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contributo inviato da torquemada58 il 23 novembre 2010
Il  14 febbraio 1980 sull’utenza telefonica dell’Hotel Duca di York di Milano in uso a Vittorio Mangano, alle 15:44 viene intercettata una telefonata che diventerà famosa : è la telefonata tra Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri nella quale si parla di un “cavallo”. Ma è un cavallo cavallo o  per cavallo si intende una partita di droga ?

L’intercettazione in verità è nota da tempo ma è il solito Travaglio a provocare la rissa quando nell’intervista a Luttazzi del 14 marzo 2001 ricorda in TV le cose dette da Borsellino nell’intervista del 1992 ed in particolare rimette in primo piano proprio l’intercettazione del 1980 tra Mangano e Dell'Utri nella quale si parla appunto di un “cavallo”.  Borsellino aveva detto che "nel maxiprocesso noi abbiamo appurato che Mangano quando parla di “cavalli” intende partite di droga". In tutto il mondo 1+1 fa 2, l’allusione è inequivocabile  e si scatena il putiferio, l’effetto è quello di un meteorite che piomba in uno stagno.

Ma il Dell’Utri non è uomo che si scoraggia facilmente, passano 10 giorni ed ecco che il 25 dello stesso mese il Corriere può titolare IL DOCUMENTO DI DELL' UTRI e scrivere :

IL CASO MANGANO IL DOCUMENTO DI DELL' UTRI

L' ex presidente di Publitalia, Marcello Dell' Utri, ha svelato il «giallo del cavallo» offerto dal mafioso Vittorio Mangano a Silvio Berlusconi. Nel corso della trasmissione «Terra» del Tg5 ha mostrato l' atto di vendita di «Epoca, acquistata da Mangano il 26 agosto 1974». Il parlamentare «azzurro» ha raccontato che «con un colpo di fortuna, cercando negli archivi di Arcore, abbiamo ritrovato l' atto di vendita con cui un certo José Raigal Garcia vendeva al signor Mangano Vittorio una cavalla grigia storna, di origine anglo-araba-polacca, di anni cinque circa».

LA VICENDA MANGANO «Era una cavalla, non droga» Dell' Utri mostra il documento L' ex presidente di Publitalia, Marcello Dell' Utri, ha svelato il «giallo del cavallo» offerto dal mafioso Vittorio Mangano a Silvio Berlusconi. Nel corso della trasmissione Terra, con immagini anticipate dal Tg5 delle 20, ha mostrato l' atto di vendita di «Epoca, acquistato da Mangano il 26 agosto 1974». Il parlamentare «azzurro» ha raccontato che «con un colpo di fortuna, cercando negli archivi di Arcore abbiamo ritrovato l' atto di vendita con cui un certo Josè Raigal Garcia vendeva al signor Mangano Vittorio una cavalla grigia storna, di origine anglo-araba-polacca, di anni cinque circa. Questo è il contratto, la prova provata che il cavallo esiste e che produrrò, se qualche tribunale me lo chiederà, in originale». Poichè Mangano, in un colloquio intercettato col mafioso Inzerillo, definiva chiaramente con il termine di cavallo le partite di droga, erano stati avanzati dubbi sul colloquio telefonico intercorso con Dell' Utri. Sui rapporti con Mangano, Dell' Utri ha detto che «erano di conoscenza, non posso neanche dire di amicizia... ci davamo del lei».

Insomma, il  cavallo di cui si parlava nella telefonata del 1980, secondo Dell’Utri , era un cavallo vero, anzi una cavalla, si chiamava Epoca.

