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contributo inviato da team_realacci il 23 ottobre 2010
È passato un anno, ma la caccia ai veleni non è ancora terminata. Anzi, verrebbe quasi da dire che il peggio deve ancora venire. Saranno infatti pronti martedì e consegnati al procuratore capo di Paola Bruno Giordano, i risultati delle analisi dei prelievi effettuati sul letto del fiume Oliva, nei comuni di Serra D’Aiello ed Aiello Calabro, in provincia di Cosenza. «Sono risultati preoccupanti – anticipa il procuratore – sotto al fiume Oliva c’è di tutto: arsenico, metalli pesanti e sostanze chimiche altamente nocive». Solo dopo la lettura dei risultati delle analisi potrà scattare la seconda fase delle indagini, quella che punterà a risalire alla provenienza dei rifiuti tossici. Da tempo, ormai il procuratore di Paola, Bruno Giordano, riprendendo le fila di un vecchio fascicolo del 2005 legato alla Rosso, spiaggiata ad Amantea nel dicembre del 1990, ma anche alla Rigel, affondata nel 1987 a largo di Capo Spartivento nel reggino, indaga su presenze radioattive nell’entroterra cosentino.
 
Lo scorso anno, la Procura di Paola aveva consegnato all’allora assessore all’ambiente Silvio Greco uno studio epidemiologico riferito all’area del fiume Oliva, nel quale si evidenziavano allarmanti problemi sanitari dovute alla presenza di sostanze tossiche nocive. L’area faceva registrare una radioattività più alta del normale, da tre a sei volte, con un incremento di leucemie e tumori. Le aree coinvolte dall’attività di caratterizzazione, ossia l’analisi del terreno e la successiva bonifica, sono state sei. Alle quattro individuate in partenza (la briglia del fiume dove è presente un sarcofago di cemento armato pieno di mercurio ed altri metalli pesanti, località Foresta, località Carbonara, e la cava dismessa) se ne sono aggiunte altre due, le contrade Carbonara e Giani. In quest’ultima è stato rilevato «un ammasso notevolissimo di rifiuti tossici, interrati e poi coperti con terreno naturale». Un inquinamento tale che ha fatto impazzire i valori del magnetometro. C’è molta attesa per l’ufficializzazione di questi risultati.
 
Quella degli sversamenti di rifiuti in mare e in terra, in Calabria, è un tema ancora molto sentito dalla popolazione. A dispetto delle rassicuranti parole del ministero dell’Ambiente. Solo una settimana fa, la Direzione marittima di Reggio Calabria ha ultimato la mappatura dei fondali marini tra la Calabria e la Casilicata.  I risultati dicono che sono oltre 200 i relitti di imbarcazioni individuati al largo delle coste di Calabria e Basilicata e di queste solo di 160 se ne conoscono le cause dell’affondamento. Se ne deduce che quaranta relitti di origine sconosciuta sono inabissati al largo delle coste calabresi e lucane.
 
Un risultato che ha riaperto le polemiche a un anno di distanza dal ritrovamento a largo di Cetraro di un mercantile che, secondo il pentito Francesco Fonti, sarebbe stato affondato dalla ‘ndrangheta. Fonti raccontò pure che quella al largo delle coste cosentine era la la Cunsky, inabissatasi con il suo carico di scorie radioattive. Il pentito riferì anche che complessivamente sarebbero state una trentina le navi fatte affondare lungo le coste calabresi. Dopo gli accertamenti disposti dal ministero dell’Ambiente pero’, il ministro Stefania Prestigiacomo, ed il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, nell’ottobre dello scorso anno, annunciarono che il relitto era della nave passeggeri ‘’Catania’’e che sul fondale non c’erano tracce di contaminazioni radioattive.
 
Dichiarazioni, però, che convinsero in pochi. Tanto che, a un anno di distanza, ancora si chiede di fare chiarezza sulla vicenda. E domenica prossima, il “comitato Natale De Grazia” ha organizzato un dibattito sul tema “Calabria e veleni, un anno dopo. Appunti per costruire un futuro diverso”. Scopo dell’incontro, come sottolineano i promotori, è quello di «comprendere lo stato di salute dei territori calabresi interessati da gravi episodi di inquinamento legati all’illecita gestione di rifiuti tossico-nocivi».
 
Come ricorda Gianfranco Posa, presidente del Comitato «la scelta della data servirà a ricordare la grande manifestazione del 24 ottobre 2009 contro l’inquinamento dei territori calabresi che ha portato ad Amantea circa 30 mila persone con la partecipazione massiccia di associazioni, istituzioni, sigle sindacali e semplici cittadini».

Fonte: Terra News
Autore: Vincenzo Mulè
23 ottobre 2010
TAG:  RIFIUTI  TOSSICI  ECOMAFIE  AMANTEA  VELENI  ABUSIVA  DISCORICA  RADIATTIVI  TORRENTE OLIVA 

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