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contributo inviato da verduccifrancesco il 22 agosto 2010

Rispettiamo il contratto, ma non vogliamo avvalerci delle vostre prestazioni.

Questo il senso della lettera che la fiat ha inviato ai tre operai di Melfi licenziati dalla fiat nel luglio scorso e reintegrati dal giudice del lavoro circa 2 settimane fa.

Una frase forte e molto significativa dell’attuale politica della fiat. Quel “rispettiamo il contratto” indica la volontà di dare lo stipendio senza le prestazioni che stanno alla base di ogni stipendio: il lavoro. Lo stipendio, comunque, verrà dato fino a ottobre, quando sarà discusso il ricorso del Lingotto contro la sentenza del giudice del lavoro che ha reintegrato i tre dipendenti.

Di fatto, la fiat continua a perseguire la sua politica di astenersi dal rispetto del contratto come già aveva annunciato; in questo caso, però, si astiene anche dal rispetto di quelle dello stato, praticamente sta agendo al di fuori della legge. Inoltre, dare lo stipendio senza prestazione, in questo contesto, significa anche non rispettare la dignità della persona.  

La fiat, dunque, oltre che a portare avanti una politica basata sull’interesse aziendale senza tener conto delle esigenze materiali del lavoratore, tratta i lavoratori, non come persone alla pari che, lavorando per l’azienda, hanno stipulato un contratto condiviso dalle parti in causa, ma come merce/macchine da usare finché utili. L’uomo, in un contesto simile, perde, non solo la sua dignità, ma anche il ruolo che ricopre nella società: essere partecipe della crescita culturale e politica oltre che economica. Divenendo macchina, esso rimane soggetto alle necessità dell’azienda senza nessuna possibilità di riscatto. Riscatto che, secondo l’azienda, non ha più nessun valore nella misura in cui il valore dell’azienda risiede unicamente nel profitto e non più nella necessità umana di sopravvivere partecipando al divenire della società. Pertanto, l’uomo operaio, ,ma anche specializzato, impiegato ecc.,, sarà estromesso/riassunto in base alle necessità economiche.

Ma una simile politica, è possibile nell’attuale economia basata sul consumismo?

A questo si è arrivati perseguendo la filosofia del profitto come metodo per aiutare le aziende a uscire dalle crisi (crisi cicliche per saturazione di mercato) che loro stesse – secondo la teoria del consumismo – creano. Ma uscire dalla crisi a scapito della sopravvivenza dei destinatari del prodotto industriale – sempre secondo la teoria del consumismo – si rischia di perpetuare le crisi anziché risolverle.

 Come si può allora risolvere le crisi se si elimina il cliente? Sarebbe come dire che un commerciante, per risolvere le crisi di vendita, rifiutasse di vendere i prodotti.

Pertanto, i problemi che si presentano oggi, e che, se non risolti, provocheranno il crollo dell’economia, sono due correlati tra loro: il rapporto tra lavoro e aziende e circolazione del capitale. Se non c’è lavoro, non circola il capitale e di conseguenza non si vende.

Certo, la fiat andrà a vendere le automobili altrove, ma a quale prezzo, non certo quello in essere nei paesi industrializzati che, visto l’andamento del rapporto lavoro/industria non avranno i soldi per acquistare.

 

TAG:  FIAT  LAVORO  OPERAI  DISOCCUPAZIONE  ECONOMIA  AZIENDE  CRISI ECONOMICA  LICENZIAMENTI 

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