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contributo inviato da pdboffalora il 28 settembre 2010

Quel disgustoso applauso all'impunità

L'applauso che ha accompagnato il voto sul caso Cosentino è stato disgustoso. I 308 deputati che hanno negato l'uso delle intercettazioni nel processo che coinvolge l'ex sottosegretario all'economia non solo hanno spuntato le armi dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata, ma hanno anche avuto il coraggio di esultare per l'impunità. Forse si sentivano protetti da quel voto segreto che ha consentito alla maggioranza di ricompattarsi dopo una lunga estate di ricatti e compravendite di parlamentari. Forse pensavano di dimostrare così la loro piena fedeltà al presidente del Consiglio e alla sua cerchia di amici privilegiati. Sta di fatto che quegli applausi restano un graffio per la legalità. In un Paese normale se un uomo pubblico viene coinvolto in una inchiesta penale con l'accusa di connivenza con la criminalità organizzata, si dimette da tutti gli incarichi e va a difendersi nelle sedi giudiziarie. In Italia, invece, Cosentino rimane deputato per mettersi al riparo dall'arresto, rimane coordinatore del Pdl in Campania per continuare a gestire un potere, e la Camera nega l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni nel procedimento penale, provando ad ostacolare l'azione dei magistrati e, quindi, l'accertamento della verità. Ancora una brutta e triste pagina per il nostro Parlamento. 


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