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contributo inviato da redazionepd il 20 luglio 2010
Pubblichiamo la risposta del sen. Pietro Ichino al Pdnetwork

Sul sito www.nelmerito.com Luisa Corazza pone incisivamente la questione nei termini seguenti, "Delle due l’una: o si amplia la platea dei protetti (ma si riducono le tutele) o si mantengono le tutele (riservando allora agli esclusi altre forme di protezione)"; e lasciando sopravvivere una sorta di apartheid fra i lavoratori di serie A e quelli delle serie inferiori. Io sostengo che si può sfuggire a questa scomoda alternativa; sostengo, cioè, che è possibile superare drasticamente questo apartheid, istituendo un nuovo regime di protezione, diverso ma non meno efficiente rispetto al nostro vecchio diritto del lavoro, e ciononostante applicabile davvero a tutti i nuovi rapporti di lavoro.

L’idea è che il regime attuale di protezione forte (articolo 18) generi dei costi – per le imprese e per gli stessi lavoratori protetti – nettamente superiori rispetto al costo di una protezione di nuovo genere per il lavoratore che perde il posto, e assai più efficace: per esempio quella corrispondente al modello danese. Se dunque si accolla all’impresa il costo di questa protezione di nuovo genere, i lavoratori ci guadagnano (perché il nuovo sistema di protezione dà a tutti più di quanto dia a metà di loro il regime di sostanziale job property fondato sull’articolo 18) e ci guadagnano anche le imprese, perché questa forma di protezione costa loro di meno.

Costa molto meno, infatti, garantire al lavoratore licenziato continuità del reddito e assistenza intensiva di alta qualità fino alla ricollocazione, di quanto costi il ritardo sistematico (anche di anni) nell’aggiustamento industriale imposto oggi di fatto dall’articolo 18.

Insieme ad altri 54 senatori del Pd ho proposto il nuovo sistema di protezione in due disegni di legge: uno (n. 1481/2009) a carattere sperimentale; l’altro (n. 1873/2009) in forma di disciplina generale, applicabile a tutte le imprese per i rapporti di nuova costituzione. Il primo mira a consentire l’esperimento del nuovo regime da parte di singole imprese interessate, sulla base di un "contratto collettivo di transizione", con l’idea che nulla più della sperimentazione possa essere utile per superare le contrapposizioni ideologiche, per consentire la valutazione pragmatica dei pregi e difetti del progetto e anche per mettere a punto la nuova disciplina, in funzione di una successiva sua generalizzazione. Il secondo disegno di legge contiene invece quella che potrebbe essere la nuova disciplina generale della materia, a regime: una disciplina molto semplice, contenuta in tre soli articoli (gli articoli 2118-2120 del nuovo Codice del lavoro semplificato). Per i dettagli devo rinviare al mio sito, www.pietroichino.it, e ivi in particolare al "Portale della Semplificazione e della Flexsecurity.

Posso capire la diffidenza nei confronti del secondo disegno di legge, in quanto esso impone il nuovo regime per tutti i nuovi rapporti di lavoro. Ma non riesco a capire la diffidenza nei confronti del primo, quello a carattere sperimentale; qui la volontarietà della sperimentazione, sia per l’impresa sia per i lavoratori, consentirebbe di verificare pragmaticamente la fondatezza dell’assunto fondamentale: quello secondo cui il nuovo regime è un gioco a somma positiva, dal quale entrambe le parti traggono vantaggio.

D’altra parte, non è senza significato che, a seguito della presentazione del disegno di legge n.1481, manifestazioni di forte interesse per il progetto siano venute da parte da parte di molte associazioni di giovani (tra cui quella del Pd lombardo, che ha fatto proprio il progetto), oltre che da parte di Cisl, Uil e alcuni settori della Cgil; e che ben 75 imprese, di tutte le dimensioni e di vari settori, abbiano rivolto un appello al Parlamento per la sua rapida approvazione (tutta la relativa documentazione è disponibile sul mio sito, attraverso il Portale della semplificazione e della flexsecurity).

