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contributo inviato da Stefano51 il 14 ottobre 2010


L’Italia sta per essere spazzata via. Dall’industria che conta e dalla ricerca, perché non si può esportare il made in Italy nel mondo se prima non si valorizza il lavoro italiano. E ogni giorno restano senza lavoro sempre più operai, gente che sa il suo mestiere, che ha costruito l’industria manifatturiera in Italia pezzo dopo pezzo, dai pistoni agli elettrodomestici, dalle auto ai pannelli solari, dai vestiti ai cuscinetti a sfere. Il lavoro è prima di tutto quel che sai, competenza e professionalità, non solo quel che produci, ma questo i nuovi padroni italiani non vogliono, probabilmente non riescono a comprenderlo perché sono esperti soltanto ad aprire il loro portafogli e a contare i soldi guadagnati. E sanno di restare impuniti, sanno di essere protetti, ha dato proprio un bell’esempio, il cavaliere. Con gli operai non si parla, con i sindacati non si contratta, così va il liberismo all’italiana, ottuso e ostinato nel prendere senza mai dare.

Se ne va il cinema, a Cinecittà costruiranno alberghi e parchi del fitness per accogliere ricconi da tutto il mondo, con la suggestione di un cinema che fu che assomiglia sempre di più a un parco archeologico. Oggi inizia il grande fratello, ma gli operai di Cinecittà resteranno senza lavoro perché le commesse tv sono già belle e confezionate altrove, il denaro già spartito, scenografie e arredi già prodotti dagli sponsor, per questo reality show che ormai è diventata tutta l’Italia. Pensate che ancora tre anni fa i film realizzati a Cinecittà superavano per numero quelli realizzati a Hollywood. Col denaro ormai si compra tutto, che sia made in Italy o no, per questo stiamo andando giù e ci stiamo impoverendo, perché vogliono metterci in competizione non per il talento ma per i muscoli, la fame e la disperazione che esprimiamo. Vogliono schiavi, non dipendenti. Ma alla fine dei giochi il conto non torna, l’Italia perde competitività non perché lavora meno ma perché non esiste un piano industriale, non esistono regole e sanzioni per i negrieri della nostra industria, non esiste nulla. Un esempio emblematico è dato dal calcio: milionario per i clubs, miserevole per la nazionale. La squadra italiana più forte aveva un solo italiano ( e di colore) e l’ha venduto, la nazionale under21 ha preso schiaffi da tutti, più o meno come la nazionale maggiore in sud Africa. Se non si investe nelle proprie risorse si perde in partenza, il denaro può generare soltanto altro denaro, è con la testa, con i progetti che si cresce.

Io penso che ci farebbe bene un po’ di autarchia. Spazzare via la monnezza e la polvere accumulata e poi chiudere per un po’ porte e finestre, come fanno i negozi quando devono allestire una nuova vetrina. Lavorare sodo e mettere fuori il cartello “lavori in corso” fin quando non sarà fatta pulizia. Autarchia per ricrescere, per far ripartire il mercato interno, poi si vedrà. La bufala di strizzare gli operai per vendere meglio all’estero la raccontino ad altri, se ci riescono, perché da noi non funziona più. Occorre fare ordine nelle regole, tornare a chiamare le cose con il loro nome. Perché i sacrifici qui da noi li fa soltanto la povera gente, ed è stufa, non solo stanca. Perché chi sbaglia deve pagare, deve essere messo da parte, punto. Basta con i ladroni, i catastorie, i truffatori e i mazzettari. Basta.

Rimbocchiamoci le maniche e torniamo a scegliere il nostro futuro. Anche fra le macerie, con un po’ di inventiva, con pazienza e sacrificio, si trova materiale utile per la ricostruzione. L’Italia è stata bombardata, mettiamola così, dovremo rimetterla su nel più breve tempo possibile. L’ingegno ce lo abbiamo, l’entusiasmo ci verrà se ci lasciano in pace, se restituiscono dignità ai lavoratori, se la smettono di considerare il lavoro una merce. Facciamo da noi, puntelliamo la Costituzione, scegliamo fra di noi chi va in parlamento, tiriamo giù la statua di capi e capetti illuminati dalla tv e voltiamo pagina con una rivoluzione allegra e pacifica, ma determinata. Non facciamoci più prendere in giro, siamo nel terzo millennio e l’Italia vuole tornare a mettere la sua firma nella storia del mondo dopo il medioevo del cavaliere e dei suoi compagni di merende.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

TAG:  CRISI  REGIME  REGOLE  COSTITUZIONE  ETICA PUBBLICA  DIGNITÀ DEL LAVORO  RIVOLUZIONE PACIFICA 

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