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contributo inviato da torquemada58 il 27 novembre 2010

Quello che comunque emerge da tutto questo groviglio , dopo un’analisi stringente della struttura della conversazione intercettata il 14 febbraio 1980, è che l’interpretazione su cui si basa la linea di difesa del Dell’Utri secondo quanto sostenuto nel corso del suo interrogatorio pre-dibattimentale del 26 giugno 1996  non è per niente plausibile e meno che mai è plausibile la dichiarazione all’udienza del 29 novembre 2004 nella quale il Dell’Utri riassume in modo del tutto fantasioso i temi della telefonata, di fatto la linea di difesa del Dell’Utri  è insostenibile : in nessun luogo della telefonata  si allude a quanto sostenuto dal Dell’Utri ovvero che  « il  MANGANO voleva vendere il cavallo a BERLUSCONI, non voleva venderlo a me anche perchè io in quel periodo ero sostanzialmente senza lavoro. MANGANO si rivolgeva a me perchè facessi da intermediario con BERLUSCONI ».

Il fatto è che il Mangano invita il Dell’Utri a rivolgersi a Silvio per i piccioli solo dopo che il Dell’Utri gli ribadisce di essere in difficoltà e a corto di liquidi, anzi il Mangano in prima battuta si stupisce che il Dell’Utri non abbia disponibilità di piccioli e insiste MANGANO -Ne hai tanti di soldi. Non buttatevi indietro e solo dopo gli dice MANGANO -Vada dal suo principale! Silvio!  E’ quindi del tutto illogico ritenere che Silvio fosse il destinatario di una presunta vendita di un cavallo vero. E poi questa parte del dialogo potrebbe anche essere stata condotta sul filo di uno sfottìo reciproco, in realtà i piccioli non sembrano essere un fattore determinante, ad un certo punto il Mangano chiede semplicemente la conferma sulla fattibilità dell’affare, a prescindere : « -Ah, va beh, si che si può fare? ».

Anche l’idea che il Dell’Utri sia il mediatore dell’affare è peregrina, è il Mangano semmai che nel contesto della telefonata sembra assumere il ruolo del mediatore e non viceversa, la struttura del dialogo tra i due sembra suggerire un ruolo attivo del Mangano nel procacciare o nel voler portare a termine un affare :« è ora che la sbrogliamo ‘sta cosa».  L’affare è in primis tra il Dell’Utri e il Mangano.

Se poi consideriamo la sequenza anzitutto un affare  :  il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo  come un tutt’uno lineare, allora l’ipotesi che in gioco ci sia una trattativa per la vendita di un cavallo decade quasi del tutto, bisognerebbe  ipotizzare che il Mangano si sia riferito ad un secondo tentativo di vendita.

In realtà è più semplice pensare che si tratti di un secondo affare tra i due, la locuzione per il suo cavallo  allude a qualcosa o a qualcuno, l’allusione per il Dell’Utri è chiara, la capisce al volo.

E poi suo di chi ? Perché il Mangano dice suo invece di dire mio ? E’ un suo che denota possesso o indica l’interesse dell’interlocutore nei confronti dell’affare ? Se quel suo indica possesso vuol dire che il Mangano sta trattando un cavallo che non è il suo ma è del Dell’Utri o di altri ma questo contrasterebbe con la versione data dal Dell’Utri secondo cui il cavallo è del Mangano, se invece con quel suo  il Mangano vuole sottolineare un interesse pregresso o una conoscenza che il Dell’Utri avrebbe avuto nei confronti dell’affare, quel suo potrebbe essere una sorta di idiomatismo per dire quel cavallo a cui tiene tanto oppure quel cavallo di cui si è già detto,  anche in questo caso ci sarebbe comunque di nuovo un contrasto con la versione  del Dell’Utri che descrive se stesso come parte del tutto passiva e mai attiva nella trattativa in corso. Questo uso del suo tende in verità a collegarsi logicamente con il secondo affare  e quindi ad escludere un’allusione riferibile a un vero cavallo.

Ma poi perché il Mangano usa il verbo trovare  e dice che ho trovato per il suo cavallo  ?  Perché dovrebbe trovare una cosa che è già sua ? In altre intercettazioni è sempre piuttosto diretto quando deve piazzare la sua merce, perché in questo caso finisce per usare una formula del tutto contorta ?

Perché la cavalla di nome Epoca non viene mai nominata ? Eppure il Dell’Utri intuisce al volo di quale “cavallo” si sta parlando, vuol dire che ne avevano già parlato, forse per questo motivo il Mangano dice suo, per intendere il "cavallo" di cui si era parlato. Ma se davvero « il  MANGANO voleva vendere il cavallo a BERLUSCONI», perché allora il Dell’Utri non risponde subito :   « Quello non sgancia( n’sura), manco se» visto che capisce all'istante dove il Mangano vuole andare a parare ? Evidentemente non è la vendita della cavalla Epoca a Berlusconi l'argomento della telefonata.