A questa prospettiva, Marco Leonardi e Massimo Pallini obiettano - ancora sul sito www.nelmerito.com - che dal mio progetto deriverebbe un nuovo dualismo, questa volta tra vecchi rapporti di lavoro, che resterebbero protetti dall’articolo 18, e rapporti costituiti dopo l’entrata in vigore della legge, soggetti al nuovo regime. Questa obiezione si riferisce evidentemente soltanto al d.d.l. n. 1873 (nuovo Codice del lavoro semplificato) e non al d.d.l. sperimentale n. 1481. Anche in riferimento al d.d.l. n. 1873, comunque, a questa critica possono essere opposti due argomenti: innanzitutto, che il dualismo attuale del nostro mercato del lavoro vede contrapposti un vecchio regime di protezione e un nuovo regime di non protezione o protezione fortemente ridotta, mentre la riforma da me proposta vedrebbe convivere due regimi dei quali è ragionevolmente sostenibile che il nuovo offra una protezione migliore o comunque non inferiore rispetto alla parte "forte"del vecchio; e ai lavoratori assoggettati al vecchio regime sarebbe data la possibilità di optare, mediante contratto collettivo aziendale, per la transizione al nuovo. Il d.d.l. n. 1873 non dà luogo, dunque, a un apartheid tra protetti e non protetti, ma a un dualismo tra regime di protezione vecchio e nuovo, destinato progressivamente scomparire, anche solo per effetto del turnover dei lavoratori.

Pubblichiamo di seguito:
- Le slides per la presentazione del progetto, nella nuova versione contenuta negli articoli 2119 e 2120 del d.d.l. n. 1873/2009, al seminario di Saronno del 1° febbraio 2010.

UN PROGETTO PER RIUNIFICARE IL MERCATO DEL LAVORO
Introduzione al dibattito su 'L'emergenza del precariato e la proposta della flexsecurity'

promosso da Iskra
Saronno, 1° febbraio 2010

Il diritto del lavoro scomparso
• Il diritto del lavoro che insegniamo nelle Università di fatto non si applica più alla nuova generazione di lavoratori
• Chi ha pagato il costo della crisi
• Due progetti volti a riscrivere il diritto del lavoro per l'uscita dalla crisi e per il lavoro del futuro: il ddl 1481 per la sperimentazione e il ddl 1873 per il nuovo Codice del lavoro

Che cosa è la flexsecurity
• Coniugare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza di tutti i lavoratori nel mercato
• Questo significa:
- tutti (o quasi) assunti a tempo indeterminato
- (e tutti protetti contro le discriminazioni; però…)
- nessuno inamovibile
- forte sostegno nel mercato per chi perde il posto per motivi economici od organizzativi

• Ma ne siamo capaci?

Che cosa manca all'Italia per poter sperimentare la flexsecurity
• La qualità dei servizi nel mercato del lavoro
• la capacità di condizionare un forte sostegno del reddito
• le risorse pubbliche per un forte sostegno del reddito
• le civic attitudes

DOBBIAMO DOTARCI DELLA CULTURA MATERIALE NECESSARIA PER SPERIMENTARE UN EQUILIBRIO PIU' EFFICIENTE

Una tecnica normativa nuova
• La riforma non è imposta a tutti, ma è posta a disposizione di chi è pronto ad attuarla
• Non la palingenesi istantanea e universale, ma il metodo del try and go
• Il Centro-nord non è obbligato ad aspettare il Sud, ma può sperimentare nell'interesse di tutti
• Il costo a carico delle imprese è utilizzato come incentivo alla (e garanzia della) efficienza dei nuovi servizi nel m.d.l.
• Se e quando poi lo Stato vorrà e potrà...
• Perché proporre già ora anche il d.d.l. (nuovo Codice del lavoro) che delinea l'assetto definitivo

