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contributo inviato da xpress il 25 agosto 2010

Il ricco nordest sta diventando sempre più ricco di licenziamenti. Oggi i vertici di PepsiCo Italia hanno annunciato - bontà loro - che 120 dipendenti tra fissi e stagionali saranno soggetti ad una "terziarizzazione". In pratica da gennaio si chiude.

Il presidente di Pepsico Italia Massimo Ambrosini, la responsabile delle risorse umane Eleonora Pagani e il responsabile europeo di Pepsico Tim Preston, hanno annunciato ai sindacati provinciali di Treviso, RSU e quant'altro, che Gatorade e The Lipton, da gennaio non avranno più bisogno di 120 dipendenti. 85 con un ormai ex-contratto a tempo indeterminato e 35 stagionali.

I sindacati convocati hanno quindi indetto immediatamente una splendida assemblea per spiegare ai 120 che, contratti belli o brutti, poi dovranno entrare in mobilità, che in parole povere vuol dire che lavori un po' qua e un po' la finchè non finisce il polverone e poi te ne stai a casa senza uno straccio di sussidio. Forse Tremonti fa la social card 2: Il conguaglio. Qualche edizione speciale a tiratura limitata. Qualcosa per il nord est (card verde padano) e, ma deve ancora fare i conti, una cosa extra per il federalismo se Fini non gli vhompe le palle.

A quanto pare la decisione in casa Pepsi Ltd. è stata «grave e sofferta, ma purtroppo necessaria, per non pregiudicare il futuro della presenza di PepsiCo in Italia». E qua che gli dici? Che si riportino la Pepsi a casa? Non se ne parla proprio. Lasciate a casa chi volete ma lasciateci la Pepsi, il Lipton Ice The e guai a chi tocca il Gatorade! Quindi, tutti d'accordo. A parte 120 persone che scompariranno come bollicine. L'operazione, in gergo aziendale assume il nome di "terziarizzazione". Cio è dovuto, spiega la PepsiCo Beverage Italia in una nota - al fatto che la maggior parte del lavoro viene concentrata da febbraio a giugno, lasciando di fatto le linee produttive largamente inutilizzate per buona parte dell'anno e poi?

Ma perchè le linee restano inutilizzate per una parte dell'anno? I grandi manager che proprio di questo dovrebbero occuparsi, non l'hanno spiegato per benino, neanche nelle righe scritte in piccolo. Però si sa che «dall'acquisizione di Gatorade nel 2002, e di conseguenza dello stabilimento di Silea (TV), che l'azienda ha investito decine di milioni di euro per migliorare la sua competitività e sostenibilità. Anche l'inserimento di Lipton Ice Tea nel 2009 aveva l'obiettivo di aumentare la competitività dello stabilimento» e «inoltre l'attuazione di iniziative volte all'ottimizzazione delle risorse idriche e al risparmio energetico, ottenuto grazie al forte impegno dei lavoratori e della direzione, ha contribuito a ridurre i costi di produzione. Bravi. E quindi, cos'è successo? Il Gatorade non fa più le bolle previste? La Pepsi non si vende più? Niente di tutto questo, come si può osservare in qualsiasi supermercato. 

«Il fatto è che, a causa del persistere dell'attuale scenario economico, si è registrato un rallentamento della crescita dei volumi e una conseguente riduzione della produzione». Insomma, si vende o non si vende? Perchè, come sappiamo, continuiamo a vedere Pepsi, Gatorade e Lipton Ice Tea con gran spolvero di pubblicità in Tivvì e sugli scaffali dei centri commerciali che, quando son giusto solo un po' vuoti, vengono subito riempiti con altre confezioni. Insomma, a Massimo Ambrosini, amministratore delegato di Pepsi Italia, gli si stringe il cuore cessare l'attività produttiva perchè: «Non è facile intraprendere azioni che incidono sulla vita dei nostri dipendenti e delle loro famiglie e l'impegno sarà quello di trovare insieme alle organizzazioni sindacali le migliori soluzioni per ridurre il più possibile l'impatto occupazionale e sociale che questa difficile decisione comporta».

Che tradotto vuol dire mandare subito in mobilità 80 persone. E andando a vedere bene cos'è la "terziarizzazione", significa affidare il lavoro ad un fornitore esterno. A terzi, appunto. In altre parole, in sub-sub-appalto. Oh! Mica è servito un annuncio su qualche giornale o tiè, sul sito ufficiale. Alla San Benedetto di Scorzè (VE), sono già pronti. Qualche firmetta, una stretta di mano e una stretta di turni. 

Ma, a pensarci bene, visto che Marchionne sa come fare, bastava chiedergli un consiglio. Lui sa bene come si chiedono gli aiuti di Stato e poi chissenefrega!

TAG:  LAVORO  NORDEST  PROFITTO  CRISI ECONOMICA 
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commenti a questo articolo 1
commento di F.Rosso inviato il 26 agosto 2010
Se per un attimo mi scordo di essere di sinistra, mi verrebbe da dire "avete votato Lega e Banana? Arrangiatevi...."
Ma in realtà, mi sento terribilmente triste nel vedere come l'Italia stia scivolando verso il quarto mondo...
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