Ancora in tempi recenti Travaglio, con il sarcasmo che gli è solito,  non ha esitato a manifestare tutti i suoi dubbi sulla versione del Dell’Utri  :  Che tipo di “cavallo” sia, invece, quello di cui Mangano parla a Dell’Utri, nessuno lo sa. Né Borsellino ha mai detto che fosse un cavallo vero. Mangano prospetta a Dell’Utri “il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo”. E Dell’Utri risponde di non avere i soldi. Mangano era in affari col cavallo di Dell’Utri? Dell’Utri rispondeva al telefono per contro del suo cavallo, noto business-man, anzi business-horse,che non riusciva ad afferrare la cornetta per via degli zoccoli? Mistero  […]

 
E poi ad Annozero, nel 2009, dirà ancora :
"Nel 1980 la Criminalpol intercetta una telefonata di Mangano a Dell'Utri, in cui mangano propone a Dell'Utri "Il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo". Per Dell'Utri era Mangano che voleva vendere un Cavallo a Berlusconi, ma allora perché non dice "Il mio Cavallo" ma dice "Il Suo Cavallo". Di chi era questo cavallo? Perché Dell'Utri risponde "Non ho i Soldi" se tanto non era lui che lo doveva comprare? Mistero. Borsellino ricorda che casualmente nello stesso periodo Mangano parlava di cavalli con un mafioso Inzerillo e voleva dire partite di eroina. "

A  onor del vero va detto che la sentenza di primo grado del processo Dell’Utri in parte dà ragione all’imputato : « E’ opportuno chiarire subito che questa conversazione, pur avendo ad oggetto il riferimento a “cavalli”, termine criptico usato dal Mangano nelle conversazioni telefoniche per riferirsi agli stupefacenti che trafficava, non presenta un significato chiaramente afferente ai traffici illeciti nei quali il Mangano era in quel periodo coinvolto e costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori». Per farla breve, può essere che davvero il Mangano e il Dell'Utri parlassero di un cavallo vero, anzi di una vera cvalla di nome Epoca ?

La sentenza di primo grado riporta due versioni simili del Dell’Utri sul caso in questione, quella del 26 giugno 1996 e quella del 29 novembre 2004.

Il 26 giugno 1996, nel corso del suo interrogatorio pre-dibattimentale, Marcello Dell’Utri, spiegava spontaneamente il significato della telefonata facendo riferimento ad un cavallo, Epoca, che Mangano voleva vendere a Berlusconi e sottolineando anche in questa occasione che, in quel periodo, si trovava in ristrettezze economiche essendo senza lavoro.

“Il significato della telefonata è quello che ho riferito_. Vorrei risentirla per ricordare meglio l’episodio. MANGANO voleva vendere il cavallo a BERLUSCONI, non voleva venderlo a me anche perchè io in quel periodo ero sostanzialmente senza lavoro. MANGANO si rivolgeva a me perchè facessi da intermediario con BERLUSCONI. Se nella telefonata ho adoperato un tono amichevole, cio’ è stato sol perchè in quel periodo MANGANO faceva paura, ero cosciente della sua personalità criminale. Per quanto riguarda il Tony TARANTINO questi era uno che faceva affari di vario.[…] tipo, di piccolo cabotaggio, ma leciti, ma non ricordo il motivo per cui il MANGANO voleva parlare con lui. Infine il “Tonino” con il quale io ed il MANGANO concordiamo un appuntamento che doveva svolgersi “in albergo da MANGANO” deve essere Gaetano CINA’, nostro comune amico.

Analoghe sono state le giustificazioni offerte dall’imputato nel corso delle sue spontanee dichiarazioni all’udienza del 29 novembre 2004:

[...]Nell’80 mi pare avviene la telefonata di Mangano; questa telefonata nella quale lui mi chiede di dire a Berlusconi se poteva comprare la cavalla Epoca , che era di sua proprietà e che aveva lasciato lì in attesa di venirla a ritirare e non veniva mai, però Berlusconi la teneva volentieri perché c’era il suo box, non dava fastidio e poteva stare a figurare con gli altri cavalli della villa. Io rispondo, nota telefonata, che Berlusconi non ha interesse e intenzione di comprarla perché era una cavalla molto vivace, era un tre quarti di sangue, un po’ bizzarro, non voleva che i figli cavalcassero questa Epoca perché aveva paura che facesse qualche infortunio, quindi aveva detto:  “no, non mi interessa questa cavalla, digli che non mi interessa” ed io così ho risposto: “non interessa a Berlusconi”.Lui insisteva ed io ho detto: “ma guardi, Berlusconi non è santo che sura”, rispondendogli in siciliano per farglielo capire, devo parlare il linguaggio suo e quindi per questo ho parlato in siciliano con Mangano,perché poteva capire, “unn’è santu chi sura”, può essere che questo finalmente lo capisca e forse l’aveva capito. Così è stato.Il discorso di Mangano per me era finito lì.