Un nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza nei nuovi rapporti di lavoro
• per i dipendenti già in organico la vecchia disciplina resta invariata (salva diversa loro scelta)
• per i nuovi assunti:
- tutti a tempo indeterm. (tranne i casi classici di c.a.termine)
- controllo giud. solo su discriminazioni e lic. discipl.
- in caso di licenziamento economico, garanzia di
• sostegno del reddito
• assistenza efficace per tutti nel mercato del lavoro

• per le imprese: maggiore flessibilità degli organici in cambio del sostegno ai dip. che perdono il posto

A chi si applica il nuovo regime in materia di licenziamento economico
• solo nelle aziende con più di 15 dipendenti
• soltanto ai nuovi assunti, i quali siano
-> lavoratori subordinati (con trattamento disoccupazione calcolato solo su € 40.000 annui), oppure
-> collaboratori autonomi continuativi (anche p. iva) che o traggano più di due terzi del reddito di lavoro dallo stesso rapporto o abbiano un reddito annuo inferiore a € 40.000 lordi o e non siano iscritti a ordini o albi professionali incompatibili con una posizione di dipendenza

I termini essenziali dello scambio
• l'impresa si accolla il “costo sociale” del licenziamento per motivo oggettivo (severance cost)
• quel costo diventa l'unico “filtro” delle scelte di riduzione degli organici, di soppressione di un singolo posto di lavoro, o di sostituzione di uno o più lavoratori in una determinata posizione…
• … salvo il controllo giudiziale contro le discriminazioni (di razza, etnia, genera, religione, età): il giudice non può entrare nel merito del “motivo oggettivo” del licenziamento
• il severance cost è costituito da: a) preavviso o indennità crescente con l'anzianità, più b) contratto di ricollocazione per il lavoratore licenziato

Il contratto di ricollocazione
• L'agenzia scelta dall'impresa stipula un contratto di ricollocazione con il lavoratore licenziato, che
• gli garantisce un trattamento complementare di disoccupazione che porta l'indennità al 90% per il primo anno, poi 80% per il secondo e 70% per il terzo (durata max: 3 anni, comunque non superiore alla durata del rapporto di lavoro diminuita di un anno)
• lo obbliga a partecipare a tempo pieno a tutte le iniziative di riqualificazione e ricerca della nuova occupazione
• lo assoggetta, per queste attività, a un potere direttivo e di controllo dell'agenzia (analogo a quello proprio del datore)
• il contratto di ricoll. è suscettibile di recesso per giusta causa da parte dell'ag., in caso di inadempimento del lav.

Fluidità nella fase iniziale del rapporto
• Primo anno: periodo di prova lungo, poi solo indennità di licenziamento + assistenza nella ricerca del nuovo posto
• Se contratto a termine: il primo è libero, secondo la dirett. UE, ma con indennizzo in caso di mancata conversione a t. indet. (dopo il primo, limitazione drastica delle assunzioni a termine)
• Dal secondo anno: indennità di licenziamento (e/o preavviso) + tratt. disocc. 90% per un anno
• Dal terzo anno: indennità di licenziamento (e/o preavviso) + tratt. disocc. per due anni, 90% - 80%
• Dal quarto anno: il severance cost incomincia a diventare più pesante, ma senza lo “scalone” del progetto Boeri Garibaldi

Le componenti del severance cost a carico dell'impresa
• A) indennità di licenziamento pari a una mensilità per anno di anzianità del lavoratore
• B) trattamento complementare di disoccupazione:
- 1° anno: differenza per arrivare al 90% (costo modesto)
- 2° anno: 80% dell'ultima retribuzione
- 3° anno: 70% dell'ultima retribuzione

• Il rischio del costo per il 2° e 3° anno dà un forte incentivo alla qualità e buon funzionamento dei servizi di ricollocazione, perché la disoccupazione duri comunque meno di un anno
• Già oggi questo accade in 8 casi su 10 [v. slide seg.]

