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contributo inviato da MarcoBorciani il 29 luglio 2010

Da anni ormai ogni nuovo Ministro dell'Istruzione mette mano alla scuola nel tentativo, spesso vano, di rilanciarla, direi quasi di riscattarla. La sensazione, però, è che troppo spesso si sia ottenuto l'effetto contrario: l'impoverimento e l'affossamento della scuola italiana. In questo senso,  poi, l'attuale Ministro Gelmini sta facendo cose inenarrabili: il suo più che un restauro, è un mettere una pezza a quanto il Ministro Tremonti sta togliendo/tagliando.

Credo che il successo/insuccesso di tante riforme sia determinato, anzitutto, da quanto chi le attua creda realmente nel valore della scuola e del Sapere: cogliere nella scuola il senso di una chiave di volta per il futuro del Paese è fondamentale! Investire nella scuola non è investire sul passato, ma sul presente. Anzi, nemmeno: è investire nel futuro! Sì, perchè significa scommettere sulle nuove generazioni, sulle loro capacità (o talenti, per usare un termine evangelico): è una scommessa rischiosa, forse, ma va giocata.

Io, ad esempio, punterei su queste cose....

Innanzitutto, rivedrei i programmi delle scuole in due direzioni. La prima è quella della non-ripetitività di quanto trattato: non è pensabile, ad esempio, che gli studenti si trovino a studiare la preistoria in tre diversi cicli di studio. In questo senso, la matematica studiata alle Medie non ricalca quella fatta alle elementari, ma la integra in qualche caso e la supera in tutti gli altri; così come quella delle Superiori va ben oltre quella delle Medie, senza perdersi in inutili meandri. La seconda direzione è una revisione dei tempi di studio/approfondimento degli argomenti: non vedo la logica con cui si debbano perdere mesi e mesi, ad esempio, su preistoria e storia antica e non vi sia mai tempo per studiare ad hoc quella contemporanea, del secondo Novecento (quanti studenti sanno del caso Moro, o degli anni di piombo, o di Tangentopoli?)

Un'altra cosa su cui credo che la scuola italiana debba investire molto, moltissimo è la nostra stessa lingua. Io sono convintissimo della necessità di insegnare dettagliatamente e bene le lingue, a partire dall'inglese, ma non solo. Ma trovo inutile far studiare le lingue straniere benissimo e lasciare che dell'italiano si sappia poco o niente. Oggi come oggi, sempre più spesso, anche i professionisti della lingua (penso ad esempio a insegnanti e giornalisti) infarciscono i loro discorsi di strafalcioni inenarrabili, cose da far accapponare la pelle!
Analogamente, uno studente che approdi alle Superiori non può avere lacune madornali in matematica. Parlo per esperienza personale: dando lezioni di matematica più volte ho avvertito dei vuoti sulle conoscenze di base che, francamente non credevo si potessero trovare.
Ecco, secondo me, la scuola italiana oggi ha dimenticato le sue basi, quei fondamenti del Sapere che dovrebbero essere conosciuti e applicati dagli studenti con la stessa facilità con cui si muovono nel web tra i vari social network.

Un'altra cosa manca alla nostra scuola: l'educazione civica.
Credo che uno studente, quando si recherà alle urne per esprimere il proprio voto debba arrivarci con la consapevolezza di quello che fa. Capiamoci, non intendo dire che un 18enne debba arrivare al voto sapendo perfettamente cosa dicono i partiti o con un'idea che gli rimanga in testa per tutta la vita. Anzi! Mi aspetterei che la scuola si prodigasse per fare capire agli studenti come funziona il meccanismo del voto, come lo si è ottenuto, cosa significa esattamente un voto.... Sento dei miei coetanei che anche dopo anni vanno alle urne e votano a caso, o scheda bianca o nulla. Un conto è se questa fosse una scelta politica di protesta, ma ben altra cosa è che questa sia la regola di chi se en frega altamente perchè nessuno glielo ha mai spiegato o cercato di condurlo per mano. Il voto è sacrosanto e, dunque, presuppone una consapevolezza e una coscienza civica che la scuola per prima dovrebbe dare.

Cosa manca ancora alla scuola italiana?
La lettura dei giornali e, più in generale, dei libri.
Quanto ai giornali, la pratica di una o due ore settimanali di lettura di qualche quotidiano potrebbe essere un buon esercizio su più fronti: sul fronte dell'italiano applicato, su quello della conoscenza dell'attualità, su quello dell'educazione civica di cui sopra, sul fatto di applicare su una fonte quello che si impara nella didattica normale. Magari sarebbe bello anche insegnare a fare un raffronto tra quotidiani per insegnare a capire le differenze di visione. (Ammetto che questo è più adatto a studenti già grandi in grado di capire un po' meglio certe sfumature).
Quanto ai libri non è così semplice. Nel senso che in molte scuole si pratica abitualmente la lettura di libri, ma troppo spesso lo studente la vive male. Io stesso, che oggi amo e mi appassiono nella lettura, mal sopportavo da studente la lettura. Questo perchè mi urtava/appesantiva la necessità/obbligo di consegnare il testo avendone fatto una recensione puntuale e dettagliata. Lo studente non deve sentirsi "vittima" di un sistema, quanto piuttosto stimolato. Imparare a recensire un libro è importante, ma non per la recensione fine a se stessa, quanto per la capacità di esprimere giudizi, di fare sintesi, di elaborare un pensiero espresso da altri.. E magari è importante pure che il libro sia scelto autonomamente dal ragazzo, e non in una schiera di libri già scelti...

Quanto ho detto finora, evidentemente, presuppone una disponibilità di ore e di spazi che la scuola italiana oggi non sa e non vuole offrire. Questo è semplicemente un problema di impostazione generale e non si riesce a correggerla fintanto che la scuola è vittima di una visione errata. Oggi come oggi si pensa alla scuola come ad un'azienda, che deve dare un certo reddito, determinati risultati... La scuola, se ben concepita e praticata, i suoi risultati li porta non nell'immediato, ma in seguito. Quante persone incrociamo nella nostra vita che ammettono candidamente che a scuola non erano studenti apprezzabili, ma che, se potessero tornare indietro, si impegnerebbero maggiormente, alla luce della loro stessa esperienza lavorativa o quotidiana? Questo è indice di metodi errati...
Un bravo Prof (e qua colgo l'occasione per esprimere la mia personale gratitudine alla stragrande maggioranza dei Prof che ho avuto, dalle Elementari al Liceo) è tale se riesce a trasmettere ai suoi studenti la sua passione per la disciplina che insegna e, in forza di questo, riesce a stimolare nei suoi alunni la curiosità di approfondirne qualche aspetto.
Il bravo Prof non è quello che esige e basta. Nè, tantomeno, quello lassista che si vuole amico degli studenti. Il rapporto tra studente  e Prof deve essere basato sul rispetto reciproco: ruoli chiari, distanze costanti, sincerità di fondo nella relazione reciproca. Non è semplice? Certo, non lo è. Ma è possibile!

Ecco, queste sono solo alcune idee. Le ho scritte perchè qualcuno (B.) mi ha chiesto espressamente di dare un mio giudizio sulla scuola, o meglio, di rendere di pubblico dominio la mia convinzione personale su un mondo che, nella mia impostazione, costituisce la chiave di volta dell'oggi nella proiezione verso il futuro. Tanto le dovevo, tanto ho scritto.

TAG:  SCUOLA  RIFORME  MATERIE  PROGRAMMI 
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