Nella sentenza del processo di secondo grado pubblicata da poco, la questione del “cavallo”  è considerata questione ormai risolta in quanto il contenuto della telefonata dell’Hotel Duca di York del febbraio 1980 si riferirebbe effettivamente alla tentata vendita da parte del Mangano proprio di un cavallo.

Anche in sede dibattimentale l’avvocato della difesa era stato chiaro :

AVV. MORMINO: «È un tema assolutamente ormai superato che oggi il procuratore generale ha ritenuto di riprendere in qualche modo ma che, così come ha sentenziato il tribunale, non è possibile riproporre ancora pretestuosamente il valore equivoco del tema trattato con riferimento all’uso del termine “cavallo”, che avrebbe dovuto costituire l’elemento significativo addirittura del coinvolgimento del Senatore Dell’Utri in attività di traffici di stupefacenti perché con il termine di cavallo si intendeva la droga, e quindi quando Mangano parlava con Dell’Utri, o Dell’Utri parlava con Mangano di cavalli, parlava di droga! Cosa che ancora fa aleggiare il procuratore generale nel momento in cui è ormai definitivamente accertato che esisteva effettivamente il cavallo, il cavallo Epoca, che vi era questa trattativa per la vendita del cavallo. È stato definitivamente accertato anche in quella intervista del povero dottore Borsellino quando chiarisce che il termine cavallo usato in quella telefonata può non essere vero. Tali chiarimenti che sono stati dati dal dottore Fiore della Criminalpol che aveva svolto le indagini […] Il riferimento di Mangano, sottolinea il procuratore generale, è al «secondo affare [per il suo cavallo]». Allora ci sarà stato il primo? Qual era il primo affare? Però [il procuratore generale] non legge consecutivamente l’espressione, perché Mangano dice «il secondo affare che ho trovato per il suo cavallo», non con riferimento ad altri affari di altra natura perché sempre del cavallo parliamo. E allora questi temi sono stati ormai superati anche ed infine, signori della Corte, dalle decisioni giurisdizionali che si sono avute in proposito. Dalla decisione di archiviazione del dott. Isnardi, che aveva convocato dapprima il Senatore Dell’Utri per avere spiegato contenuto di questa telefonata e per avere capito che si trattava del cavallo e non della droga, ma soprattutto dalle conclusioni alle quali è pervenuto il giudice istruttore Della Lucia che intorno a questa vicenda ha indagato e che ha concluso l’assoluta esclusione di ogni ipotesi del coinvolgimento del Senatore Dell’Utri in queste attività. E per rendere definitivamente efficace la nostra tesi, cioè dire che questo è un argomento ormai accantonato e non è più recuperabile neppure nel tentativo compiuto in questa sede dal procuratore generale, basta leggere la pag. 483 della sentenza, laddove il tribunale dice «è opportuno chiarire subito che questa conversazione, pur avendo ad oggetto il riferimento a “cavalli”, termine criptico usato dal Mangano nelle intercettazioni telefoniche per riferirsi agli stupefacenti che trafficava, non presenta un significato chiaramente afferente ai traffici illeciti nei quali il Mangano era in quel periodo coinvolto e costituisce il solo contatto, evidenziato nel corso di quelle indagini – che sono state lunghissime […] nel tempo, nei contenuti che hanno scandagliato su tutta la situazione relazionale del Senatore Dell’Utri e che hanno portato al suo proscioglimento in quella sede proprio per quella ipotesi di associazione per delinquere […] – tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori».


Tutto a posto ? Tutto risolto ?  Temiamo di no e vediamo perché.

