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contributo inviato da dianacomari il 24 settembre 2010

Al Pd accadono sempre cose surreali: il disagio provocato dal documento dei 75 di Veltroni-Fioroni-Gentiloni (ora diventati 76) non si è concluso con la direzione di ieri.
O meglio, ieri il segretario Bersani, chiedendo di votare la sua relazione, ha scelto di fare chiarezza (almeno dal punto di vista numerico), ma l'intento era chiaramente un altro: mettere all'angolo Veltroni e i suoi.
I numeri, ovviamente, hanno dato ragione a Bersani (che ha avuto un'ampia maggioranza, ricevendo anche i voti dell'area Fassino e Franceschini), isolando di fatto il gruppo dei tre -Oni e di Marino che, però, si sono astenuti e non gli hanno votato contro.
Quanti astenuti? 32 scrivono le agenzie di stampa, 55 sostiene Fioroni dicendo che molti erano già andati via per prendere treni o aerei, ma cambia poco su circa 200 persone presenti. Inoltre Marino ha subito distinto il suo dissenso da quello dei veltroniani.

Veltroni lo sapeva bene che stava andando incontro a qualcosa di poco piacevole, per questo, negli ultimi due giorni antecendenti la direzione aveva maldestramente cercato di fare marcia indietro, chiedendo incontri a destra e a manca e rilasciando interviste dai toni accomodanti alle agenzie di stampa (un po' ipocrite, per la verità).

Veltroni si è mosso troppo bruscamente con quel documento e probabilmente se n'è accorto tardi, quando ha visto le notevoli reazioni negative da parte della base del Partito Democratico, della stampa e quando ha sbattuto contro il muro compatto di tutti gli altri dirigenti.

La sua mossa, tuttavia, qualcosa di irreparabile lo ha prodotto ed è la spaccatura di Area Democratica.

Area Democratica è la pseudo corrente di minoranza che si è formata dopo il congresso del Pd e che raccoglieva, inizialmente, i parlamentari sostenitori della mozione di Dario Franceschini (quindi compresi i tre –Oni e Fassino). Con il passare del tempo, però, quell’area si è estesa e a farne parte sono stati anche i dirigenti locali del Partito Democratico e pezzi della base. Quell’Area è stata vissuta, partecipata e ha appassionato.
Certo i limiti erano sotto gli occhi di tutti: la partenza stentata, la lunga assenza tra il primo e il secondo incontro a Cortona e dopo il secondo incontro (forte nelle presenze e nei toni usati dal palco) qualcosa si è perduto.
Difficili da spiegare alcune posizioni assunte da Franceschini all’interno del Pd dopo l’incontro di Cortona di maggio. Errori? Appiattimento su posizioni bersaniane? O scelte fatte con consapevolezza in previsione di altri scenari? Non si sa ma oramai non importa molto.
Del resto Franceschini è stato anche molto impegnato in un duro confronto quotidiano in Parlamento, dove ha portato avanti tutte le battaglie di Area Democratica.

Poco importa oggi, certo è che si sono create condizioni sempre più facili a Veltroni e agli altri scontenti per tentare una mossa che gli scippasse l’Area dalle mani e il documento dei 76, nei fatti, è stato questo.
Franceschini lo ha lasciato intendere chiaramente nel video forum su Repubblica Tv, dicendo, senza nascondere la sua amarezza, che quando si raccolgono firme e a qualcuno non si chiedono è evidente che si vuole andare ad una conta e che lui quel documento lo ha visto sui giornali sebbene Veltroni sedesse in Parlamento non lontano dal suo posto.
I tre –Oni hanno replicato accusando Franceschini, evidenziandone i limiti nella gestione di Area Democratica e dichiarando quell’esperienza esaurita.
Insomma, il messaggio era: «così com’è l’Area non ci piace e non ci piace come la stai portando avanti, quindi ora ce la prendiamo noi e facciamo a modo nostro».