Gli unemployment spells in Italia: entro quanto tempo si ritrova il lavoro

mesilav. 15-35
totale
tempo pieno e
indeterm.
lav. 36-60
totale
tempo pieno e
indeterm.
entro il 2° mese27,1%25,6%25,6%24,2%
entro il 4° mese42,3% 40,2% 41,8% 39,0%
entro il 6° mese54,0% 52,2% 55,8% 53,1%
entro il 12° mese83,3% 81,3% 76,5% 76,2%
entro il 18° mese92,8% 91,5% 83,9% 84,8%
entro il 24° mese96,8% 96,0% 88,0% 89,5%


Fonte: Inps, in rif. a unemployment spells incominciati in Italia tra feb. 1998 e nov. 2001
Il dato indica la percentuale dei lavoratori di ciascuna categoria che hanno trovato la nuova occupazione entro il tempo indicato nella prima colonna, tra il 1998 e il 2005

Commento della tabella e prospettiva nel futuro prossimo
• I dati si riferiscono alla ricerca del nuovo posto di lavoro nel periodo tra il 1998 e il 2005 (ultima ricerca disponibile sul tema)
• il nuovo regime è destinato ad applicarsi solo a rapporti di lavoro che nascono d'ora in avanti: i primi licenziamenti si verificheranno presumibilmente dopo il 2012
• se nel 1998-2005 l'80% trovava il lavoro entro l'anno, con servizi migliori si può puntare almeno al 90% (nei Paesi scandinavi si arriva al 98%!)

La logica del nuovo sistema: incentivo alla rioccupazione rapida
• È ragionevole proporsi di ridurre i casi di durata della disoccupazione >1 anno al di sotto del 10%
• per i 9 lavoratori su 10 ricollocati entro l'anno il costo del trattamento complementare è molto contenuto
• il costo del servizio di outplacement e di riqualificaz. mirata deve essere coperto dalla Regione e dal FSE
• per i difficilmente collocabili (secondo e terzo anno) si può pensare a programmi speciali, che riducano il costo per l'impresa; ma si tratterà pur sempre soltanto di un caso su dieci

Esempi di severance cost (industria)
1. Un anno di anzianità di servizio

A - preavviso/indenn. licenziamento:
1M + 1C = 8,3% CAA (1/12 del costo az. annuo)
B - trattamento complementare di disoccupazione:
non è dovuto

Costo totale in ogni caso: 8,3%CAA
Esempio - operaio con CAA = € 25.000: costo complessivo pari a € 2.083

M = una mensilità di retribuzione lorda
C = contributi gravanti su una mensilità di retribuzione
CAA = costo aziendale annuo complessivo (retr. + contributi)

Esempi di severance cost (industria)
2. Due anni di anzianità di servizio

A preavviso/ind. licenziamento: 2(M+C)=16,7% CAA
B trattamento complementare di disoccupazione nel
caso di ricollocazione in 6 mesi:
6x10%M = 60%M = 3,6% CAA (con retr. fino a € 1.330)

A + B costo totale normale: 20,3% CAA
Esempio - operaio con CAA = € 25.000: costo compl. normale pari a € 5.075

C tratt. compl. disocc nel caso di non ricollocazione:
12x10%M = 120%M = 7,1% CAA

A + C costo totale massimo (10% dei casi): 23,7% CAA
Esempio - operaio con CAA = € 25.000: costo compl. massimo pari a € 5.925

Esempi di severance cost (industria)
3. Quattro anni di anz. di servizio

A preavviso/ind. licenziamento: 4(M+C)= 33,3% CAA
B trattamento complementare di disoccupazione nel
caso di ricollocazione in 6 mesi:
6x10%M = 60%M = 3,6% CAA

A + B costo totale normale: 36,9% CAA
Esempio - operaio con CAA = € 25.000: costo compl. normale pari a € 9.225

