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contributo inviato da salernorosario il 29 luglio 2010

N° 25 - 25/07/2010

IL MEGAFONO

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE

Il MASSONE Corrado Guzzanti

22 luglio 2010

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.

Enrico Berlinguer

 Il grande albero delle bande di malaffare

La ricostruzione fatta ieri sul nostro giornale da Roberto Saviano di come sia  nato il falso dossier contro il governatore della Campania, Stefano Caldoro, per  impedirgli di candidarsi, è impressionante. È una ricostruzione basata sui fatti  e sulla trascrizione letterale delle intercettazioni effettuate dalla Polizia  giudiziaria, dalle quali emergono non solo i nomi di chi preparava il fango da  gettare sul volto di Caldoro, a cominciare da Nicola Cosentino sottosegretario  all'Economia e coordinatore del Pdl in Campania, ma il loro linguaggio, la loro  tecnica delinquenziale, la loro disponibilità al malaffare, la rete delle loro  relazioni politiche e giudiziarie.

Saviano scrive che guardare a fondo in quella sentina "ti prende allo stomaco".  È verissimo. Mentre leggi quelle conversazioni, ascolti quel dialetto che è  l'"argot" di una banda, sei afferrato dal disgusto. Per andare avanti fino alla  fine devi fare forza a te stesso. Ti sfilano davanti non soltanto i faccendieri  della "malanimità" ma personaggi del massimo rilievo politico e professionale,  dirigenti del partito di maggioranza e lo stesso leader del Pdl e capo del  governo nazionale.

Ma se volti le pagine del giornale lo squallido scenario si ripete e addirittura  si aggrava. Non è più soltanto la calunnia usata per appaltare un governo  regionale al clan dei Casalesi, ma l'assedio ai supremi custodi della legalità:  la Corte costituzionale e la Corte di Cassazione. Lo scopo è quello di piegare  quei collegi al volere del Sovrano - non a caso definito Cesare nel gergo  della banda.

Resta la possibilità di un governo di transizione. A dare le carte in questa  partita sarà il presidente Napolitano I comitati d'affari non sono lì per caso, non hanno invaso una pianta che  altrimenti avrebbe avuto radici solide Il premier e Bossi vorrebbero andare a elezioni anticipate per evitare i danni  di un lungo logoramento Pensare che sia il Capo a bonificare le stalle è come far presiedere a Dracula  l'associazione dei donatori di sangue

E si snoda attraverso un continuo "pressing" corruttivo che mette sul tavolo la  commercializzazione delle carriere contro la legalità repubblicana. Qui la "malanimità" tocca il culmine, si infiltra al vertice della Suprema Corte,  coinvolge giudici costituzionali e membri del Consiglio superiore della  magistratura. Dall'altra parte di quel sordido risiko i giocatori sono i massimi  dirigenti del partito, quelli che il partito lo fondarono nel 1993 e quelli che  ci arrivarono quando già aveva conquistato il potere e poteva essere usato come  strumento eccezionalmente utile per soddisfare appetiti privati favorendo la  nascita di bande, di Cricche, di svergognate massonerie del malaffare. Marcello  Dell'Utri e Denis Verdini sono i punti di riferimento di questa losca  architettura criminogena che occupa da mesi, anzi da anni le Procure di Roma,  Firenze, Perugia, Milano, Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria, Napoli,  L'Aquila e il procuratore antimafia Ilda Boccassini.

Intercettazioni durate  anni, effettuate da Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza che spesso  si sono imbattuti in colleghi insospettabili e insospettati che giocavano su due  o tre e perfino quattro tavoli, depistando, avvertendo, consigliando. Questa è  la melma che sta montando, il puzzo che emana dai palazzi del potere alimentando  la sfiducia e l'indifferenza antipolitica degli italiani.

* * *

Voglio qui citare un brano dell'articolo di fondo pubblicato dal "Corriere della  Sera" di giovedì scorso e firmato da Massimo Franco, una delle firme più  importanti di quel giornale.

Scrive così commentando le dimissioni di Nicola Cosentino da sottosegretario  all'Economia: "È come se nella penombra del grande albero berlusconiano si  fossero annidati segmenti di società che usano il governo come guscio dentro al  quale ingrassare i loro comitati d'affari. Si tratta d'un problema che sarebbe  ingeneroso considerare un'esclusiva del Pdl. Ma anche per il modo con cui  reagisce, la coalizione berlusconiana tende ad apparire più coinvolta di altri.