Nel processo di primo grado la questione della telefonata del 14 febbraio viene sviscerata nel corso del dibattimento processuale, l'impressione è che lo scopo del PM non sia tanto quello di individuare illeciti precisi che nel caso specifico non esisterebbero, si dà per scontato che la telefonata fosse relativa ad una trattativa di vendita di un cavallo vero, ma piuttosto quello di  «dimostrare  in modo inequivocabile la circostanza che i rapporti tra Mangano Vittorio e Marcello Dell’Utri non si sono mai interrotti ed anzi sono continuati anche dopo l’allontanamento del primo da Arcore [...]».

Senza entrare nel merito delle linee generali del processo, sul caso specifico della telefonata intercettata ci sono però alcuni elementi, alcune «discrasie » che emergono in modo evidente dal dibattimento e che fanno riflettere sul senso della telefonata in questione :

1.  secondo le dichiarazioni riportate nella sentenza del processo di primo grado per Mangano «Il cavallo Epoca era una femmina, un puro sangue da sette anni », per Dell’Utri  invece «era un tre quarti di sangue di circa 5 anni ».

2.  l’impressione è che tutto l’interrogatorio dibattimentale del Mangano in riferimento alla telefonata del 14 febbraio 1980 sia gestito in modo approssimativo. Prendiamo ad esempio il caso di un tale di nome Tony Tarantino :

PUBBLICO MINISTERO:  Addirittura. Senta, Lei conosce un certo Tony Tarantino?

VITTORIO MANGANO: Tony?

PUBBLICO MINISTERO: Tarantino.

VITTORIO MANGANO: Si, l’ho conosciuto.

PUBBLICO MINISTERO: Ma chi è questo Tony Tarantino?

VITTORIO MANGANO: E’... è una persona che io ho conosciuto a Palermo, così, che sò che stava a Milano e di tanto in tanto mi accompagnava alla clinica Sant’Ambrogio per farmi l’esame doppler, l’eco-doppler, alle carotidi e i problemi femorali delle vene che ci ho.

PUBBLICO MINISTERO: Ma è un siciliano?

VITTORIO MANGANO: Che Lui...

PUBBLICO MINISTERO: E’ un siciliano, dico? Dal nome mi sembra.

VITTORIO MANGANO: Ma è morto.

PUBBLICO MINISTERO: E’ morto.

VITTORIO MANGANO: - INCOMPRENSIBILE -

PUBBLICO MINISTERO: Era una persona che conosceva Dell’Utri?

VITTORIO MANGANO: Come?

PUBBLICO MINISTERO: E’ una persona che Dell’Utri conosceva?

VITTORIO MANGANO: No, non c’entra niente proprio.

In buona sostanza : il Mangano asserisce che tal Tony Tarantino non poteva essere soggetto conosciuto dal Dell’Utri mentre non solo il soggetto è nominato nell’intercettazione del 14, non solo il Dell'Utri nel corso delle telefonata stessa dice al Mangano di aver contattato il Tarantino di propria iniziativa ma è il Dell’Utri stesso che con una sua dichiarazione conferma di averlo conosciuto : «Per quanto riguarda il Tony TARANTINO questi era uno che faceva affari di vario tipo, di piccolo cabotaggio, ma leciti, ma non ricordo il motivo per cui il MANGANO voleva parlare con lui» . Il Dell'Utri dichiara anche di non ricordare «il motivo per cui il MANGANO voleva parlare con lui», in verità non è il Mangano che voleva parlare con il Tarantino, nella circostanza in questione il Tarantino aveva il compito di contattare il Dell'Utri per conto del Mangano e fissare un appuntamento.

3. anche riguardo alla questione della cavalla, è il P.M. che imbecca Mangano  : «Lei ricorda, in particolare, un cavallo che si chiamava E... Epoca? ».

 PUBBLICO MINISTERO: ...Cercavo semplicemente di comprendere se i dati che sono inseriti nel brogliaccio sono comunque dei dati rispondenti, in qualche modo, al vero. Cioè, se esisteva un Toni Tarantino. Cioè, questo volevo capire, semplicemente. Lei, poi, ha parlato... parla, nel corso di questa telefonata, di un cavallo. Di un cavallo. Lei ricorda, in particolare, un cavallo che si chiamava E... Epoca?

