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contributo inviato da PoliticaMente il 14 settembre 2010

Leggo su La Repubblica di oggi della “tentazione del Cavaliere” di uno scambio tra il “lodo Alfano” costituzionalizzato e il ritorno al Mattarellum: immagino già le reazioni indignate di scandalo di molte anime belle che sosterranno che con Berlusconi non si debba scendere a patti mai, per principio.

Poiché questo modo militarizzato d’intendere la politica, da guerra civile permanente, non mi piace affatto, e preferirei si guardasse al merito delle questioni, cercherò di spiegare perché, se mai venisse veramente avanzata, questa dello scambio sarebbe una proposta buona per costituire una base di partenza per un negoziato che abbia di mira gli interessi del Paese.

La proposta di questo scambio non è campata per aria, ma nasce dall’esistenza di esigenze forti avvertite dalle due parti politiche che si confrontano in Parlamento: da una parte si ritiene necessario mettere gli organi elettivi al riparo da ingerenze della magistratura ritenute illegittime; dall’altra parte si ritiene parimenti necessario restituire al popolo il potere di scegliere i propri rappresentanti, oggi detenuto da un ristretto manipolo di oligarchi in maniera ritenuta parimenti illegittima.

Si badi che per entrambe le parti la necessità e l’illegittimità avvertite dall’altra parte sono inesistenti o quantomeno in larga misura non condivisibili: ma l’essenza della democrazia è proprio quella di evitare la sopraffazione dell’altro e trovare un punto d’incontro che non può prescindere dal riconoscimento reciproco e delle altrui istanze. In entrambi i casi, peraltro, ciò che viene in rilievo, da diversi punti di vista, è la richiesta di garanzie a tutela del procedimento democratico.

Ecco perché uno scambio non deve necessariamente essere di basso livello, ma può scaturire un effetto positivo per il nostro sistema politico. Del resto la pace si può fare solo tra nemici che si riconoscono come tali e decidono di sedersi al tavolo per superare le distanze che li dividono decidendo sin da principio di allontanarsi in parte dai propri punti di vista iniziali, altrimenti un negoziato non avrebbe senso: pare fuor di dubbio, del resto, che il nostro sistema politico abbia bisogno oggi di un processo di pacificazione per potere tornare ad occuparsi dei problemi veri del Paese.

La strada delle reciproche concessioni al fine di costruire un sistema di garanzie adeguato alle esigenze di ciascuno dei contendenti è quella giusta: necessario è però arrivare ad un punto di equilibrio tra le diverse istanze, perché se il punto d’incontro è troppo sbilanciato verso una di esse il negoziato inevitabilmente si arena e naufraga.

Il lodo Alfano corretto secondo le indicazioni provenienti dalla Corte Costituzionale può essere ragionevolmente fatto entrare nel corpo delle norme della nostra Costituzione: del resto il suo articolo 68, nel testo originale votato dai padri costituenti, prevedeva delle norme di garanzia ancora più stringenti, a tutela peraltro non solo dei membri del Governo, ma di quelli dell’intero Parlamento.

La questione è dunque capire se il ritorno al Mattarellum possa essere una contropartita adeguata: la risposta è si, ma solo in parte: il vecchio Mattarellum sarebbe sicuramente una soluzione migliore di quella in essere, soprattutto se si apportasse una semplice miglioria tecnica quale quella di ridurre ad una la scheda elettorale per la Camera, dando al cittadino un doppio voto, per la quota proporzionale e per quella maggioritaria, risolvendo anche il problema dello scorporo e delle liste civetta.

Tornare al Mattarellum, però, non significa optare per il migliore dei mondi possibili, ma solo tornare allo statu quo ante, cioè alla condizione di fatto esistente prima che questa stessa maggioranza, già al potere nel 2006, cambiasse in tutta fretta la legge elettorale ad un paio di mesi dalle elezioni per il proprio esclusivo vantaggio. Se questi fossero i termini dello scambio, si tratterebbe di uno scambio ingiusto: l’attuale maggioranza otterrebbe una garanzia costituzionale per le proprie esigenze sentite come necessarie a fronte della concessione di riparare a uno strappo commesso qualche anno orsono. Un po’ poco per imbastire delle trattative serie. Peraltro, proprio in ragione della condotta tenuta a suo tempo, chi garantirebbe l’opposizione del fatto che, un minuto dopo aver votato il ritorno al Mattarellum, l’attuale maggioranza non torni ad adottare la legge appena abrogata?

Perché i negoziati possano salpare occorre dare garanzie effettive sul ritorno ad un sistema elettorale democratico e condiviso, dunque una copertura costituzionale. Basterebbe aggiungere alla legge costituzionale sul Lodo Alfano un piccolo emendamento al primo comma dell’articolo 138, perché l’apposito procedimento di approvazione copra “le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali”, “nonché le leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”.

L’articolo 138 nasce per evitare che le maggioranze del momento possano riscrivere le regole del gioco a proprio piacimento: le condizioni storiche presenti al momento della redazione della Carta costituzionale, nonché la scelta del sistema elettorale proporzionale che sembrava un fondamento irrevocabile dell’intera costruzione, fecero sì che le leggi elettorali rimanessero escluse dal novero di tali regole fondamentali. Le vicende dell’ultimo ventennio ed il passaggio ad un sistema politico maggioritario hanno però evidenziato l’urgenza e la sempre attuale presenza del tema, tanto che praticamente in ognuna delle ultime cinque legislature si è discussa o approvata una riforma della legge elettorale.

Richiedere per le modifiche alle leggi elettorali le stesse garanzie esistenti per la modifica delle norme costituzionali significa semplicemente riconoscere alle prime la loro natura di “regole del gioco”, come tali pariordinate alle seconde. Includere nell’elenco delle norme sottoposte al procedimento di cui all’articolo 138 le leggi elettorali non vuol dire decidere di tenere il Mattarellum per sempre, ma che per cambiarlo sarà necessaria una convergenza di forze politiche più ampia di una maggioranza parlamentare contingente, o che perlomeno ci sia la ratifica del voto popolare.

Un tale “scambio” sarebbe già accettabile e persino auspicabile per il superamento di certe barbare asprezze del confronto politico nel nostro Paese. Per completare in maniera più organica il ridisegno del sistema di garanzie a vantaggio di maggioranza e opposizione sarebbero benvenuti anche l’innalzamento ai due terzi del quorum per la modifica dei regolamenti parlamentari di cui all’articolo 64, nonché la modifica dell’ultimo comma dell’articolo 94 per introdurre il meccanismo della “sfiducia costruttiva”: in fondo sognare non costa nulla, anche se lo scarso senso dello Stato di certi leader politici induce ad un certo scetticismo circa il buon esito di ogni trattativa.

A questo punto non resta che aspettare l’evolversi dei fatti, evitando di incatenarsi a pregiudiziali di carattere ideologico, ma pure tenendo presente la reale entità delle offerte ricevute e delle contropartite richieste, sempre avendo di mira il bene del Paese. E chissà che da circostanze inaspettate non esca fuori, finalmente, qualcosa di buono.

TAG:  MATTARELLUM; MODELLO TEDESCO; PROPORZIONALE; UNINOMINALE; COLLEGIO; MAGGIORITARIO; PORCELLUM: RIFORMA ELETTORALE; LEGGE ELETTORALE 

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