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contributo inviato da dianacomari il 24 agosto 2010

Se qualcuno si era illuso che, con l’intervista a Franceschini di Repubblica, il Partito Democratico avesse all’unanimità stabilito una strategia per far fronte alla crisi che sta travolgendo il governo, dovrà presto ravvedersi.
Con quell’intervista, se Franceschini ha definito meglio la linea del Pd - ventilata dai giornali tempo prima mettendo insieme frammenti di parole di Bersani e del suo entourage - e la sua collocazione in vista dei futuri scenari, ha anche costretto Walter Veltroni ad uscire allo scoperto e a dire se aveva idee diverse in proposito.

walter veltroniE la risposta di Veltroni non si è fatta attendere ed è arrivata con una lunga e appassionata lettera agli italiani pubblicata dal Corriere della Sera.
Una lettera intensa, in perfetto stile veltroniano, molto retorico (per dirla volgarmente, con tanto fumo e poco arrosto) che tuttavia, a livello programmatico, è la fotocopia del Lingotto: meno tasse, semipresidenzialismo per avere una forma repubblicana più forte e decisionista, necessità di riformare profondamente il nostro Paese, sicurezza, Stato leggero, bipolarismo.
Una lettera molto bella (a livello letterario; politicamente ciascuno è libero di intenderla a modo suo) in cui Veltroni non ha mancato di fare accenni polemici al suo essersi fatto da parte per responsabilità non solo sue ed esser rimasto a lungo in silenzio ingoiando fiele.
Una lettera che, però, è entrata a gamba tesa sulla proposta illustrata da Franceschini, espressa con una frase un po’ infelice, a dire il vero, dell’allearsi «con chi ci sta».
A questa proposta - che ha fatto felice Bersani e ha trovato il plauso di Fassino - in realtà hanno storto il naso in molti dentro al Pd, a partire da Ignazio Marino (come ha fatto sapere da Il Fatto Quotidiano – pdf) fino a Massimo Cacciari (intervistato da Repubblica).
E Veltroni, oggi, ha rincarato la dose scrivendo: «Io rimango dell'idea che invece le uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni, siano quelle fondate su una reale convergenza programmatica e politica. In fondo il repentino declino del centrodestra conferma proprio questo. È giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l'emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo».
Il pensiero di Veltroni, in questo senso, non è sbagliato: si è detto tante volte di non voler tornare all’incubo improduttivo dell’Unione che affossò Prodi e allora perché riproporlo ora?

E così, l’uscita un po’ maldestra di Franceschini ha fornito - inconsapevolmente - un assist forte a Veltroni, il quale, con questa appassionata lettera mira ad assumersi il ruolo di “salvatore della patria”, l’unico in grado di avere delle idee chiare su cosa fare (il Pd bersaniano nel trovare la quadratura e nell’esposizione tentenna sempre troppo e riesce facile a chiunque scavalcarlo) non solo per rimuovere Berlusconi ma anche per andare al governo. Il tutto ovviamente a parole, nei fatti è tutto da dimostrare.

Quella di Veltroni è una mossa potente e scorretta: non si annuncia a mezzo stampa la propria linea programmatica quando si sta in un partito gestito da un’altra persona, ma lo si fa nell’ambito di una direzione.
E poi perché far uscire solo ora questa lettera? Perché aspettare come un avvoltoio che il Pd, attraverso Franceschini, abbia dichiarato apertamente la sua linea di azione e avventarcisi sopra per demolirla nel suo punto più debole?
Dov’è il rispetto per chi ha lavorato tutti i giorni dentro al Partito Democratico per dargli forza, anche confrontandosi apertamente con posizioni che non condivideva?
Veltroni avrebbe potuto far uscire a mezzo stampa le sue idee già un mese fa, appena la maggioranza di governo cominciava a dare segni di cedimento e mettere le sue tesi a disposizione degli italiani e dei dirigenti del Pd (che allora brancolava nel buio), in modo che potessero prenderle in considerazione (anche se difficilmente lo avrebbero fatto).
Invece no, Veltroni ha preferito non bruciarsi e uscire ora che la strategia del Partito Democratico è palesata e non brilla affatto; in questo modo lui ha potuto presentarsi come il "salvatore della patria".

Già perché i cittadini comuni (quelli non strettamente dentro al giro della politica o non troppo appassionati alle tattiche che si consumano dentro i partiti) che leggono i quotidiani, dovrebbero avere proprio questa percezione di Veltroni: un appassionato eroe dei tempi moderni, dalle grandi idee, fatto fuori da beceri cialtroni opportunisti e a cui occorre affidarsi per risalire dal baratro.
Sì perché è una lettera sognante quella scritta da Veltroni, forse a tratti utopica, ma lui è così, è l’uomo della speranza: vende sogni, lo ha sempre fatto e qualche volta è riuscito anche a concretizzarli. Per questo la gente lo segue: tra uno che ti presenta un sogno impossibile e un altro che ti presenta un incubo altrettanto poco concretizzabile, si sceglie il sogno; male che vada mentre cercavi di realizzarlo hai sognato un po’.

