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contributo inviato da verduccifrancesco il 7 ottobre 2010

Alla fine, Sarah è stata trovata. Purtroppo, però, morta strangolata. Ha ucciderla è stata lo zio Michele e l'avrebbe fatto perché, sembra,  rifiutava le sue avance.

Una storia che non ha nulla da invidiare a quelle degli immigrati  che vorrebbero le loro figlie mantenessero le tradizioni dei luoghi di origine; chiaro che la vicenda di Avetrana si pone su un piano diverso rispetto alle altre. Ciò non toglie la violenza con cui viene, ancora troppo spesso, affrontato il rapporto uomo donna.

In Italia, questi sono casi estremi, ovvio, ma ciò che conta non è tanto la frequenza, quanto l'evento in se. Se nel mondo esistono ancora culture che, dichiaratamente, sostengono l'inferiorità della donna e, di conseguenza, per loro la violenza su di essa assume un aspetto legislativo accettato da tutti i componenti della collettività - in modo passivo dalla donna -, in occidente, questo tipo di cultura è stato, attraverso una seria legislazione, abolito rendendo legale la parità dei sessi. Parità che, purtroppo, esiste solo a parole in tutti i campi e in modo particolare tra le mura domestiche.

 

Il parallelo con le culture maschiliste potrebbe sembrare eccessivo ma, come ho detto, a contare è l'evento in se, il fatto che, al di la delle belle parole, i maschi si ritengono, sotto molti aspetti, superiori. Lo si può costatare, oltre che in famiglia anche sul lavoro, la dove la donna non riesce a superare lo scoglio di "portaborse" e in politica, dove i maschi sono, a tutt'oggi la stragrande maggioranza (non basta fare ministro qualche donna, più che parità, sembra il "gioco del bastone e della carota = se fai la brava ti do il dolcetto).

Nelle culture maschiliste, la donna è palesemente tenuta in soggezione dal maschio, nella cultura occidentale, invece, la superiorità si maschera con una parvenza di libertà che, alla fine, non produce nulla (essere liberi significa, oltre a poter parlare, anche mettere in atto le proprie idee). Questo significa che il fatto di Avetrana non è da considerarsi fine a se stesso ma va visto nella complessità del problema. Non è neanche la punta visibile di un movimento repressivo della donna ma, più semplicemente (tra molte virgolette), l'espressione estrema di quello che in realtà siamo, un genere che non riesce ad accettare la condivisione dei ruoli all'interno della società.

 

Un'ultima considerazione riguarda il tipo di violenza usata. Se qualcuno pensa di essere assolto solo perché non usa quella fisica temo che si sbagli di grosso, fa più male quella psicologica! d'altronde, la legge sullo stalking (persecuzione) dimostra quanto ancora siamo lontani dall'essere un genere libero e quanto siamo vicini a quelle comunità che, spesso e volentieri, condanniamo per le loro azioni contro le donne.

TAG:  MASCHILISMO  DONNE  VIOLENZA  AVETRANA 

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