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contributo inviato da AndreaLongoni il 14 settembre 2010

- La seguente l'ho scritta domenica 29 agosto


Egregio Signor Direttore,

Parlando con alcuni ragazzi Besanesi ho avuto modo di sapere che il gruppo locale dei giovani leghisti rivendicò la Piazza di Calò mettendovi una targhetta col nome della loro associazione per aver : pulito la fioriera, portato un cestino e segnalato due lampioni non funzionanti all’assessore ai lavori pubblici. Con una semplice battuta potrei dire che nel mio comune dovrebbero esserci più targhette che manifesti politici in campagna elettorale, data la grande partecipazione dei miei concittadini alla vita civica di Briosco. Non è tuttavia di battute che voglio trattare. Prendo però spunto da questa vicenda, ormai risolta, per fare un discorso più generale sull'utilizzo improprio degli spazi pubblici da parte della politica.

A nessuno si può negare la buona fede delle intenzioni, anzi! Sono convinto che il primo pensiero dell’azione politica vada sempre al “bene pubblico”. Solo la ricerca di questo, infatti, può essere il motore che spinge un giovane verso la cura del proprio territorio. Tuttavia non è la prima volta che assisto, leggo, sento o vedo che la lega “abusa” della propria forza politica nel nostro territorio per inserire i propri simboli all’interno dell’arredamento urbano. Si veda Missaglia, dove il “sole delle alpi” venne disegnato nel vialone in porfido che porta verso la Chiesa o si pensi alla scritta “padroni a casa nostra” che troneggia a Pontida, e ai tanti altri esempi che si possono trovare viaggiando per il nord della Nostra Lombardia. Mi chiedo quindi: una parte politica ha il diritto di rivendicare come proprio uno spazio solo perché in quel momento è maggioranza ? o lo ha perché ha agito, com’è suo dovere, per dare il proprio contributo alla cittadinanza ? Le piazze, le strade, i palazzi, le aiuole, i boschi, i fiumi non sono in realtà proprietà di chi in quei luoghi ha vissuto, vive e vivrà ?

Nessuno si offenda ma questo tipo di occupazione ha il sapore della pretesa totalitaria di chi dice : “questo posto è mio e le regole le faccio io”. Tuttavia, nella democrazia liberale, che ( pur con tutti i difetti del caso) ringrazio il cielo di avere, nessun partito politico ha la proprietà della cosa pubblica. Nessuno può averla! Al massimo può gestirla per un periodo molto lungo di tempo perché mantiene il consenso dei cittadini. Ma non la può possedere.

Se il PD vincesse a Missaglia dovremmo dunque far disegnare un ramo di Ulivo nel vialone ? O dovremmo far mettere la targhetta dei“Giovani Democratici”ogni qualvolta ci adoperiamo per il bene pubblico ? Francamente lo troverei fastidioso ed anche un po’ eccessivo.

Purtroppo però le cose stanno così. Purtroppo c’è una parte politica che non si pone domande sui propri limiti e magari nasconde questa svogliatezza dietro la parola“pragmatismo”. Peggio, schiva la riflessione, schifandola, come discussioni da “politica politicante”, da politica che non agisce. Ma sono le galline a correre anche dopo aver tagliato loro il collo.

Io però voglio invitare tutti a pensarci. La democrazia è un’istituzione fondata sulla limitazione del potere politico e, se in qualche versante è la legge stessa a prevederne il contenimento, per molti comportamenti dovrebbero essere i valori repubblicani e democratici a guidare le nostre azioni. A maggior ragione se quello a cui si punta è il bene della cittadinanza.

Noi per primi, giovani impegnati in politica, se vogliamo rafforzare e migliorare la nostra democrazia e la cura del nostro territorio, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che ciò che è pubblico è di tutti e, dunque, di nessuna parte in particolare.

La ringrazio,

Longoni Andrea, Responsabile Prov. Enti Locali dei Giovani Democratici (PD) di Monza e Brianza e Consigliere Comunale a Briosco

Lettera inviata al Giornale di Carate

TAG:  LEGA  FASCISMO  TOTALITARISMO 

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