.
contributo inviato da cimmi il 17 agosto 2010

EMOCRAZIA PARLAMENTARE…….? O  NO……? Le riforme mancate.

 

E’ dai banchi di scuola elementare che ci hanno insegnato che, la nostra (Italiana), è una Democrazia Parlamentare.

In parole semplici vuole dire che il Popolo sovrano elegge i suoi   rappresentanti in Parlamento e ad

essi affida per un certo periodo di anni, la sua   sovranità per la designazione di una guida operativa,

(Governo),del Paese. Affida inoltre ad essi l’elezione di un Capo Superpartes,(Presidente della Repubblica), il cui dovere sia quello della vigilanza delle regole e garanzia dei diritti popolari nel rispetto della Costituzione.

 

I Parlamentari,(i Deputati del Popolo), eletti attraverso i canali delle forze politiche organizzate,   (i

Partiti), costituiscono,preventivamente o non, in base ai rispettivi programmi presentati agli elettori

Maggioranze Parlamentari in grado di sostenere   l’approvazione delle leggi conseguenziali alla sua

realizzazione e determinano la formazione di un Esecutivo,(Governo),presieduto da un Primo Ministro,    (Presidente del Consiglio), che ha il compito di guida  e  raccordo dell’operato di tutti i

Componenti dello stesso

.

Il Governo così realizzato giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del Presidente della Repubblica.

Esiste poi un   Organo Terzo indipendente, (Potere Giudiziario),  la Magistratura, che ha il compito

di imporre il rispetto delle Leggi a tutti e di fronte al quale, a partire dagli stessi suoi componenti, tutti i cittadini sono eguali.

 

Fin qui,purtroppo, solo la teoria,perché, anche se notevolmente giudiziosa, la stessa Carta Costituzionale risulta carente in alcuni suoi passaggi lasciando aperti spazi di eccessiva possibilità interpretativa, a partire per esempio, dalle modalità di elezione dei Rappresentanti del Popolo.

 

Se infatti tutto il cardine della nostra Democrazia si innesta su questa fase, dalla quale derivano poi tutti gli ulteriori passaggi, sarebbe stato giusto prevedere  modalità univoche ed   invariabili almeno per l’ elezioni dei Rappresentanti del Popolo nelle massime Istituzioni Repubblicane.

 

Così non è, infatti le innumerevoli Leggi Elettorali adottate nel corso del tempo e le diversità, anche profonde, esistente tra tipi diversi  di  elezioni,(politiche-amministrative),  dimostrano l’eccessivo spazio di  manovra lasciato al Legislatore nel regolare questi eventi a secondo delle circostanze e delle convenienze, a volte, dei Potenti di turno.

 

Così in Italia  si  è  potuto  assistere, nelle elezioni  politiche, ad una  deformazione graduale ma sostanziale del concetto di Rappresentanza del Popolo, deformazione che sebbene promossa attraverso un meritevole tentativo di semplificazione dello scenario politico complessivo, oramai parossisticamente frazionato da miriadi di formazioni,( politiche e pseudopolitiche), tese più a rappresentare interessi fazionali di gruppi interessati a rimanere in qualche modo agganciati al Potere,che vere diversità ideologiche,ha però surrettiziamente immaginato di poter delegare alle government dei Partiti la presunta capacità di indicare i migliori Rappresentanti del Popolo da eleggere anche in funzione di una propria necessità realizzativa programmatica.

 

Si è detto in pratica agli elettori io Partito ti propongo questo programma, ti propongo un lider che se vinco farò diventare Presidente del Consiglio dei Ministri e ti propongo una seria di nominativi, disposti in un certo ordine,(non si sa se di affidabilità o fedeltà o altro) in una Lista che, più voti prende, più diventeranno, a scalare, tuoi rappresentanti nelle Istituzioni e più garantiranno le altre due cose dette in precedenza.