Franceschini, però, questa volta non deve aver preso bene le esternazioni di Veltroni, a cui ha replicato e anche in modo piuttosto duro, attraverso il suo sito: «Questi due anni hanno dimostrato che Berlusconi diventa sempre più un pericolo per la nostra democrazia e oggi siamo in piena emergenza. Se si condividono queste considerazioni, può essere utile ricordare che i nostri padri durante la Resistenza non persero tempo a domandarsi a vicenda se erano liberali, comunisti, per la monarchia o la repubblica, per la legge proporzionale o maggioritaria, ma decisero di iniziare a discuterne dopo la Liberazione». La frase gli è utile anche a chiarire meglio quel suo mal riuscito «con chi ci sta» che ha suscitato, oltre che perplessità, anche tanta ironia sulle idee del Pd (un esempio per tutti, Il Foglio di ieri).

A questo punto le carte sono scoperte e il gioco è avviato: sul tavolo c’è la proposta del gruppo dirigente del Pd («Alleanza costituzionale» contro Berlusconi, dalla sinistra all’Udc e all’Idv) e quella di Veltroni (alleanza con chi abbiamo punti in comune; che poi non è escluso che questi punti li si trovino sempre da Sel a Udc… del resto anche alla base dell’Unione c’era un programma condiviso).
Tutti gli altri si stanno schierando da una parte o dall’altra (Veltroni ha già ricevuto il sostegno di Giovanna Melandri, ma anche Fioroni, Marino, Gentiloni ecc.) e a breve sapremo qual è lo schema di gioco.

In tutto questo, tuttavia, c’è un limite che Veltroni non ha considerato: del sogno del Lingotto ai molti che ci hanno creduto (soprattutto tra i militanti del Pd) sono rimaste solo le belle parole e oggi non ci credono più e non tutti sono più così ben disposti a rispolverare un sogno ciancicato.


[Nota: nella lettera
Veltroni scrive: «E la crisi di questi mesi rafforza una distanza siderale tra la vita politica e i reali bisogni dei cittadini e della nazione. Berlusconi forza costantemente e pericolosamente i confini immaginando di vivere in un regime che non esiste. Se ci fosse un semipresidenzialismo lui certo non potrebbe disporre, ciò che è già una insopportabile anomalia oggi, di giornali e tv con i quali promuovere se stesso e randellare i suoi avversari». Personalmente, ritengo che parlare di semipresidenzialismo non aiuti ad avvicinare i cittadini (preoccupati di come arrivare alla fine del mese) alla politica e, in merito allo strapotere mediatico di Berlusconi, senza scomodare strane forme costituzionali, sarebbe stata sufficiente una buona legge sul conflitto di interessi].

Caro Walter,
mi dispiace. Non hai idea della fatica che ho fatto a scrivere ciò che ho scritto.
Sei stato un importante punto di riferimento politico e non solo e lo sei ancora, ma adesso è diverso.
Non ci credo, Walter.
Ho letto la tua bellissima lettera e l’ho anche mandata via e-mail a tanti miei amici perché credo che meriti di essere letta e, se le tue parole potranno avvicinare altre persone al Partito Democratico, ne sarò felice.
È una lettera stupenda, intensa, appassionante; mi trovo in accordo con molte cose che hai scritto e spero che possano trovare spazio all’interno del Pd; ma non io proprio non ci riesco a crederti.
Non lo so com’è successo, ma ad un certo punto le tue parole meravigliose, che mi hanno sempre accompagnata nel corso degli anni attraverso i tuoi libri e i tuoi scritti, hanno cominciato a suonarmi come vuote o finte e l’emozione commossa che ne ha sempre accompagnato la lettura se n’è andata, svanita nel nulla che mi è sembrato di intravedere sul fondo, perduta dietro a schemi sinistri che cominciavano a mostrarsi fin troppo chiaramente sotto le maschere luccicanti delle apparenze.
Non credo nemmeno ad altri esponenti politici, tanto meno adesso che siamo in un clima elettorale fatto tutto di tattiche e posizionamenti, ma di molti di loro non mi importa nulla, mentre tu contavi qualcosa e ora ammetto di avere delle difficoltà a seguirti.
Forse sbaglio, Walter, forse un domani tornerò a risintonizzarmi sulle frequenze delle tue parole e ne riscoprirò la magia incantata che ci avevo trovato in passato; per questo non rinuncio a leggerti e a venirti ad ascoltare quando ne capita l’occasione, ma ultimamente faccio fatica a crederti.
Mi dispiace, spero che tu possa comprendermi.
Con immutata stima e affetto,
Diana

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commento di dianacomari inviato il 25 agosto 2010
Anpo è interessante ciò che dici perché molti dirigenti stanno dicendo ciò che scrivi anche tu (nella base c'è ancora un po' di caos ma qualcosa si sta delineando).
Io sto ancora cercando di capire e ammetto che ho difficoltà a recepire la proposta di Franceschini, ma continuo a preferire lui (che mi pare più diretto e meno con secondi scopi) rispetto a Veltroni.

Casini deve necessariamente uscre dall'ambiguità: noi gli lanciamo ami continui ma le sue risposte con i piedi in due staffe ci danneggiano... speriamo bene.
commento di Anpo inviato il 25 agosto 2010
La strategia di Veltroni vale in una situazione normalizzata con Berlusconi e il berlusconismo alle spalle. Quella di Franceschini (il quale comunque mi pare sia stato molto cauto su Casini e più che lanciarli segnali di disponibilità lo abbia sfidato ad opporsi veramente a Berlusconi) è invece una soluzione per affrontare l'emergenza democratica in corso.

Io trovo sterile e anche un pò puerile che i dirigenti polemizzino su questo punto.

Certo è che in una situazione normale serve un'alleanza programamtica nella quale non ci può essere posto per Casini perchè questo costringerebbe il Pd a mettere da parte numerosi ed importanti temi laici.
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