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contributo inviato da Fabio1987 il 4 novembre 2010
http://www.repubblica.it/images/2010/11/04/153646124-597ca1dd-22f8-41f7-8be7-9f34ae282328.jpgIl presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha formalmente invitato i vertici repubblicani e democratici alla Casa Bianca per il prossimo 18 novembre. Al vertice ne seguirà un altro, il 2 dicembre, con tutti i governatori eletti. "Mi sono congratulato con i leader repubblicani. E' chiaro che gli elettori hanno mandato un chiaro messaggio. I due partiti devono unirsi e lavorare insieme. Non si possono passare prossimi due anni a litigare. Dobbiamo essere certi di non sprecare il denaro dei contribuenti".

Dopo la sconfitta nelle elezioni di Midterm 1, che li ha visti perdere la maggioranza alla Camera dei rappresentanti e salvare di un soffio quella al Senato, l'obiettivo dei democratici è trovare un'intesa con i repubblicani per non paralizzare il Congresso e garantire la governabilità per i prossimi due anni. Permettendo a Obama di portare a casa quei risultati, fin qui mancati, che gli diano nuove chance di rielezione.

Strategia fin troppo chiara agli occhi degli avversari, che restano con la guardia ben alzata. Il nuovo "speaker" in pectore alla Camera, John Boehner, avverte Obama: "Deve cambiare linea". Ancora più esplicito il leader dei repubblicani al Senato Usa, Mitch McConnell, per il quale gli obiettivi dei repubblicani potranno essere raggiunti solo quando alla Casa Bianca ci sarà "un alleato". Quindi, quando Obama sarà uscito definitivamente di scena tra due anni, secondo i migliori auspici del Grand Old Party. Perché i primi obiettivi dei repubblicani sono esattamente contrari a quelli del programma del presidente: "Abrogare e sostituire la riforma sanitaria, mettere fine ai salvataggi, tagliare la spesa e ridurre le dimensioni del governo", secondo le parole dello stesso McConnell.

Il New York Times racconta lo sforzo imponente che in due anni ha portato i repubblicani alla rivincita già nel midterm, facendo riferimento a un congresso del partito che nel gennaio del 2009, con una presentazione Powerpoint, pianificava tutte le mosse per spiazzare il presidente Usa. Nel segno dello slogan: "Obiettivo della minoranza è diventare maggioranza". Il quotidiano newyorkese descrive  "una delle più impressionanti campagne degli ultimi cinquant'anni" aiutata da sostanziose iniezioni di liquidità da parte di finanziatori e banchieri capitanati da Karl Rove, ex stratega di George Bush che da solo, come riporta Nbc News, avrebbe "pompato" oltre 38 milioni di dollari in spot denigratori contro i democratici. A guidare la campagna medatica Carl Forti che ha saputo utilizzare a favore del partito tutti i punti deboli dei democratici.

Vista dal fronte democratico, più che nella campagna dei repubblicani, le ragioni della sconfitta vanno individuate  nella crisi. Lo pensano molti analisti, lo dice alla Abc, con amarezza, Nancy Pelosi, speaker uscente della Camera: "Se la gente non ha un lavoro, non è interessato a cosa fai per trovarglielo, vuole vedere i risultati".

Intanto, le elezioni hanno emesso anche l'ultimo verdetto: il nuovo governatore del Connecticut è il democratico Dannel Malloy, ex sindaco di Stanford, che ha avuto la meglio per poco più di 2.000 voti sul candidato repubblicano Thomas Foley. Era l'ultimo duello in bilico.

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Fonte: www.repubblica.it
TAG:  POLITICA ESTERA 

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