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contributo inviato da team_realacci il 27 ottobre 2010
Dopo tante parole, i dati certi. Sono quelli dell’Arpacal sull’inquinamento del fiume Oliva. Da ieri sulla scrivania del procuratore di Paola Bruno Giordano. E raccontano di «un quadro generale importante», come conferma lo stesso magistrato. Con valori che, in alcuni casi, superano di sei volte i limiti stabiliti dalla legge. «I carotaggi effettuati a venti metri di profondità – precisa il procuratore – hanno confermato molteplici picchi di arsenico e di idrocarburi pesanti». Il dato certo è che il fiume Oliva è pieno di rifiuti speciali di origine industriale sciaguratamente interrati nel corso degli anni. Secondo alcuni calcoli, sicuramente in difetto, sarebbero circa 100mila metri cubi di rifiuti. L’equivalente di dieci campi di calcio.
 
«I dati confermano anche la presenza di rifiuti pericolosi», aggiunge Giordano. Ossia scarti dove si registra la presenza anche di metalli pesanti. Sono considerati tali l’arsenico, il cadmio, il cromo (VI), il rame, il piombo e il mercurio. I risultati dell’Arpacal ora dovranno essere messi a confronto con quelli dell’Ispra, che però ha svolto attività di analisi solo per il 10 per cento dei campioni prelevati. La procura di Paola ha anche chiesto all’Università della Calabria di effettuare uno studio complementare sul percolato che fuoriusciva dalla briglia del torrente del fiume Oliva. Anche qui, i risultati hanno confermato la presenza di componenti chimiche altamente nocive. Il confronto tra questi tre studi metterà la parola fine alle tante illazioni che hanno accompagnato l’attività di carotaggio.
 
Ora, in teoria, il processo di caratterizzazione prevederebbe l’avvio della bonifica del sito inquinato. «I sacrosanti tempi della magistratura non devono coincidere con la protezione della salute della popolazione - è il grido d’allarme di Nuccio Barillà consigliere del Comune di Regguo Calabria e componente del direttivo nazionale di Legambiente -. Occorre iniziare subito. Si è persogià troppo tempo a discapito della salute dei calabresi». Le indagini dimostrano che gli scarti che hanno avvelenato la Calabria provenivano dalle industrie del Nord. «Per questo sono convinto – continua Barillà – che si tratti di un’emergenza nazionale. E che il piano di bonifica debba essere studiato e reso operativo da Roma. La Calabrie e, soprattutto, la procura di Paola non possono essere abbandonate. Se poi – conclude Barillà – le indagini dimostrassero un legame tra i rifiuti trovati nell’Oliva e la vicenda dello spiaggiamento della Rosso, si potrebbero riaprire scenari clamorosi».
 
Per l’ex assessore regionale all’ambiente Silvio Greco, ora biologo marino presso l’Ispra, la bonifica «va fatta subito perchè è una fonte di contaminazione perenne». Greco ha anche chiaro chi dovrà accollarsi dell’onere: «La Regione ha tutti i mezzi per bonificare. Occorre la volontà politica. E visto le ultime decisioni della Giunta Scopelliti in ambito ambientale, esprimo tutto il mio scetticismo». La minaccia dietro l’angolo, per Greco, è che tutto si risolva nel ricorso all’emergenza «dietro al quale si possono fare cose buone. Ma anche meno buone».

Fonte: Terra News
Autore: Vincenzo Mulè
27 ottobre 2010

TAG:  TORRENTE  OLIVA  ARPA  CALABRIA  ARPACAL  RIFIUTI  PERICOLOSI  TOSSICI  ARSENICO  CADMIO  CROMO  RAME  PIOMBO  MERCURIO 

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