La difesa a oltranza dei suoi esponenti chiamati in causa nelle inchieste, la  sovraespongono fino a schiacciarla su una questione morale che ha delegittimato  la Prima Repubblica e che alla lunga non può non logorare l'attuale".

Franco è un giornalista avveduto e prudente. Scrisse qualche anno fa un libro su  Giulio Andreotti che viene considerato un classico su un tema ed un personaggio  così complessi. Dopo questa denuncia in piena regola di quanto sta accadendo, si  rivolge direttamente a Berlusconi affinché si svegli dall'abulia che sembra  averlo pervaso e spazzi le famose stalle che Ercole riuscì a ripulire come  ultima delle fatiche che il Fato gli aveva imposto.

Capisco il valore retorico di quel suggerimento, ma esso nasconde una verità che  non può sfuggire a nessuno: i comitati d'affari che ingrassano annidati nel  "grande albero berlusconiano" non sono lì per caso, non hanno invaso e inquinato  un luogo che altrimenti avrebbe avuto radici solide e fronde verdi e colme di  frutti. L'albero berlusconiano è nato esattamente come abitazione privilegiata  degli affari di chi l'ha piantato e coltivato con grande e sapiente cura.

Per questo è diventato il guscio dentro al quale ingrassano le bande. Non le  correnti, che sono vietate, ma le bande che non possono esserlo perché tutte  fanno riferimento al Capo dei capi, tutti se ne disputano il favore, tutti  considerano quell'albero come la loro casa naturale.

Pensare e sperare che sia il Capo dei capi a bonificare quelle stalle è come  affidare a Dracula la presidenza dell'Associazione dei donatori di sangue. Non  funziona perché non può funzionare e far finta che non sia così non aiuta a  risolvere il problema.

Noi non siamo massimalisti e non li amiamo, ma siamo consapevoli che i galli e  le galline d'un pollaio non possono stringere ampie intese con le volpi e con le  faine. C'è una contraddizione di natura che lo impedisce. Se la legalità è la base dello Stato di diritto e se lo Stato di diritto è la  condizione necessaria all'esistenza d'una democrazia, l'obiettivo è quello di  recuperare la legalità e lo Stato di diritto. Questo è uno spartiacque che non  può in nessun caso essere dimenticato.

* * *

In teoria la Legislatura dovrebbe procedere fino alla sua fine naturale, cioè  fino al maggio del 2013. Questo afferma il premier e questo sostiene anche Bossi  che è il suo determinante alleato. Molti tuttavia sono convinti che la vera  intenzione di Berlusconi (ed anche di Bossi) sia di andare alle urne  anticipatamente per evitare i danni d'una troppo lunga fase di logoramento.  Naturalmente non basta che la maggioranza si dichiari desiderosa d'un voto  anticipato; occorre che si formi un'altra diversa maggioranza.

Quest'ipotesi non è impossibile; potrebbe quindi formarsi un governo di  transizione sostenuto da uno schieramento parlamentare che vada da Casini fino  alla sinistra, con l'appoggio anche di Fini e dei suoi seguaci.

L'obiettivo dovrebbe essere limitato: cambiare la legge elettorale in senso  uninominale, affrontare nel segno della continuità la crisi economica  perseguendo l'obiettivo di stabilizzare il debito pubblico e se possibile  sostenendo i redditi più deboli e diminuendo il carico tributario su imprese e  lavoratori dipendenti.

La Cricca vede una soluzione siffatta come il fumo negli occhi: sancirebbe  infatti la sua fine non per via di giustizia ma per via politica. Anche per il  Cesare una soluzione del genere equivarrebbe alle Idi di marzo, salvo che non ci  sarebbero i pugnali di Bruto e di Cassio ma una semplice evoluzione politica  diventata ormai indispensabile.

C'è un solo personaggio nel centrodestra interessato a non interrompere la  legislatura anzitempo ed è - o dovrebbe essere - Giulio Tremonti.

Il ministro dell'Economia ha legato il suo nome alla politica europea di  stabilizzazione del debito. Un'interruzione traumatica della Legislatura proprio  in coincidenza con massicce scadenze di titoli del debito pubblico italiano,  potrebbe mettere il Tesoro in gravissima situazione. Dal punto di vista  dell'interesse nazionale sarebbe un'avventura estremamente rischiosa della quale  sembra strano che Tremonti possa rendersi corresponsabile. La domanda allora è questa: è ipotizzabile un governo Tremonti senza Berlusconi  e senza la Cricca, cui non risulta che Tremonti appartenga? Oppure un governo  Monti? Oppure ancora un governo Draghi? E insomma un governo del Presidente, con  una maggioranza di "chi ci sta ci sta"?

