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contributo inviato da generosobruno il 22 agosto 2010

L’estate, oltre che con la consueta fiumana di automobili sulla Salerno Reggio Calabria, si chiude con la presentazione dei cinque punti di Berlusconi. Il governo, sono convinto, troverà, nonostante l’impegno del premier per un rapido ricorso alle urne, la fiducia delle Camere. Nonostante il tono della conferenza stampa dell’altro giorno e la possibile, non risicata, maggioranza parlamentare, quella che potrebbe aprirsi per Berlusconi, il Pdl ed i finiani, se non la profezia, la scadenza naturale della legislatura, espressa da Gianfranco Rotondi, è la fase, quanto lunga è ancora da verificare, di una tregua armata con Berlusconi condannato, suo malgrado, al governo e quegli altri a sostenerlo. Con la novità, dopo la cacciata di Fini dal predellino, che governare significherà doversi misurare con la necessità dell’accordo tra poteri ed interessi diversi, assecondando il gioco delle mediazioni e dei compromessi di una politica di manovra. Esattamente quello che Berlusconi non sa o, pena la sua “riduzione alla normalità”, non può concedere. Presto o tardi, dunque, è solo questione di tempo, si aprirà, formalmente, la definitiva crisi di governo in una modalità inedita ed attualmente poco prevedibile. Si allontana però, almeno per un po’, certamente non in autunno, lo spettro di una campagna elettorale che, più che il Paese, la crisi - quella vera - i bisogni e le aspettative degli italiani avrebbe avuto come unico quesito, quasi di tipo referendario, Berlusconi stesso e, ancora una volta, la “divisione del mondo in pecore bianche e pecore nere, in buoni - dei quali, ovviamente, il Cavaliere fa parte - e cattivi” provando, quindi, in questa maniera, a ri-conquistare cittadini ed elettori a politiche che, come un tempo avrebbero detto a Francoforte, “contrastano con i loro interessi razionali”. Le discussioni estive, nonostante la calma ed il profilo basso scelti da Bersani, hanno confermato un dibattito politico che tende, nel migliore dei casi, a crescere solo su se stesso ed a ridursi ad un insieme di formule a conferma, come scrive Christopher Lash, della “insularità” delle “classi parlanti” cioè dell’avvenuta perdita di contatto tra politica e realtà. E’ la stessa crisi, aperta e sviluppata sopra un piano altro rispetto ai processi economici e sociali – un meridionale su tre è a rischio povertà – a muoversi all’interno di questo contesto di separatezza contribuendo, anche mediante le sue stesse modalità di sviluppo, ad acuire, pericolosamente, questa divaricazione.

Si percepisce, ad ogni livello, la difficoltà dell’attuale fase politica. La crescita della disoccupazione, lo stallo dei mercati interni, la diminuzione del potere d’acquisto sono il prezzo che il Paese paga anche per la rottura degli equilibri interni alla maggioranza. Non sono, pertanto, rimasto affascinato dalle alchimie del dibattito di ferragosto sull’eventuale tipologia del governo da offrire al Paese una volta conclamata la crisi di quello attuale. Di transizione, di liberazione, di salute pubblica o di salvezza nazionale che sia; sono tutte formule che nel loro politicismo e nella loro, più o meno variabile, geometria eludono la sostanza del problema. La costruzione dell’alternativa a Berlusconi ed al berlusconismo. L’attuale crisi di sistema, che comincia ad intravedersi, potrebbe arrivare a trovare definizione all’interno di un lungo percorso di debilitante logoramento della società italiana per come, questa, si è determinata durante l’arco degli ultimi venti anni. Nonostante il tentativo di Giorgio Napolitano di ricondurre il dibattito all’interno della regola costituzionale e nella prassi parlamentare – l’eventuale ritorno alle urne lo decide il Presidente della Repubblica dopo aver constatato l’impossibilità di altre maggioranze parlamentari – è risultato ancora più evidente, quanto, in questi anni, la costituzione materiale sia riuscita a piegare la Carta fondamentale. Già per i governi Dini e D’Alema non fu risparmiato l’uso della parola “golpe”. Ritengo, quindi, davvero difficile uno scenario parlamentare che duri oltre il tempo di questo governo, anche se a fare da collante politico per una quantomeno composita maggioranza dovesse esserci la sola, necessaria, riforma elettorale. Bersani, con la mobilitazione “porta a porta” del Partito Democratico, chiama il centrosinistra ad una grande battaglia di democrazia a cui i territori non possono sottrarsi, scommettendo sul fatto che la società italiana, in sé stessa, ha la forza e la qualità per battere Berlusconi e questa destra. La precondizione resta, però, l’unità dei democratici. In Irpinia, ciò che non ha potuto l’ultima assemblea congressuale potrà ottenerlo l’asprezza della fase attuale? Spero che il gruppo dirigente non voglia rimarcare, ancora una volta, il suo isolamento da una parte consistente del Pd, la stessa che, fortunatamente, per l’intero Partito Democratico, alle passate elezioni, ha avuto il merito di riuscire ad eleggere il Consigliere regionale. Quella stessa per cui Lombardi, mi si perdoni la battuta, viene da Ponsacco e non da Cervinara.

 Generoso Bruno

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