VITTORIO MANGANO: Si, ma è nel... nel processo Spatola. Un processo passato... passato in giudicato già o, s... come ha detto Lei. Fui condannato a dieci anni, poi in appello sette anni e ho fatto tutti e sette anni, più altre condanne, ho fatto undici anni di galera.

4. quando l’interrogatorio prosegue, il Mangano capisce subito dove vuole andare il P.M. con la sua domanda e sua sponte risponde: « Era Epoca e non era droga ».

PUBBLICO MINISTERO: Se può rispondere alla mia domanda, Le sono grato.

VITTORIO MANGANO: Il cavallo era Epoca, esisteva. Forse.. forse ci ho ancora il pedigree. E’ un puro sangue.

PUBBLICO MINISTERO: Io non dico che non esisteva. Voglio sapere: Era Epoca questo cavallo?

VITTORIO MANGANO: Era Epoca e non era droga.

PUBBLICO MINISTERO: E non era droga.

VITTORIO MANGANO: Era... era Epoca...

 

5.  quando il P.M. legge un riassunto della telefonata del 14 febbraio Mangano dichiara di non ricordarsene affatto :

PUBBLICO MINISTERO: Questo è il contenuto. FUORI MICROFONO

PUBBLICO MINISTERO: Ricorda questa telefonata?

VITTORIO MANGANO: No.

PUBBLICO MINISTERO: No. - FUORI MICROFONO -

PRESIDENTE: Deve parlare al microfono. FUORI MICROFONO

VITTORIO MANGANO: Dico... no, questa telefonata non la ricordo. E siccome io adesso stò(sic) male, non ricordo più niente di niente. Si...

Poi il Mangano accusa un improvviso malore e si avvale della facoltà di non rispondere sottraendosi all’esame del Pubblico Ministero, ma anche al controesame della difesa, avvalorando nei fatti propria la linea della difesa.

6. nel corso del suo interrogatorio pre-dibattimentale del 26 giugno 1996, il Dell’Utri dice :

L’intercettazione telefonica fatta per fatti di Mangano, naturalmente coinvolge anche me, per cui mi fanno una perquisizione in casa, proprio qualche giorno dopo, allora abitavo in via Chiaravalle, nello stesso palazzo di Rapisarda e ricevo anche lì un avviso di garanzia o qualcosa. Vado a parlare con il Giudice Isnardi a Milano, al quale spiego come sono avvenute le cose, spiego il contenuto della telefonata, chiarissimo, non avevo… mi porto anche, mi pare, il certificato della cavalla Epoca [...] 

Quindi nel 1980 il Dell’Utri è in grado di produrre quasi subito un certificato riguardante la cavalla Epoca ma il documento che ne attesta la vendita al Mangano in data 26 agosto 1974 salta fuori per miracolo solo nel 2001, circa 30 giorni dopo l’uscita del libro di Travaglio e 10 giorni dopo l’intervista in TV.

7. nella sentenza di primo grado, proprio in relazione alla “mafiosità” del Mangano, si ricorda l’esito del processo Spatola in relazione alla questione dei “cavalli” :

Ancora a proposito di Mangano Vittorio, il quale, nell’ambito di quel gruppo, svolgeva il compito di curare la compra-vendita di sostanze stupefacenti nella piazza di Milano, il Tribunale osservava che lo stesso – astrazione facendo naturalmente dalle effettive attività illecite esercitate – appariva, in realtà, soltanto un appassionato di cavalli e di ippica, essendo rimasto smentita la giustificazione offerta in quel procedimento dal Mangano circa un asserito commercio di cavalli che lui stesso, dopo avere acquistato i quadrupedi a Milano, avrebbe custodito nelle scuderie di un maneggio di Boccadifalco, un quartiere palermitano, giustificazione che non aveva trovato riscontro nella deposizione del testimone che gestiva quel maneggio.