Comunque sia, il fatto è che la versione del Dell’Utri non collima con le logiche che emergono dall’analisi testuale :

1 - se consideriamo l’insieme delle frasi  anzitutto un affare  : il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo come un tutto omogeneo, diventa difficile credere che si parlasse di una seconda trattativa per un cavallo cavallo

2 - l’uso del verbo trovare costituisce un’anomalia se quello che si vuole vendere è già posseduto

3 - la presenza del suo determina una serie di contraddizioni con lo spirito e la lettera della versione del Dell’Utri

4 - il termine cavallo può essere contestualizzato in molti modi ma l’insieme degli elementi in gioco porta a credere che la conversazione non avesse un vero cavallo come  argomento.

5 - la dinamica del dialogo suggerisce per Mangano il ruolo di mediatore o di figura di raccordo e per Silvio il ruolo di eventuale prestatore di piccioli, non quello di acquirente e suggerisce inoltre che i due stessero utilizzando un codice comune per indicare un secondo affare da concludere a vantaggio di qualcosa e di qualcuno indicato con per il suo cavallo.

 

E’ curioso notare come anche in un passaggio nella sentenza di primo grado sia sottolineata in modo abbastanza evidente la debolezza di fondo della linea difensiva del Dell’Utri :

Per quanto riguarda poi l’argomento oggetto della conversazione telefonica del 14 febbraio 1980, appare chiaro che l’ “affare” di cui si trattava, in relazione al quale non veniva chiesto alcun chiarimento, segno evidente che entrambi ben sapevano di cosa si trattasse, era proposto direttamente da Mangano a Dell’Utri, il quale, infatti, pur dimostrandosi ben disponibile, dichiarava di non potere accettare per mancanza di denaro e rispondeva immediatamente “ per questo dobbiamo trovare i soldi”, “sono veramente in condizioni di estremo bisogno”. Quindi, il riferimento alla persona del “principale” di Dell’Utri, cioè Silvio Berlusoni (malgrado in quel periodo l’imputato non avesse con lo stesso rapporti di tipo lavorativo e malgrado non abitasse più ad Arcore), è fatto solo per indicare una persona che avrebbe potuto favorirlo. I due interlocutori terminano la conversazione fissando un appuntamento presso il Mangano ad un indirizzo che Dell’Utri già conosce bene, tanto da non avere bisogno di ulteriori indicazioni ( “al solito, in via Moneta).Il significato da attribuire alle espressioni utilizzate dai due interlocutori rende ininfluente la produzione documentale offerta dalla difesa dell’imputato, costituita da una scrittura privata, apparentemente risalente al 1974 (priva, però, di qualsiasi data certa) e asseritamente ritrovata solo di recente nella biblioteca di villa Casati, concernente l’acquisto da parte del Mangano di una cavalla purosangue da potere di tal Pepito Garcia.

ma poi nel corso del dibattimento gli aspetti claudicanti della versione fornita dal Dell’Utri non vengono evidenziati e non vengono approfonditi, si preferisce glissare :

E’ opportuno chiarire subito che questa conversazione, pur avendo ad oggetto il riferimento a “cavalli”, termine criptico usato dal Mangano nelle conversazioni  telefoniche per riferirsi agli stupefacenti che trafficava, non presenta un significato chiaramente afferente ai traffici illeciti nei quali il Mangano era in quel periodo coinvolto e costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori.

Forse si è ritenuto inutile in sede di dibattimento processuale approfondire ogni singola circostanza e puntualizzare le discrasie che sono presenti nella telefonata del 14 febbraio e si è ritenuto invece più efficace provare nei suoi termini generali la contiguità e la complicità dell’imputato con le attività della associazione di tipo mafioso denominata “Cosa Nostra” ? Mah…

Curioso è anche l’atteggiamento del Mangano in sede di dibattimento processuale :  da una parte egli conferma l’esistenza della cavalla Epoca e sottolinea con prontezza che «Epoca non è droga » ma dall’altro canto dichiara di non ricordarsi della telefonata in oggetto.  Perché è così pronto a dire che «Epoca non è droga »  e poi non ricorda una trattativa di vendita riguardante proprio la cavalla in questione ?

In estrema sintesi : le discrasie sono veramente troppe e rendono la versione del Dell’Utri inconsistente sul piano dell'analisi logica.

Quindi,  al di là delle ipotesi interpretative più o meno ragionevoli che si possono mettere in gioco per contestualizzare il vero significato della telefonata del 14 febbraio 1980,  rimangono alcuni dubbi di fondo : perché  in merito alla telefonata del 14 febbraio 1980 il Dell’Utri si è sempre avvalso di una linea giustificativa che alla luce di quanto si è visto poggia sul vuoto ?  Perché in sede investigativa e processuale non si è riusciti a smontare una linea difensiva inconsistente ?

Fine


 

 

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