  oggi sono leader mondiali nella creazioni di stili e tendenze; lo può fare perché ha già  una ricchezza reticolare di vita culturale diffusa che non ha eguali. Lo deve fare perché le nostre imprese, per competere nei mercati mondiali, hanno bisogno di trovare un territorio che sia attrattivo per i talenti, che fornisca servizi di eccellenza (dalla formazione agli studi professionali) che abbiano un bacino di utenza di dimensioni adeguato; lo deve fare perché questa può essere l'occasione per organizzare infrastrutture ferroviarie, stradali, portuali ed aeroportuali di livello internazionale; lo deve fare perché questa è l'occasione per far crescere una industria culturale di cui già ci sono tutti i presupposti ma che ha bisogno darsi una dimensione metropolitana che la renda competitiva nel mercato globale
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