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contributo inviato da Massimiliano_Rm il 11 ottobre 2010

 è un work in progress ed ogni arricchimento è ben visto.

 

Il principio di base

È fatto notorio che le società private impieghino il proprio personale con un trattamento retributivo non adeguato, questo attraverso (i) figure contrattuale non adeguate (si pensi ai contratti a progetto, alle finte “consulenze”, alla c.d. somministrazione dei lavoratori, o anche ai contratti di impiego a tempo determinato senza che sussistano i presupposti di legge) (ii) precariato protratto e contra legem (si pensi ad esempio al caso in cui il lavoratore viene “contrattualizzato” da diverse società tra loro controllate pur mantenendo le stesse mansioni e lo stesso impiego, oppure il lavoratore che allo scadere del proprio contratto viene temporaneamente “scollocato” in modo da interrompere fittiziamente la continuità del rapporto lavorativo, oppure più semplicemente il lavoratore il cui contratto di impiego viene rinnovato di volta in volta per un periodo di tempo determinato, facendo leva sull’esigenza del lavoratore stesso e sulla consapevolezza che il medesimo non si rivolgerà all’autorità giudiziaria per ottenere il riconoscimento dei propri diritti) (iii) lavoro nero o irregolare,  stimato in circa 4milioni di unità in Italia.

Come principio fondamentale l’idea di base che porta alla proposta qui presente muove dalla necessità che le società affidatarie di un appalto pubblico (di qualunque natura sia per la realizzazione di opere pubbliche per la realizzazioni si servizi, e quindi ricomprendendo anche le cd. Municipalizzate) rispettino al 100% i diritti dei lavoratori da loro impiegati.

 

Il modus operandi

La tutela dei diritti dei lavorati è rimessa principalmente (i) al lavoratore in prima persona (attraverso una c.d. vertenza sindacale o attraverso il ricorso al giudice del lavoro) (ii) dal Servizio Ispezioni del Lavoro delle Direzioni provinciali.

Ora mentre sappiamo che il lavoratore non tutela i suoi diritti fintantoché viene mantenuto il rapporto con il datore di lavoro sappiamo altresì che le ispezioni possono essere, visto la limitazione dei mezzi, solo saltuarie e campionarie.

L’idea dunque è quella di inserire nei contratti di appalto appositi capitolati che obblighino i soggetti appaltatari a fornire la documentazione sul personale impiegato (ed anche, ma questo è più difficile ed invasivo e bisogna verificarne la fattibilità, l’obbligo potrebbe anche consistere in una facoltà di accesso libero da parte dell’ente pubblico presso la sede / le sedi operative di tali soggetti) al fine di verificare la corretta applicazione della normativa del lavoro.

Qui subentra un problema legato alla verifica di legittimità di tali eventuali capitolati. Gli appalti pubblici, se non erro, sono regolati dal Testo Unico degli appalti (anche “Codice dei Contratti”) - decreto legislativo 163/2006 modificato dal d. legislativo 152/08 - . Dalla lettura del Testo Unico parrebbe che  lo Stato si riservi una competenza esclusiva in merito al contenuto normativo dei contratti di appalto, quindi mi chiedo se sia possibile derogare tale principio o sia permesso ed in quale misura che gli enti locali inseriscano capitolati di loro sponte.

 

Come potrebbe funzionare?

In teoria la società appaltatrice, con l’obbligo di comunicazione della documentazione dei singoli lavoratori impiegati (codice fiscale, livello di inquadramento e retribuzione) invierebbe al singolo ente di volta in volta tutti i suddetti relativi dati del personale impiegato. Tali dati dovrebbero poi essere convogliati presso un ente centrale (comunale, provinciale o regionale, magari lo stesso Servizio Ispezioni) che attraverso un controllo unico sul lavoratore potrebbe verificare che lo stesso sia collocato con il giusto inquadramento.