Questa partita si giocherà probabilmente all'inizio della prossima primavera e  chi darà le carte sarà il presidente della Repubblica come prevede e sancisce la  Costituzione. L'obiettivo, come ha detto in questi giorni Bersani, è quello di  chiudere un ciclo nefasto e recuperare legalità e Stato di diritto, pulire le  stalle, disperderne i miasmi, sciogliere i comitati d'affari criminogeni,  modificare la zona grigia che fa da cuscinetto tra le mafie e le istituzioni.

Tutti gli altri obiettivi passano in seconda linea salvo quello di non far  precipitare il paese in una crisi finanziaria che l'interruzione della  Legislatura provocherebbe.

Qui si porrà il problema d'un riscatto della classe politica. Il fondo si è  ormai toccato e un'apnea prolungata rischia di provocare la dissoluzione d'un  paese. (EUGENIO SCALFARI Repubblica.it 18 luglio 2010)

25 luglio 2010

Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà.

Enzo Biagi

 Sfigati e pericolosi

Di tutti gli articoli dell'autore Carboni, Dell’Utri e tutti gli altri non sono altro che quattro pensionati sfigati. Parola del presidente del Consiglio pro tempore di questo non fortunatissimo paese. L’affermazione è interessante, per molti aspetti rivelatrice, e merita alcune rapide riflessioni di stile e di contenuto. Quanto allo stile: non si può fare a meno di riconoscere la medesima eleganza con la quale nel 1992 Bettino Craxi ebbe a definire mariuolo il suo amico e compagno di partito Mario Chiesa. Sappiamo poi com’è andata a finire ma, come si dice, questa è un’altra storia.

Forse. Quanto al contenuto: ricercando “sfigato” sul Devoto-Oli si incontrano due definizioni. La prima indica nello sfigato chi non ha fortuna, chi è colpito appunto dalla sfiga; per la seconda è invece sfigato chi manca del tutto di pregio o attrattiva. Sarebbe interessante scoprire in quale accezione Berlusconi abbia inteso usare questa espressione del gergo giovanile, probabilmente appresa in virtù delle sue frequentazioni, appunto giovanili. Indovinare non è facile perché, a ben vedere, tanto l’una quanto l’altra definizione potrebbero adattarsi ai personaggi coinvolti nella indagine della procura di Roma. Essi sono forse sfigati, nel senso di sfortunati, perché alcuni dei loro progetti – condizionare giudici, infangare un candidato non gradito alla carica di presidente della Campania, addirittura condizionare le decisioni della Corte Costituzionale - non hanno avuto il sostegno della sorte. Ed essi sono forse di poco pregio e di altrettanto scarsa attrattiva solo che si considerino il contenuto delle loro attività e la natura dei loro precedenti. Dunque Berlusconi ha ragione.

La sua definizione, ancorché non propriamente elegante (visto che fra l’altro si riferisce anche a suoi amici personali come il senatore Dell’Utri) è corretta e potrebbe aver colto nel segno. Questo significa dunque che trattandosi nel caso di specie di persone forse sfortunate, forse di poco pregio non vi è nulla di cui preoccuparsi? Nessun rischio per la democrazia, per l’immagine del paese, per la decenza stessa delle istituzioni? Quattro cialtroni non sono un pericolo? Purtroppo non è così facile. Se non ricordo male, anni addietro Marco Alessandrini, figlio di Emilio, il magistrato ucciso a Milano nel 1979 dai terroristi di Prima Linea, ebbe a dire in un’intervista che non riusciva ad accettare il fatto che suo padre fosse stato ucciso da una banda di cretini. Una sintesi perfetta, pensai all’epoca leggendo l’intervista.

E lo penso ancora oggi. I cretini e i cialtroni possono fare danni terribili, devastanti e a volte irreparabili. Scrive Hannah Arendt in una lettera a Gershom Scholem che il male non è mai radicale, al massimo può essere estremo. Esso non possiede profondità e sfida il pensiero perché «il pensiero cerca di attingere alla profondità, di pervenire alle radici, e dal momento in cui occupa del male, viene frustrato, perché non trova niente». La mancanza di profondità, di senso, d’intelligenza non significa, sfortunatamente, mancanza di pericolosità. La democrazia può essere colpita molto duramente da una banda di cretini, o di cialtroni, o anche di sfigati. E dal loro capo. (Gianrico Carofiglio Unità.it 18 luglio 2010)

 20 luglio 2010

Nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane.

Federico Caffè, economista scomparso

 

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