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contributo inviato da salvatore1 il 24 agosto 2010

 Scusate il post, quasi certamente  fuori luogo e che non  aspetta commenti. Volevo scrivere di bipolarismo e di costituzione "materiale", ma sarà per un'altra volta. Adesso ho un'urgenza insopprimibile. Sarà l'inguaribile ideologismo (orrore!). Sarà, più semplicemente,  la mia congenita claustrofobia, mai del tutto risolta.  Però voglio dire dei miei pensieri e dei miei sentimenti riguardo i 33 minatori sepolti a 700 metri di profondità,  in una miniera d'oro a San Jose in Cile,   il 5  agosto scorso,  e scoperti l'altro giorno ancora in vita. Fra 3/4 mesi potrebbero essere salvati.  Potrebbero. Sapete della vicenda. Detto della sincera euforia del popolo cileno e del suo presidente per la speranza di salvare quelle vite e detto anche della mobilitazione nazionale e internazionale nell'impiego delle migliori tecnologie per alimentare, sostenere psicologicamente e recuperare i sepolti vivi, qualcosa comunque non mi torna.

1. Il presidente della società mineraria si è affrettato a comunicare che il blocco della miniera rischia di esaurire la liquidità finanziaria e condurrà alla bancarotta. Non ha detto - mi pare - che l'impianto era stato bloccato nel 2007 dopo un incidente mortale e poi riaperto.

2. (Ancora peggio per la mia sensibilità perversa) Leonardo Farkas, Il patron multimilionario di un'altra compagnia mineraria, la Santa Fe,  ha promesso un assegno pari a circa 7600 euro per ognuno dei minatori che uscirà vivo. Ed ha aggiunto che si impegnerà per acquisire altre risorse da altri magnati affinché i minatori salvati non debbano più lavorare.

Un breve commento per il generoso signor  Farkas e la sua trovata, non so se ingenua o troppo furba e promozionale: poteva evitarsi questa specie di premio così simile a quello in auge nella civile Italia ove si può vincere a non so quale gioco un congruo vitalizio, con ottimo profitto della compagnia che lo ha ideato.

Quel che penso è che il ricatto della disoccupazione è un'arma terrificante nello scambio ineguale fra domanda e offerta di lavoro e questo episodio ne è solo l'esempio più odioso.  Ne sanno qualcosa gli operai della Fiat di Pomigliano o quelli della fabbrica di Tichy, in Polonia.  E non è accettabile che da una parte si possa pagare con la vita e dall'altra semplicemente con la riduzione del profitto. Qualcosa non mi torna da tempo, anche se per qualche decennio sarà proibito di parlare di socialismo e comunismo (e quindi non ne parlo).  Però all'improvviso ho un ricordo.  Stranamente mi viene in mente solo in questo istante. Non lo avevo quando ho cominciato a scrivere questo post ,  ma probabilmente scavava dentro di me.  Saranno passati 30/35 anni ed ero insegnante in un corso organizzato per aspiranti lavoratori della miniera di Pasquasia (Enna - Sicilia) che alternavano aula e stage (insomma si calavano giù in miniera). Un giorno trovai in aula un silenzio assoluto. Nessuno mi aveva avvertito che il giorno prima gli stagisti erano stati testimoni di un incidente mortale occorso ad un minatore finito con la testa schiacciata da una pressa. Mi chiedevano cosa fare. Continuare o andare via, scappare. Non sapevo cosa rispondere. Uno mi disse in disparte che aveva un'alternativa, era il solo ad averla. Aveva l' opportunità di  fare il becchino. Ma non gli piaceva proprio. Rimasero tutti. Oggi saprei cosa rispondere. Suggerirei di accettare la miniera piuttosto che niente e di portare giù per precauzione una pillola di cianuro. E' quello che farei io per  sopportare il rischio di 4 mesi di sepoltura, senza neanche sapere l'esito del supplizio. Non credo sarei interessato al dibattito politico che si avvierebbe sopra la mia testa, con Gasparri e Cicchitto scatenati contro l'potesi della sinistra di calare giù una  dolce morte e ovviamente contro le titubanze di Napolitano. E intanto direi di provare a lottare per rivoltare questa società come un calzino. Non credo servirebbe dire che un signor Farkas potrebbe offrire 7600 euro di premio ai sopravvissuti.

TAG:  MINATORI CILENI  MAGNATE FARKAS  POMIGLIANO  TICHY  GASPARRI  CICCHITTO 

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commento di Anpo inviato il 25 agosto 2010
Un storia dai risvolti agghiaccianti salvatore. In Italia la fiat è arrivata perfino a disattendere un provvedimento dell'Autorità Giudiziaria.
Il Cile non è ancora vicino ma andiamo su quella rotta.
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