Faccio un esempio: Tizio lavora per la società “Servizi sanitari spa” che ha 2 appalti, il primo all’ospedale S. Filippo Neri ed il secondo al S. Andrea. La società “Servizi sanitari spa”, per evitare di assumere a tempo indeterminato Tizio (e di aumentargli lo stipendio) lo farà lavorare per “x” mesi al S. F. Neri e per “y” mesi al S. Andrea, magari tramite una società controllata, facendolo sempre comparire come lavoratore temporaneo, non maturando quindi per Tizio alcun diritto ad essere assunto con contratto a tempo indeterminato, o alcuno scatto di anzianità, oltre a non venir retribuito poi durante i periodi feriali.

Con un controllo univoco sul lavoratore, grazie ai dati stessi forniti dalle società, si potrebbe immediatamente individuare questa irregolarità costringendo la società (con una vera e propria diffida) ad assumere il lavoratore a tempo indeterminato e con la retribuzione adeguata, pena la rescissione dal contratto e/o il pagamento di una penale.

Se poi le società in questione si obbligassero anche a sottoporsi ai controlli ispettivi dei singoli enti, si avrebbe sostanzialmente una capillare localizzazione di quei controlli svolti solo dal Servizio Ispezioni, con il risultato di una emersione totale degli eventuali lavoratori in nero. È da tenere conto anche che spesso i lavoratori delle c.d. municipalizzate, o delle società che forniscono servizi alla PA, lavorano presso le sedi degli enti pubblici stessi, in tal caso le ispezioni potrebbero avvenire anche senza l’accesso a locali di terzi.

Ovviamente in questo caso ciascun ente si dovrebbe dotare di un ufficio apposito, con personale qualificato atto a svolgere i suddetti controlli (ma questo in sostanza sarebbe l’unico onere finanziario della proposta).

 

Considerazioni

Se questa proposta fosse realizzabile gli effetti principali diretti sarebbero (i) un aumento della occupazione (ii) una regolarizzazione del lavoro irregolare.

 

Bozza di clausola

Ho provato ad abbozzare delle clausole di capitolato necessarie ai fini qui dedotti.

 

Art. XY

In forza del presente atto la Società Appaltatrice si obbliga a :

 

1) fornire un elenco delle società che compongono il gruppo della Società Appaltatrice, incluse quelle società che risultino controllare e/o collegate e/o controllanti ai sensi dell’art. 2359 c.c.

 

2) fornire un elenco dei nominativi dei lavoratori a qualsiasi titolo impiegati o che si prevede che saranno impiegati dalla Società Appaltatrice in esecuzione del presente appalto, con l’indicazione dei relativi codici fiscali, tipologia contrattuale applicata ed inquadramento, con obbligo di aggiornamento in caso di variazione di anche uno dei suddetti elementi;

 

3) se richiesto, fornire copia dei pagamenti delle retribuzioni dei lavoratori di cui al punto 2) che precede, oltre a copia dei pagamenti dei relativi contributi e/o oneri sociali in genere, anche riguardanti le leggi vigenti in materia di IVA, di previdenza sociale e di antinfortunistica.

 

4) Ottenere, ai sensi dell’art. 23 del d. lgs. 196/2003 dai lavoratori impiegati nel presente appalto, il loro consenso per la comunicazione all’Ente dei dati personali e sensibili forniti dalla Società Appaltatrice.

 

5) Garantire l’accesso al personale dell’Ente presso le sedi legali ed operative tutte della Società Appaltatrice, incluse le eventuali controllate e/o collegate e/o controllanti, al fine di verificare (i) il numero effettivo dei lavoratori impiegati nonché (ii) le reali mansioni svolte dai lavoratori medesimi.

 

In caso accertata violazione da parte della Società Appaltatrice delle vigenti normative sul lavoro, contributive, assistenziali e previdenziali, la medesima avrà 30 gg. di tempo a decorrere dalla comunicazione dell’Ente per conformasi alla normativa vigente, in difetto della quale l’Ente potrà (i) risolvere il presente appalto ai sensi dell'art.1456 c.c., per fatto e colpa della Società Appaltatrice e (ii) applicare una penale pari al 100% del corrispettivo determinato sub. art. XY del presente atto, impregiudicato il risarcimento del maggior danno.

 

 

 

TAG:  PA  SFRUTTAMENTO  PRECARIATO  LAVORO  LAVORO IN NERO  FORME TIPICHE  CONTROLLO  APPALTI  CAPITOLATI 

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commento di scompala inviato il 13 ottobre 2010
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