Ora, premesso che nella Costituzione non esiste alcun obbligo soggettivo per nessun DeputatoEletto al rispetto di alcun Programma Elettorale presentato agli Elettori, tale deformazione ha comportato  secondo molti,l’impossibilità popolare a scegliersi i propri rappresentanti,(e abbiamo visto quanto essi siano importanti nel nostro tipo di Democrazia),ma sembra aver creato,invece, una sorte di vassallaggio ad un fine(pseudoprogramma) e ad uno schema di posizionamenti politici del tutto arbitrari ed eccessivamente vincolanti per i singoli soggetti in Parlamento,oltre ad un’eccessiva sottomissione alle indicazioni di un Lider che indirettamente si vuole far passare quale eletto direttamente dal Popolo.

 

Non è così, ciò sarebbe stato se si fosse proceduto a modifiche Costituzionali che pur auspicabili

non si è avuto mai il coraggio di voler affrontare ed attuare sul serio perché ciò avrebbe dovuto

comportare un’apertura di dialogo tra tutte le Forze Politiche presenti nelle Istituzioni,  col rischio

implicito di delegittimazione di quei falchi della separazione ad oltranza tra  ruoli di maggioranza e opposizione, convinzione, questa,probabilmente, più frutto di calcolo e convenienza personale di coloro che potrebbero veder scemare la propria influenza nei rispettivi schieramenti che di oggettive argomentazioni di principio.

 

Resta comunque il fatto che la pratica e la necessità quotidiana di Governo del Paese,  imponendo  comunque una Attività Parlamentare, finisca per depauperarne completamente il senso attraverso strumenti, sia pure legittimi, ma che alla fine limitano enormemente proprio quella Democrazia per la quale,in origine, sono stati immaginati.

 

Naturalmente tutto sarebbe più accettabile se almeno in altri punti della filiera politico-istituzionale

potessero esserci momenti di confronto e decisione sui vari aspetti che di volta in volta sipresentano alla ribalta di un Paese e che spesso rendono, quand’anche esistesse una  sincera volontà realizzativa, quegli stessi programmi confezionati in precedenza, in parte irrealizzabili.

 

Purtroppo, la maledetta tendenza Italiana al frazionismo in ogni cosa,(figuriamoci in politica), e

quell’insita megalomania del protagonismo, accentuata in politica da modelli propagandistico-

comportamentali, che giustamente in passato non hanno mai goduto di  spazi eccessivi, rendono difficili anche queste possibilità.

 

Ora se è vero che il Presidente Berlusconi,forse, non sbaglia nel porre una questione etica a Fini ed i suoi seguaci è pur vero che una tale questione può avere solo senso morale ma non giuridico, ma anche in questo senso, alla luce di ben più gravi situazioni manifestatesi nella politica e nelle Istituzioni e del fatto che i contestatori hanno in fondo denunciato un disagio, che proprio nelle Istituzioni, al di là delle dichiarazioni di facciata,è probabilmente anche più vasto di quanto si vede, le argomentazioni di Berlusconi  sembrano molto fragili.

 

Andare ad elezioni adesso sarebbe una follia.

 

Non c’è alcun dubbio nel fatto che il Paese, interessato da una crisi pesantissima, abbia bisogno di una guida serena e sicura come altresì non possono esserci dubbi sul fatto che proprio per la severità

della crisi e per i sacrifici che si chiedono agli Italiani, la classe politica, specie se inserita nelle

Istituzioni debba sapersi emendare anche dal sia pur piccolo sospetto di immoralità o disonestà .

Ciò non può significare condanna ma rispetto per chi si rappresenta e allo stesso tempo assenza di attaccamento morboso alle poltrone.

 

Inoltre la necessità di riscoprire l’utilità dei Partiti, vera cinghia di trasmissione tra il potere popolare e quello Istituzionale, diventa sempre più evidente.

                                                                                              Ciminello Giacinto

 

 

 

 

 

 

 

 

TAG:  LA COSTITUZIONE 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
21 febbraio 2008
attivita' nel PDnetwork