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contributo inviato da xpress il 27 settembre 2010
La campagna di comunicazione sul nucleare messa in piedi dal Governo Berlusconi e dall’Enel è segnata più dalle ragioni della propaganda che da quelle della realtà. L’energia nucleare viene presentata dai suoi promotori come una fonte di energia che ha oramai risolto i problemi di sicurezza, pulita, illimitata e di basso prezzo. Ma purtroppo non è così. Anche volendo trascurare i problemi legati alla sicurezza e alla questione aperta dello smaltimento delle scorie, il nucleare ha segnato il passo in questi anni nei paesi occidentali proprio per i suoi costi elevati.

La struttura dei costi del KWh nucleare è infatti particolare rispetto a quello di altre fonti. Incide molto la costruzioni degli impianti, relativamente poco la gestione e il costo del combustibile, tantissimo lo smantellamento e la chiusura del ciclo, con la messa in sicurezza delle scorie. In un’economia di mercato, se si tiene conto di tutti questi costi i nuovi impianti nucleari non sono competitivi. E’ il motivo per cui attualmente in tutto l’Occidente sono in costruzione due soli impianti nucleari uno in Francia a Flamanville e uno in Finlandia a Oikiluoto, entrambi con tecnologia francese di Areva, la stessa privilegiata dall’Enel e dal Governo italiano. L’impianto di Oikiluoto doveva essere consegnato entro il 2009, si parla ora del 2012 e i costi di costruzione sono già aumentati del 70%.

La realtà è che senza un forte sostegno pubblico l’attuale nucleare non è competitivo e i costi ricadrebbero sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400 milioni sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare. Anche un dato dell’Ufficio Federale di Statistica per l’Energia degli Stati Uniti, per gli impianti che entreranno in funzione nel 2020, valuta il nucleare come il più costoso con 101,82 centesimi di dollaro per kWh, a fronte dei 99,45 dell’eolico, dei 98,23 del carbone e degli 81,72 del gas. Non a caso viene chiesta dall’Enel la certezza dell’acquisto di tutta l’energia nucleare prodotta ad un prezzo minimo garantito. Una pesante alterazione del mercato elettrico che non sarebbe necessaria se il nucleare costasse meno.
E lo stesso Ad dell’Eni Scaroni, in un’intervista al Sole 24 ore, ha sottolineato che è impossibile nell’Occidente la costruzione di impianti nucleari senza prezzi minimi garantiti e senza mettere lo smantellamento delle centrali e la gestione delle scorie a carico dello Stato. Dunque dei cittadini e delle imprese.

E’ giusto invece che continui la ricerca sui reattori di IV generazione, che dovrebbero affrontare alla radice il problema della sicurezza, della produzione di scorie, del legame col ciclo militare, abbattendo i costi. Un campo interessante in cui molti paesi stanno investendo e nel quale l’Italia può giocare un ruolo, con l’Enea che è impegnata in importanti progetti internazionali ed eccellenti centri di ricerca in alcune università italiane, come ad esempio Pisa. C’è bisogno di trasparenza e di scelte che affrontino da subito le sfide aperte, rendano più competitiva l’economia e aumentino l’occupazione. E’ questo il senso della green economy che parte dalle questioni ambientali, a cominciare da quella dei mutamenti climatici e attraversa tutti i settori. Basti pensare allo sviluppo che finalmente stanno avendo anche nel nostro paese le fonti rinnovabili: abbiamo oggi installato circa 1500 MW di pannelli solari fotovoltaici e oltre 5000 MW di eolico.

Ora è necessario avviare progressivamente il pieno ingresso nel mercato, rafforzare la componente italiana della filiera, garantire un maggiore protagonismo anche a livello internazionale del nostro paese e delle sue imprese in progetti ambiziosi come quello di Desertec, che prevede investimenti per 300 miliardi nella sponda sud del Mediterraneo nel campo delle fonti rinnovabili e in particolare nel solare termico a concentrazione. Per non parlare del vasto campo del risparmio energetico. Sicuramente il più promettente da subito in tanti settori, dai motori elettrici, ai trasporti, all’edilizia. Pensiamo, per esempio, al successo in corso del credito d’imposta del 55% per privati che intervengono sulla proprie abitazioni con misure di efficienza energetica e di ricorso alle fonti rinnovabili, riducendo di molto la propria bolletta energetica. Una misura, introdotta dal Governo Prodi, che ha prodotto investimenti per 12 miliardi, è stata utilizzata da circa 600.000 famiglie, ha messo al lavoro e qualificato migliaia di imprese nell’edilizia e nell’indotto, con decine di migliaia di occupati coinvolti. Una misura che ha contrastato la crisi nel settore dell’edilizia e che rischia di saltare a fine anno per le scelte del Governo.

O al settore del riciclo dei materiali dal quale già oggi si ottiene un risparmio di circa 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno. Ben di più di quanto si otterrebbe con il piano nucleare. Sono sfide che contrastano la crisi e incrociano i settori più maturi (dagli elettrodomestici bianchi alle rubinetterie, dall’agroalimentare alla meccatronica). Si stima che dalla green economy possano essere attivati un milione di posti di lavoro nei prossimi anni tra nuovi occupati e riqualificazione delle imprese esistenti.

E’ questa la strada per il futuro. Una strada in cui l’Italia ha molto da dire se non viene paralizzata da ingombranti feticci. E’ una scommessa sull’innovazione, sulla ricerca, sulla conoscenza, sulla qualità, sul made in Italy, sul legame con la nostra storia e i nostri territori. Su quella straordinaria fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l’intelligenza umana. L’esatto contrario del "caos atomico berlusconiano" di cui parlava Massimo Giannini qualche giorno fa da queste pagine.

Repubblica - Affari & Finanza
Ermete Realacci
Responsabile green economy del Pd
TAG:  FOTOVOLTAICO  NUCLEARE  ENERGIE RINNOVABILI  SCORIE  TONNELLATE EQUIVALENTI DI PETROLIO  BENI COMUNI 
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commenti a questo articolo 1
commento di Nuvola Nera inviato il 16 novembre 2010
Il no al Nucleare non è ideologico ne emotivo ma pragmatico,
se il risparmio energetico da solo vale 4 centrali nucleari,
vuol dire che costruendole buttiamo nel cesso (scusate il termine)
miliardi che possiamo utilizzare in ricerca, o a riduzione del debito.
commento di aregolo inviato il 8 ottobre 2010
Non si comprende bene perchè la sinistra cosidetta "ambientalista" in genere e il PD in particolare passivamente al traino della suddetta, si ostinino ad "impiccarsi" ad un "no al nucleare" ideologico ed emotivo.Lo studioso serio, lo scenziato d'avanguardia, il tecnico e l'ingegnere non possono non guardare stupiti verso questo atteggiamento oscurantista e "sospetto".Il nuclearista più convinto, invece, non direbbe mai "no" alle applicazioni e alla ricerca anche in materia di energie rinnovabili.A meno che non scomodiamo il solito concetto degli "interessi di parte" che vedono nel nucleare una pericolosa fonte di "distrazione" di finanziamenti pubblici a svantaggio dei sempre più consolidati interessi dell'altra parte, quella delle "energie ambientaliste". E così si arriva all'attuale paradosso tutto italiano che a forza di "oscurare" l'informazione e la scienza in campo nucleare i giovani della nostra scuola media e superiore e perfino la gran parte dei laureati confondono la "fissione dell'atomo" con "la scissione della cellula".
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20 settembre 2008
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