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contributo inviato da team_realacci il 8 ottobre 2010
Questa non è solo una storia di spazzatura, ma anche di soldi, troppi e spesi male, di coperture bancarie e società per azioni. L’inceneritore di Acerra, il “gioiello tecnologico”, come ebbe a definirlo Berlusconi il 26 marzo del 2009 nel giorno dell’accensione del primo forno, funziona poco e male. Un impianto contestato fin dalla indizione della gara nel 1998 e successivamente all’aggiudicazione alla FIBE-Impregilo perché in realtà si privilegiava l’offerta economica piuttosto che la tecnologia utilizzata; tanto è vero che in sede di commissione di gara ebbe un punteggio insufficiente (4,2 su 10). E infatti la carenza tecnologica sta facendo emergere tutte le difficoltà. Un impianto aperto poco più di un anno fa e che ha subìto continui fermi per gravi deficienze strutturali.
 
Dopo le smentite, la stessa società che gestisce oggi l’impianto (Partenope Ambiente, partecipata al 100% da A2A) ha dovuto ammettere, in merito al fermo delle linee,  che «...si tratta di interventi impegnativi, sia dal punto di vista tecnico che da quello della tempistica necessaria». L’impressione è che Acerra sia un catorcio: i vertici di A2a non vogliono ammetterlo o forse non possono ammetterlo. Un’altra conferma, l’ennesima, è venuta l’altro giorno dall’audizione in Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del Procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso. Una conferma delle mie denunce fatte in questi anni. Oggi la situazione esposta in Parlamento dimostra che siamo lontani dalla risoluzione del problema ma che anzi ci sono gravi elementi che mettono in seria discussione la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente. Un’altra conferma dopo la storia del collaudo fantasma, quello del 16 luglio 2010 che avrebbe accertato il pieno e corretto funzionamento dell’inceneritore.
 
La notizia di questo collaudo, del quale non si è mai parlato in questi mesi, si ricava dal sito di Impregilo, la società milanese che ha costruito il forno dei miracoli. Un collaudo definitivo, dunque, che dovrebbe sbloccare i soldi da incassare: 355 milioni di euro. Ma di questo certificato di collaudo non c’è traccia nelle Istituzioni competenti. Sembra sia secretato dalla Protezione civile. Oggi presenterò un secondo dossier in Procura in cui si evidenziano inadempienze contrattuali, mancato rispetto delle prescrizioni su emissioni e ceneri. Il primo giugno di un anno fa presentai un esposto in Procura per chiedere il sequestro dell’impianto perché in palese violazione della normativa nazionale ed europea. E le infrazioni erano tali da non poter essere superate neanche dallo “stato di emergenza”.
 
Oggi la denuncia che l’impianto non è conforme a quanto previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). L’autorizzazione prevede infatti una serie di misure  di sicurezza che risultano assenti: un secondo sistema di monitoraggio delle emissioni, uno per il controllo continuo del mercurio e uno  per il prelievo in continuo dei microinquinanti organici.  Oltre a una serie di interventi previsti e non realizzati. Un dossier per smentire le bugie colossali di Berlusconi e Bertolaso.

Fonte: Terra News
Autore: Tommaso Sodano
8 ottobre 2010

TAG:  CAMPANIA  EMERGENZA  RIFIUTI  ACERRA  TERMOVALORIZZATORE 

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