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contributo inviato da massimoharekrishna il 8 ottobre 2010

 Massimo Noli

 

Ciò che colpisce di tutta questa vicenda è innanzitutto quello che è stato Il metodo seguito:

la ditta propone (o meglio impone) tutta una serie di ulteriori sacrifici (aumento delle ore di straordinario, riduzione del tempo delle pause, spostamento dell'ora di refezione a fine turno, limitazione del diritto di sciopero ecc..) ai lavoratori con un testo non suscettibile di essere discusso: prendere o lasciare, senza dimostrarsi disponibile a discutere nel merito della questione con il sindacato, viene ovviamente da chiedersi come si possa parlare di accordo di Pomigliano.

Concordo perfettamente con Carniti, che parla di una procedura senza precedenti nel dopoguerra, sottolineando che nessun sindacalista avrebbe dovuto firmare quel testo.

Come fa un sindacato che si dichiari tale, ad accettare questo metodo? Se si accetta che un'imprenditore importante come FIAT assuma un atteggiamento di questo tipo, imponendo un protocollo ai sindacati, senza sottoporlo ad una benchè minima analisi o valutazione preventiva – a questo punto siamo alla fine delle relazioni industriali e alla fine del sindacato, mi pare evidente che si tratti di un caso allarmante di resa totale del sindacato che rischia veramente di dar vita ad uno scenario a tinte fosche per i lavoratori in prospettiva futura.

Ma veniamo nel merito, al contenuto specifico dell'accordo: Al punto 8 del documento si statuisce:

“Per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell'azienda dei periodi di malattia correlati al periodo dell'evento.”

Cosa significa? Che la ditta può decidere di non pagare la malattia ad un lavoratore realmente malato, se la sua malattia coincide con un periodo in cui si supera la media di percentuale di assenteismo?

Come si fa a privare il lavoratore dell'indennità di malattia per il semplice fatto che è stata superata la media delle assenze complessive (quindi riferibili, non allo stesso lavoratore, ma all'insieme dei lavoratori) in azienda in un determinato periodo?

Mi sembra una misura palesemente ingiusta e la stessa Corte di Cassazione, con sentenza del 31 maggio 2010 n. 13256 ha stabilito che quando non è possibile stabilire una relazione tra i lavoratori scioperanti e quelli assenti per malattia, non è ammissibile privare per volontà del solo datore di lavoro la relativa retribuzione degli assenti per motivi di salute.

Infine vorrei soffermarmi brevemente sul ruolo del governo in questa vicenda: Il ministro Sacconi è intervenuto dicendo addirittura che quello che lui definisce “l'accordo” di Pomigliano segna una svolta storica nelle relazioni industrialie addiruttura è da considerarsi un caso scuola.

Tutto ciò mi pare emblematico sull'idea di sociètà che ha in mente il ministro del lavoro: una società dove i datori di lavoro decidono, senza consultare nel merito le organizzazioni dei lavoratori, imponendo brutalmente con ricatti le loro idee da una posizione di forza.

E' vero, L'accordo è stato sottoposto a referendum e l'esito del referendum è stato positivo, ma i lavoratori si sono trovati a decidere con la pistola puntata alla tempia, di fronte al diktat di Marchionne, senza essere difesi dalla granparte del sindacato, solo la cgil ha fatto la sua parte.



TAG:  ASSENTEISMO  MALATTIA  CASSAZIONE  MARCHIONNE  POMIGLIANO  SACCONI  LAVORATORE  CARNITI 

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