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contributo inviato da verduccifrancesco il 23 settembre 2010

Alto Adige.it

Nel bilancio 2011 della provincia di Bolzano è previsto una diminuzione di 200 milioni di euro rispetto all’anno in corso: 50 milioni per minori entrate a causa della crisi, 100 milioni saranno destinati alle competenze (60 milioni che dovrebbero finanziare Poste, Rai, conservatorio e università) e alle aree confinanti con l'Alto Adige (40 milioni). Complessivamente, si tratta di una cifra attorno ai 200 milioni, che equivale a una riduzione nell'ordine del 4,5% rispetto al bilancio del 2010 e altri 50 milioni circa dipenderanno dall’impatto che avrà sul bilancio l’accordo di Milano del 30 novembre scorso.

Ciò comporterà una riduzione degli interventi della provincia sul territorio. Il presidente Durnwalder ha ipotizzato una riduzione del personale di 200 unità attraverso il blocco del turn-over.

Sarà un bilancio totalmente nuovo, basato non più sulla spesa storica ma sugli effettivi fabbisogni, ha sottolineato l'assessore alle finanze Roberto Bizzo. Inoltre, l'assessore Bizzo ha sottolineato che la spesa ordinaria e quella per il welfare (e quindi per il settore sociale, la sanità e il lavoro) non subiranno tagli. Sugli altri capitoli ci sarà invece da discutere in base agli investimenti e alle spese che la Provincia riterrà strategiche.

Quello che colpisce è l’affermazione che le spese sociali, sanitarie e il lavoro, non subiranno tagli. Ciò significa che, bloccando il turn-over, per l’assessore, non implica la perdita di posti di lavoro; certo, intesa in termini tecnici, la frase significa che nessuno verrà licenziato, però impedirà l’assunzione di altro personale. Duecento persone che potrebbero essere impiegate si troveranno “a spasso” in una provincia di 500 mila abitanti non è poco.

Lo stesso vale per la sanità. È di oggi la notizia che i bolzanini, da ottobre, dovranno pagare il ticket anche nei consultori familiari - sono nati con l'obiettivo di sostenere le persone singole, le coppie e le famiglie rispetto a varie problematiche che spaziano dal benessere psicofisico alla genitorialità responsabile. Sono quasi 7.000 gli altoatesini che si sono rivolti nell'ultimo anno a loro. La richiesta maggiore di prestazioni arriva dalle donne (nell'86% dei casi di nazionalità italiana, nel 9% extracomunitaria).

Per il settore sociale credo che i due punti precedenti rientrino appieno.

Come si può intuire, la riduzione riguarda in massima parte il nuovo rapporto tra regioni e stato nato dal federalismo fiscale. L’intento del rapporto sarebbe quello di incentivare le regioni ad una gestione dei soldi pubblici più trasparente eliminando lo spreco derivato sia da infrastrutture inutili e lungaggini burocratiche, sia da possibili tentazioni di imbrogli da parte degli amministratori. Di fatto, servirà unicamente a ridurre le regioni a semplici strutture periferiche del governo centrale. Se da una parte è vero che avranno più competenze, dall’altra saranno costrette a “mendicare” ciò che serve per la gestione delle stesse.

 

TAG:  REGIONI  FEDERALISMO  STATO  DIPENDENZA 

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