Questo passaggio in effetti mette in luce un aspetto piuttosto sorprendente del dibattimento processuale : nel processo Spatola viene smentita la giustificazione offerta in quel procedimento dal Mangano circa un asserito commercio di cavalli e il Mangano appariva, in realtà, soltanto un appassionato di cavalli e di ippica mentre nel processo Dell’Utri la giustificazione circa un asserito commercio di cavalli tra il Mangano e il Dell’Utri viene accettata come elemento a discarico dell’ imputato. Evidentemente si è ritenuto che siccome «la telefonata in questione costituisce il solo contatto evidenziato, nel corso di quelle indagini, tra Marcello Dell’Utri e i diversi personaggi attenzionati dagli investigatori» non valesse la pena di approfondire la questione e che fosse sufficiente provare la continuità del contatto tra il Mangano e il Dell'Utri per provare anche la contiguità di intenti tra i due.


Ma il limite più significativo del dibattimento processuale e del dibattito che in generale riguarda il significato della telefonata del 14 febbraio 1980 sta nella mancata analisi grammaticale, lessicologica e logica del dialogo  tra il Dell’Utri e il Mangano  quindi nella mancata decodificazione del peso allusivo delle parole e delle interconnessioni dialogiche.

 


(continua)

TAG:  BERLUSCONI  ERGASTOLO  ALCATRAZ  41BIS  MARCELLO DELL'UTRI  MANETTE 

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commento di torquemada58 inviato il 24 novembre 2010

Caro magnagrecia,
ti ringrazio per avermi letto.
Sto cercando di focalizzare alcune questioni sul caso Dell'Utri non solo per approfondire le ricerche che avevo cominciato a fare sulle origini di Forza Italia ma anche per evidenziare tutti i fatti e gli aspetti sui quali non si è indagato a fondo, la telefonata del 14 febbraio 1980 è uno di questi fatti.

Nel processo si è voluto circoscrivere la "mafiosità" di Dell'Utri per agevolare il lavoro della Cassazione, il rischio-prescrizione è dietro l'angolo.

Saluti
commento di magnagrecia inviato il 24 novembre 2010
Complimenti, caro Torquemada58.
Riporto un mio 'post' del 29.6 pubblicato in un altro forum: l'ultimo punto riguarda il PM.
Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza, ma già ora qualche considerazione si può fare (desumo in gran parte da L'Espresso):
1. l'organizzatore di Forza Italia è stato condannato perché faceva gli interessi della criminalità organizzata siciliana nel lungo periodo in cui lavorava a Milano per conto di Berlusconi. Ma avrebbe smesso dopo l'ingresso nella politica, cioè è stato condannato per fatti antecedenti il '92, ma non mentre con Berlusconi metteva in piedi Forza Italia e non nei discussi mesi del presunto "patto" tra la mafia e Fininvest.
2. E' successo un po' come con Andreotti, che è stato mafioso fino al 1980 e poi no.
3. Non risulta peraltro che dal '92 al '94 da parte di Dell'Utri vi sia stato alcun ripudio dei suoi amici di Cosa Nostra, ma solo che non c'è la prova giudiziaria di una sua attività filo mafiosa dopo il '92. E forse era proprio per riportarlo ai suoi doveri di collegamento tra mafia e politica che nel '93 qualcuno ha fatto scoppiare una bomba, uccidendo quattro persone, nel centro di Milano. SEGUE
commento di magnagrecia inviato il 24 novembre 2010
SEGUE
4. La corte d'appello ha garantito in tutti questi mesi i diritti della difesa in modo che a molti è parso perfino eccessivo: ad esempio, rifiutandosi di ascoltare Massimo Ciancimino (lo ha definito inattendibile senza nemmeno averlo visto in faccia, al contrario di altri magistrati che lo hanno ritenuto credibile), ma anche rifiutando le carte (carte, non gossip) che provenivano dalla Calabria e dalle quali emergevano possibili rapporti del fondatore di Forza Italia con la malavita organizzata locale.
5. Ha ammesso la testimonianza del pentito Gaspare Spatuzza, ma l'ha ritenuta inattendibile.
6. Infine, se posso esprimere una valutazione personale: ascoltai [a Radio Radicale] tutta la deposizione di Spatuzza: a me, a prescindere dalla congruità della strategia processuale nell'uso del pentito (assenza di riscontri), la qualità dell'interrogatorio condotto dal sostituto procuratore generale non sembrò eccelsa.
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