La posizione si è acuita con il voto in direzione di ieri che ha visto Fassino e Franceschini approvare il testo di Bersani, sebbene con ragioni ben motivate, come ha spiegato lo stesso Franceschini in un’intervista sul Corriere di oggi.
Nella stessa intervista, riguardo al destino di Area Democratica, Franceschini ha anche ammesso che «E' una divisione oggettiva, lo dico senza rancore. Il documento dei 75 è nato per questo, mi sembra difficile ricomporre le cose».
Parole non da poco che aprivano due possibili scenari: chiudere definitivamente Area Democratica (dopo tutto l’impegno che ci si è messo!), regalare la minoranza interna ai tre –Oni (che però sono un gruppo ridotto) e appiattirsi davvero sulle ragioni della maggioranza bersaniana; oppure continuare ma con un’Area Democratica diversa, senza un pezzo importante, ma che non accantoni di colpo tutto quanto.

Questa mattina, dopo una riunione a Montecitorio, si è scelta questa seconda via: giovedì 30 settembre a Roma è previsto un incontro nazionale di Area Democratica, con tutti quelli che hanno voglia di proseguire questa esperienza.
Ovviamente, non sono stati invitati i 76 del documento dei tre –Oni.
Perché invitarli, del resto? Non sono stati loro a dire che quell’Area Democratica non andava più bene e quindi non serviva più?
Non hanno già indetto un convegno ad Orvieto? A che scopo invitarli?

Già, però, pare che loro non l’abbiano presa bene, come denuncia una nota di Gero Grassi e, questo lascia intendere qualcosa di più: Veltroni e i suoi speravano davvero di spingere Franceschini e il suo gruppo dentro la maggioranza, in modo da raccogliere loro tutti gli scontenti che lasciava in eredità la defunta Area Democratica; anche perché loro da soli sono pochini e non hanno una rete di appoggio (più facile prendere quella già costruita da altri!).
Eredità che Franceschini, a quanto pare, non vuole regalare affatto (tanto più dopo un tentativo di demolire la sua leadership come quello che gli hanno messo in atto).
Franceschini deve aver capito, inoltre, che c’è un gruppo piuttosto consistente di persone che sostiene la linea da lui intrapresa e che pensa che esistano altri modi di portare la discussione dentro al Partito Democratico che non sia quello di raccogliere firme. Persone, queste, che difficilmente potrebbero accettare di spostarsi nel gruppo dei “movimentisti” veltroniani ma che avrebbero difficoltà anche ad appiattirsi sulle idee della segreteria Bersani e alle quali occorre dare un luogo per proseguire il cammino nel Pd facendole sentire rappresentate.
Probabilmente nasce anche da questa esigenza la nuova convocazione imminente di un incontro per Area Democratica, oltre che dalla reale necessità di contarsi, a questo punto.

Il dubbio è cosa faranno ora i “movimentisti”? Si rassegneranno e cominceranno a costruirsi una loro rete e dei loro luoghi di incontro o pretenderanno di entrare nella nuova Area Democratica con il puro scopo di trovare un palcoscenico per il loro show e per portare altro scompiglio oltre a quello che già hanno creato? La nota di Gero Grassi lascia presumere che la strada che seguiranno sarà proprio questa seconda…
Ci auguriamo vivamente di no, non ne sentiamo il bisogno di un nuovo inutile terremoto.

TAG:  FRANCESCHINI  AREADEMOCRATICA  ROMA  PD  VELTRONI  FIORONI  BERSANI 

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commenti a questo articolo 0
commento di dianacomari inviato il 27 settembre 2010
io credo che ci sia bisogno di un momento di pausa... le idee dei 75 sono anche le nostre, ma è stato commmesso qualcosa di grave per cui è un po' difficile passare sopra come se nulla fosse... credo che ci vorrà un po' di tempo...
commento di Anpo inviato il 25 settembre 2010
E mia sincera speranza che malgrado tutto i 75 parteicpino al convegno del 30. Non credo che cominciare a fare esclusioni sia utile a nessuno.
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