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contributo inviato da xpress il 8 novembre 2010
Arun, Jimi, Rachid, Singh, Sajad e Pepe - i sei migranti che hanno deciso di salire a 35 metri d’altezza per protestare contro la sanatoria truffa del 2009 e chiedere il permesso di soggiorno per tutti - fanno con le dita il segno della vittoria e lasciano cadere fiori sulla folla. Sotto, sono oltre 10mila le persone ritrovatesi per portare solidarietà alla lotta contro le politiche discriminatorie e volutamente truffaldine che «rendono migranti - dicono gli organizzatori - tutti i lavoratori, aldilà della loro nazionalità».

Il lunghissimo pomeriggio bresciano ha visto sfilare per ore italiani e migranti, chiamati a raccolta dal presidio permanente antirazzista che dal 28 settembre scorso è in mobilitazione per richiedere una vera sanatoria. L’altra sanatoria, quella truffa del 2009, solo a Brescia ha visto già il diniego di circa duemila domande, a fronte delle oltre 11mila presentate. Un altro migliaio è a forte rischio di bocciatura per l’“incompatibilità” stabilita in base alla cosiddetta circolare firmata dal capo di polizia, Antonio Manganelli.

«Decine di migliaia di persone si sono ritrovate letteralmente truffate dallo Stato - ha detto Umberto Gobbi, dell’associazione “Diritti per Tutti” da sempre al fianco dei migranti - Sono state cambiate le regole in corso d’opera: la circolare Manganelli ha dato adito a tanti datori di lavoro, soprattutto italiani, di farsi pagare dai 2 ai 4mila euro dietro la promessa di un’assunzione, rendendo alla fine nulle le assunzione stesse. Stiamo parlando di migliaia di persone che hanno investito tutto quello che avevano nella speranza di avere una vita normale».

Ovvio quindi che ora la rabbia monti, e non bastano le continue provocazioni della giunta destro-leghista e delle altre istituzioni per fermare la determinazione di chi non ha più nulla da perdere, se non la sua dignità. Per le strade di Brescia, infatti, ci sono sì i partiti della sinistra, i sindacati (Usb, Cobas, la locale Camera del Lavoro, la Fiom con Giorgio Cremaschi), le realtà antirazziste di movimento e le delegazioni da tutto il Nord Italia. A tirare le fila delle lotta, però, sono direttamente gli immigrati della Leonessa d’Italia, «stufi di essere trattati come bestie». Il vaso di Pandora è stato scoperchiato, e ora non c’è più coperchio che sappia contenere la volontà di far valere i propri diritti. A Brescia, ma non solo. A Milano, è notizia di venerdì sera, si è deciso di salire verso il cielo per ottenere diritti sulla terra.

Diverse ovazioni sono partite dal corteo di Brescia verso i sette attivisti del “Comitato Immigrati in Italia” che nel capoluogo lombardo si trovano sulla torretta Carlo Erba, in via Imbonati. Il gruppo, composto da cinque cittadini egiziani, un marocchino e un argentino, è costantemente supportato dal presidio allestito sotto la torre dalle numerose realtà meneghine che stanno dando vita alla lotta: antirazzisti, sindacati di base e solidali si sono attivati per dare vita ad un presidio permanente, anche in questo caso sul modello di quello allestito a Brescia durante la settimana. Dalla torre di Milano è arrivato un messaggio alla gru di Brescia: «La protesta di noi immigrati nasce dalle profonde ingiustizie cui ci condanna lo Stato italiano, che attraverso la legge Bossi Fini non permette a chi lo desidera di regolarizzarsi e condanna molti di noi, che lavorano, alla condizione di clandestini, ora divenuta anche reato.

La sanatoria del 2009 poteva aiutare alcuni, ma è stata studiata e gestita non per permetterci di uscire dalla forzata clandestinità, ma per far trarre il massimo beneficio alle casse dello Stato. Così siamo stati truffati due volte: dallo Stato, e dai datori di lavoro italiani che in un paese come questo traggono dall’alto l’ispirazione per i loro loschi comportamenti, sicuri della propria impunità. Inoltre, alla truffa si sta aggiungendo la presa in giro: molti di noi hanno visto rifiutarsi il permesso di soggiorno perché erano stati precedentemente trovati senza documenti e dunque macchiati del reato di clandestinità.

«Ci siamo stufati di essere trattati come bestie»

L’asse fra Brescia e Milano è il trait d’union della giornata di lotta. Quando il corteo ritorna, verso le 19, in piazza Cesare Battisti, sulla gru compare infatti un nuovo grande striscione accanto all’ormai storico “Sanatoria”. E’ quello delle rsu della Innse Presse di via Rubattino, a Milano: un simbolo chiaro della determinazione e della volontà che muovono i sei sulla gru e le diecimila persone che, da sotto, hanno lo sguardo fisso verso l’alto. La manifestazione si scioglie, il presidio antirazzista sotto il cantiere invece no. I sei decidono per ora di restare al loro posto. Dalle istituzioni, infatti, non arriva alcun segnale se non gli strali del vicesindaco leghista Fabio Rolfi che minaccia di far pagare tutti i danni all’associazione “Diritti per Tutti”. Senza un tavolo di confronto serio che ponga rimedio all’attuale situazione, Brescia non ha alcuna intenzione di smobilitare la lotta. Il vaso di Pandora resta ben aperto, e aspetta che nuove gru spuntino a graffiare il cielo di tante altre città d’Italia.

Francesca Mantovani

redattrice Radio Onda d’Urto

TAG:  LAVORO  MIGRANTI  PERMESSI DI SOGGIORNO 
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