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contributo inviato da Marco.Bonfico il 17 settembre 2010

L'EVIDENZA DEI FATTI

Certezze e non oblio


Prima di esporre quanto accaduto sul processo in atto di riforma e abbattimento spese personale scolastico Legge n. 133/08 di 145.000 unità in tre anni voluto da Tremonti e ratificato senza rispondere alle domande necessarie da parte della Gelmini, bisogna farsi carico del grido di dolore del Presidente della Repubblica.


Domande da porsi

Vista la mancanza di aree e servizi adeguati è meglio puntare sulla piccola e media impresa che sono il fulcro nevralgico della Nazione.

Su quali lavori reali e non teorici si punta per rilanciare lo sviluppo nazionale?

Quali sono i bisogni del paese in materia formativa nel medio e lungo periodo?

Qual'è il bisogno reale Docenza?

Sono in aumento gli studenti?


Solo rispondendo in modo esaustivo si può calibrare il personale docente presente e futuro sia con formazione continua che con vincoli di ingresso.


Il problema è stato sollevato dal CNPI (Consiglio Nazionale Pubblica Istruzione) che ha bocciato i tagli e i regolamenti attuativi in quanto nebulosi e che portano alla semi paralisi formativa e didattica dello studente.


L'obbligo del tirocinio obbligatorio per le future docenze si scontra con un patrimonio che oltre al personale di ruolo fa riferimento ad oltre 500.000 precari sul mercato dei buoi, le nuove leve necessitano di 10 anni formativi senza certezze.


Naturalmente il governo scarica i costi dei contratti di solidarietà alle regioni che si faranno carico delle tutele economiche dei docenti trombati per almeno un anno.


Da un sondaggio OCSE si evidenzia che gli studenti sono più seguiti se meno numerosi della media europea, ma la spesa pro capite per studente è ferma dall'anno 2000 in contro tendenza degli altri Stati (99 Italia, 125 altri).


Passiamo ora ad un altro aspetto che dovrebbe essere inverso alla riduzione del personale dipendente per salvaguardare i processi di “modernizzazione” che invece si traducono in un taglio del 4% rispetto al 2009.


Questa sarebbe la riforma scolastica che sposta la spesa generale dal centro alla periferia per non mettere le mani in tasca agli italiani dal governo ma scarica l'onere e le spese sociali derivanti sugli enti intermedi e finali.


Basiano 17 settembre 2010


Marco Bonfico

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