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contributo inviato da team_realacci il 13 ottobre 2010
Sono circa 6 milioni gli italiani che vivono in zone a elevato rischio idrogelogico. Il dato emerge da "Terra e sviluppo, decalogo della terra 2010 - Rapporto sullo stato del territorio italiano", realizzato dal centro studi del Consiglio nazionale dei Geologi (Cng), in collaborazione con il Cresme, presentato in Campidoglio a Roma. Le cifre elencate dalla ricerca sono inquietanti: 29.500 chilometri quadrati di territorio a "elevato rischio idrogeologico", 1.260.000 edifici "a rischio frane e alluvioni" di cui "oltre 6 mila scuole, gli ospedali sono 531".

E' "un'Italia dal territorio fragile - spiega il presidente del consiglio dei geologi, Pietro Antonio De Paola -. Le aree a elevata criticità idrogeologica rappresentano il 10% della superficie italiana e riguardano l'89% dei comuni". C'è poi l'elevato rischio sismico, che riguarda "circa il 50% dell'intero territorio nazionale e il 38% dei comuni". "E' chiaro - sottolinea De Paola - che con queste cifre la tutela della popolazione, il risanamento idrogeologico e la messa in sicurezza del patrimonio da eventi disastrosi diventano prioritari per il paese. Per questo è necessario che cresca la consapevolezza degli amministratori locali e della politica".

La classifica delle regioni a rischio idrogeologico. Il rapporto stila una sorta di "classifica" delle regioni a più alto rischio idrogeologico. Al primo posto l'Emilia Romagna, con 4.316 chilometri quadrati di superficie esposta. A seguire il Piemonte (3.097 chilometri quadrati), la Campania (2.598), la Toscana (2.542), la Lombardia (2.114) e il Trentino-Alto Adige (1.653). Il Lazio ha 1.309 chilometri quadrati a rischio, mentre la Liguria è la regione meno a rischio con "soli" 470 chilometri. In queste aree sono esattamente 1,26 milioni gli edifici a rischio, di cui circa 6000 scuole e 531 ospedali. Ben il 19% della popolazione residente nella aree critiche vive in Campania.

La mappa del rischio sismico. Cambiano le posizioni, ma è ugualmente allarmante la classifica di chi è a elevato rischio terremoti. I comuni italiani interessati sono 725, contro i 2.344 inseriti nella lista di quelli a rischio medio. Nel primo gruppo risiedono 3 milioni di abitanti e sono presenti 6,3 milioni di edifici per 12,5 milioni di abitazioni. La regione italiana con la maggior superficie esposta al rischio elevato è la Sicilia con 22.874 chilometri quadrati e quasi 1,5 milioni di edifici, tra cui 4.856 scuole e 390 edifici ospedalieri. Seguono la Calabria (15.081 chilometri, 719.481 edifici, 3.130 scuole e 189 ospedali), la Toscana (14.408 chilometri, 563.501 edifici, 2.864 scuole e 248 ospedali), la Campania (12.319 chilometri, ben 865.778 edifici di cui 4.608 scuole e 259 ospedali) e il Lazio (10.344 chilometri, 517.508 edifici, di cui 2571 scuole e 249 ospedali).
L'Emilia Romagna ha 7.203 chilometri esposti e 329.591 edifici coinvolti, di cui 1650 scuole e 196 edifici ospedalieri. Abruzzo e Umbria, dove si sono verificati i due più recenti e drammatici terremoti, hanno, rispettivamente, 9.032 e 6.814 chilometri quadrati ad alto rischio, una superficie in termini assoluti più bassa di tante altre regioni, ma proporzionalmente molto più alta. Completamente esenti da rischio elevato solo la Valle d'Aosta, la Sardegna e il Trentino-Alto Adige.

I costi del dissesto. L'ultima parte del rapporto è dedicata ai costi per il dissesto idrogeologico e dei terremoti in Italia dal dopoguerra ad oggi. Secondo Cng e Cresme, superiori ai 213 miliardi di euro il costo, poco più di 27 i miliardi investiti dal 1996 al 2008.

Fonte: la Repubblica
13 ottobre 2010

TAG:  DISSESTO  IDROGEOLOGICO  CRESME  CNG  GEOLOGI  RISCHIO  SISMICO  RAPPORTO  STATO  TERRITORIO ITALIANO 

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