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contributo inviato da Stefano51 il 16 agosto 2010
 

La Costituzione Italiana non è un discorsetto, non è lo sproloquio accroccato e vecchio come vorrebbe far credere l’ineffabile ministro Alfano. Un ministro della Giustizia che in un minuto è riuscito a testimoniare non solo di essere di parte, come un ministro della Repubblica mai dovrebbe, ma di essere anche profondamente ignorante della sua materia istituzionale, quella per la quale è fra l’altro profumatamente pagato da tutti i contribuenti italiani, che siano fedeli o no a Berlusconi.

 

E’ più che evidente: il monito del presidente Napolitano ha guastato la festa e i piani di Silvio, che già pensava ai gazebo di votasilvio in piazza, con il suo bel faccione diventato partito ( il simbolo del Pdl non potrà usarlo prima del 2014, senza il consenso di Fini). E’ già politicamente ed eticamente deprecabile – lo abbiamo scritto veramente troppe volte – che un premier di tutti gli italiani abusi del suo ruolo istituzionale per fare una campagna elettorale permanente. Sono stati così continui i suoi strappi che purtroppo ormai nessuno ci fa più caso, che è cosa però assai diversa da quel “presidenzialismo di fatto” che lui e la sua cricca vorrebbero farci digerire senza neanche un bicchiere di bicarbonato.

 

E così, non potendo rispondere direttamente a Napolitano (troppo alto il consenso popolare per l’inquilino del Quirinale), il cavaliere manda, incarica. Da una parte i suoi giornalai preferiti, a tuonare dalle pagine del Giornale e di Libero sugli acquisti impropri di cucine Scavolini per la coppia Fini Tulliani. Roba che in tempi normali non riempirebbe nemmeno l’ultima pagina delle riviste di gossip. Dall’altra manda il gatto e la volpe nel paese dei balocchi a incontrare Pinocchio (che sarebbe poi l’elettore italiano, quello definito dal premier come “un ragazzino di undici anni e neanche troppo sveglio”. Insomma manda Alfano e Maroni in tv a dire che il “governo tecnico” viola addirittura la Costituzione. Ah però, adesso abbiamo addirittura l’Alfano esperto costituzionalista. Alfano guarda il dito e non la luna, parla di sovranità popolare e dimentica di precisare che questa sovranità va esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ahi ahi signor ministro, se i ministri avessero la patente questa dimenticanza varrebbe almeno dieci punti.

 

E c’è poi che il governo tecnico (che poi nella Costituzione non è nemmeno elencato, tant’è che Napolitano ha inteso precisarlo : sono tutti governi parlamentari, che richiedono il voto del Parlamento) con l’articolo 1 della nostra Costituzione non ha proprio nulla a che fare. Alfano si vede che non aveva voglia di studiare e si è fidato troppo della sua capacità interpretativa.

 

E il compare Maroni che gli stava accanto ( e che è anche lui avvocato, poveri noi…) ha rinforzato la dose con la frase : "è senso comune che siamo in un regime presidenziale". Ignorante anche lui, perché nel diritto costituzionale non esiste un “senso comune” che possa andar contro le disposizioni scritte della Carta. Dicesi "Costituzione rigida" quel testo che può essere emendato o modificato o abrogato solamente da legge avente pari rango. La gerarchia, nell'ordinamento giuridico italiano, è: 1. legge costituzionale; 2. legge ordinaria; 3. usi e costumi.

 

Ed è legge ordinaria appunto quella firmata da Calderoli, la “porcata” come l’ha definita l’odontotecnico suo creatore. Una legge grazie alla quale gli elettori non scelgono più i loro candidati, ma soltanto il partito cui fa riferimento la lista elettorale. La scelta dei candidati, predestinati ad essere eletti se collocati nelle prime posizioni della lista, compete alle direzioni dei partiti e non più al “popolo sovrano”. Ancora più precisamente: la nostra, tecnicamente, è una democrazia “rappresentativa”. In realtà, i cittadini eleggono non un governo (perché, come si è visto, esso promana da una qualsivoglia maggioranza parlamentare), ma i loro rappresentanti in Parlamento. E ciascuno di questi rappresentanti, che sia eletto nella maggioranza o nell’opposizione, in base all’articolo 67 della Costituzione, “... rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Come a dire che Fini e Finiani, così come fece Tremonti a suo tempo, sono liberi di non sostenere più Berlusconi e di votare contro le decisioni della maggioranza, a cui pure ancora appartengono. E il successivo articolo 68 sancisce che “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere (…) dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni”.

 

“Senza vincolo di mandato” significa infatti che un elettore non può dire a un eletto “ti ho votato perché tu sostenga Berlusconi”. O, meglio, glielo può anche dire, ma l’eletto ha tutto il diritto – costituzionale! – di votare come vuole, pure contro Berlusconi. Altrimenti non esisterebbe l’articolo 94 della Costituzione: ossia, il voto di fiducia e la possibilità (art. 94 co. 4) di votare contro le proposte del Governo.

 

Se avesse scorso tutto il testo della nostra Costituzione, che è poi non un discorso da cui si possa enucleare una frase a nostro uso e consumo, bensì un insieme di regole e di principi, se lo avesse fatto il ministro Alfano avrebbe scoperto che nella seconda parte, Titolo Terzo, c’è l’articolo 94 che recita:

 

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Tutto questo ci porta a dire che se domani in Parlamento ci saranno 316 deputati e 162 senatori disposti a sostenere un governo guidato da qualcuno che non sia Silvio Berlusconi, questo governo si farà e l’ineffabile ministro Alfano non potrà gridare al golpe, perché è già tutto scritto sulla nostra Costituzione. Se la legga il ministro, se la ripassino il premier e i suoi compari prima di parlare in tv, che è meglio.

Di dilettanti allo sbaraglio questo paese ne ha le tasche piene.

 

 

 

 

 

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

TAG:  ALFANO  MARONI  COSTITUZIONE  GOVERNO TECNICO  ELEZIONI  CRISI DI GOVERNO  NAPOLITANO 

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commenti a questo articolo 0
commento di pmnuragus@gmail.com inviato il 16 agosto 2010
Governa chi ha la maggioranza in parlamento. Poco importa chi ha NOMINATO i parlamentari utilizzando la legge porcata.
commento di Anpo inviato il 16 agosto 2010
Conclusione dello sproloquio del dinamico duo è che la lega nel 1995 quando sostenne Dini violó la Costituzione.
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