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contributo inviato da torquemada58 il 21 novembre 2010

Tutti sono portati a pensare che Marcello dell’Utri sia un disgraziato, un mezzo delinquente, un mafioso ma non è così, è solo un uomo sfortunato, dannatamente sfortunato e vi spiego perché.

Nascere a Palermo nel 1941 in apparenza sembra una gran fortuna,  in quegli anni certo è meglio nascere a Palermo che nascere a Buchenwald o a Hiroshima ma se quando hai 18 anni il Sindaco della tua città si chiama Salvo Lima e l’assessore ai Lavori Pubblici si chiama Vito Ciancimino da Corleone, è chiaro che all’orizzonte si potrebbero affacciare delle nubi. Sono gli anni in cui a Palermo ci sono più mafiosi che pesci nel Mediterraneo e tutti gli incontri, anche quelli casuali per  strada, sono pericolosi, basta una parola storta, uno sguardo in tralice e sei fritto. Gli incontri, già..anche andare a scuola può essere pericoloso, del resto gli amici del liceo non si scordano mai, specie se frequenti il liceo Gonzaga dei Gesuiti a Palermo, magari fai conoscenza con un tuo coetaneo di due anni più vecchio di te ma già bello sveglio, si chiama Stefano Bontate, tutti lo trattano già con il massimo rispetto, si farà chiamare “ Principe di Villagrazia” e dagli amici più intimi “Il Falco”, diventerà uno dei capi di Cosa Nostra. Se non è sfortuna questa, come diavolo la vogliamo chiamare ?

Ma non è finita qui : sui banchi dei liceo Gonzaga si distrugge sui libri anche un certo Francesco Di Carlo, lui è del 1942, diventerà il boss di Altofonte, magari un giorno d’estate gli hai offerto una granita di caffè con panna ma te lo ritroverai anni dopo come testimone a carico, dirà di averti visto insieme a Stefano Bontate in occasione di un incontro d’affari tra amici. Nuddu si pigghia si non si rassumigghia. Questo qui finirà addirittura coinvolto nell’omicidio di Roberto Calvi, pensa te. Se non è sfortuna questa, come diavolo la vogliamo chiamare ?

Ma il peggio deve ancora arrivare. Conseguita la maturità classica, la famiglia ti manda a Milano, sono i primi anni sessanta, non è ancora la Milano da bere degli anni ’80 ma comunque c’è un bel fermento, una gran voglia di fare, è tutto un «ghe pensi mì ». Ti vuoi laureare in Giurisprudenza presso l'Università Statale e chi incontri ? Ci sono decine di migliaia di studenti e tu con chi fai amicizia ?  Ovvio,  l’oroscopo è sfavorevole e non puoi che incontrare un tipetto che si chiama Silvio Berlusconi e che si sta per laureare con una tesi dal titolo “Il contratto di pubblicità per inserzione”  Una tesi, un destino. Ma come è possibile ? Prima incappi in Stefano, in Francesco e poi becchi anche Silvio, se non è sfortuna questa come la vogliamo chiamare ?

Ma ci può essere il 3 senza il 4 ? Ovvio che no, ecco dunque il quarto colpo di sfortuna. Come tutti gli esseri umani, hai la tua passioncella, ti piace fare l’allenatore di calcio e Silvio, che ti fa lavorare con lui come segretario, sponsorizza il Torrescalla, mitica squadra di calcio del collegio universitario dell’Opus Dei nel quale risiedi mentre sei a Milano, tu gli fai da allenatore.

Dopo qualche anno te ne torni giù, la passione per il calcio non è sopita e fai il direttore sportivo e poi il Presidente dell'Athletic Club Bacigalupo, un club che prende il nome da Valerio Bacigalupo, il portiere che "parava tutto, anche i calci di rigore", il portiere del Grande Torino, uno dei campioni della tragedia di Superga. I calciatori dell’ Athletic Club Bacigalupo provengono quasi tutti da due scuole cattoliche, quella dei Salesiani del Don Bosco e quella dei Gesuiti del Gonzaga, quelle appunto che hai frequentato anche tu.

La Bacigalupo sembra l’ombelico del mondo : ci militano il futuro senatore Carlo Vizzini, i figli del primo presidente della Regione Giuseppe Alessi e quelli dell’ex ministro dc Restivo oltre all’ex rettore dell’Università di Catania Fernando Latteri. Incredibile ma vero, c’è anche il nipote dell’allenatore delle giovanili del Palermo, Cestmir Vycpalek, il primo calciatore straniero del Palermo a segnare una tripletta in Serie A e futuro allenatore della Juventus vincitrice di due scudetti. Il ragazzo si chiama Zdenek Zeman. Ma non è finita qui ! Un giorno ti ricorderai che nella Bacigalupo ci  «giocava pure il procuratore nazionale Antimafia, Grasso: fu allievo mio, Grasso mi conosce, sa chi sono». Appunto, Grasso sa chi sei. Ma non è con Grasso che avviene l’incontro sfortunato, la sfortuna è che nella Bacigalupo milita un giocatorino niente male che di cognome fa Cinà. Il padre, esponente della famiglia di Malaspina, viene spesso a vedere le partitelle accompagnato da un tipo che si chiama Vittorio, Vittorio Mangano, proprio quel Mangano che nel 1995 ricorderà i bei tempi con le seguenti parole : "Da quando Dell'Utri era presidente della squadra di calcio della Bacigalupo, io andavo al campo dell'Arenella a vedere a giocare quei ragazzi, un bel calciatore era anche il figlio di Tanino, Tanino Cinà".

Santi Numi,  ma se non è sfortuna questa, come la vogliamo chiamare ? Vai al liceo e nell’intervallo tra una lezione e l’altra forse parlotti con Stefano Bontate, poi esci da scuola e offri la granita al Di Carlo, vai all’Università e trovi un’ossennato ( tipo ossessivo + dannato ) di nome Silvio Berlusconi, fai l’allenatore di calcio e ti ritrovi tra i piedi due mafiosi di una certa levatura come Gaetano Cinà e Vittorio Mangano, non c’è  manco il tempo di respirare. Se uno nella vita ha la ventura di incontrare Albert Einstein, magari ha delle buone possibilità per diventare un bravo professore di fisica al liceo, ma se in rapida successione incontri Stefano Bontate, Francesco Di Carlo, Silvio Berlusconi, Gaetano Cinà e poi anche Vittorio Mangano, è ovvio che hai il malocchio, non c’è altra spiegazione, e non avrai una vita normale : o diventi un presunto innocente,  o un colpevole «a sua insaputa», non c’è scampo.

TAG:  BERLUSCONI  ERGASTOLO  ALCATRAZ  41BIS  MARCELLO DELL'UTRI  MANETTE 

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