C tratt. compl. disocc nel caso di non ricollocazione:
7,1%CAA (1° anno) + 107%CAA (2° e 3° anno)= 114,1 CAA
A + C costo totale massimo (10% dei casi): 147,4% CAA
Esempio - operaio con CAA = € 25.000: costo compl. massimo pari a € 36.850

Esempi di severance cost (industria)
4. Dieci anni di anz. di servizio

A preavviso/ind. licenziamento: 10(M+C)=83,3%CAA
B trattamento complementare di disoccupazione nel
caso di ricollocazione in 6 mesi:
6x10%M = 60%M = 3,6%CAA

A + B costo totale normale: 86,9%CAA
Esempio - operaio con CAA = € 25.000: costo compl. normale pari a € 21.725

C tratt. compl. disocc nel caso di non ricollocazione:
7,1%CAA (1° anno) + 107%CAA (2° e 3° anno)= 114,1CAA
A + C costo tot. massimo (10% dei casi): 197,4% CAA
Esempio - operaio con CAA = € 25.000: costo compl. massimo pari a € 49.350

IL SEVERANCE COST NEL SETT. INDUSTRIALE SECONDO GLI ARTICOLI 2119-2120
Anzianità servizio1 anno2 anni4 anni6 anni8 anni10 anni20 anni
A - Preavv. (o Indenn. licenz.)1(M+C)=
8,3%CAA
2(M+C)=
16,7%CAA
4(M+C)=
33,3%CAA
6(M+C)=
50%CAA
8(M+C)=
66,7%CAA
10(M+C)=
83,3%CAA
20(M+C)=
166,7%CAA
B - Tratt. complem.di Disocc.
(6 mesi)
06x10%M=
60%M=
3,6%CAA
6x10%M=
60%M=
3,6%CAA
6x10%M=
60%M=
3,6%CAA
6x10%M=
60%M=
3,6%CAA
6x10%M=
60%M=
3,6%CAA
6x10%M=
60%M=
3,6%CAA
A+B - Costo normale
(rioccupaz.in 6 mesi)
media 90% casi 0
8,3%
CAA
20,3%
CAA
36,9%
CAA
53,6%
CAA
70,3%
CAA
86,9%
CAA
170,3%
CAA
C - Tratt. complem. di disoc.
(durata max 3 anni)
0 12x10%M=
7,1%CAA
(10+80+70)
%=
114,1%CAA
(10+80+70)
%=
114,1%CAA
(10+80+70)
%=
114,1%CAA
(10+80+70)
%=
114,1%CAA
(10+80+70)
%=
114,1%CAA
A+C - Costo max
(riocc. > 3 anni)
10% dei casi
8,3%
CAA
23,7%
CAA
147,4%
CAA
164,1% CAA180,8%
CAA
197,4%
CAA
280,8%
CAA

Tabella sinottica dei quattro disegni di legge presentati da parlamentari del Pd per il superamento del dualismo nel mercato del lavoro (5 febbraio 2010).




DDL n. 1481/09 Ichino + 34
(sperimentazione flexsecurity)
DDL n. 1873/09 Ichino + 53
artt. 2119-2120 (nuovo Codice del lavoro)
PDL n. 2630/09 Madia Miglioli Gatti
.U.I.F.)
DDL n. 2000/10 Nerozzi
sul progetto Boeri-Garibaldi)
Area di applicaz.:
- imprese
Tutte le imprese che si impegnano nella sperimentazione con il contratto collettivo di transizioneTutte le imprese >15 dipendenti; per quelle <16 si prevede estensione successiva a costo compensatoTutte le impreseTutte le imprese

Area di applicaz.:
- lavoratori
Tutti i nuovi assunti in posizione di dipendenza economica (*)Tutti i nuovi assunti in posizione di dipendenza economica (*)Tutti i nuovi assunti in posizione di dipendenza economica (*)Tutti i nuovi assunti in posizione di dipendenza economica (*)
DenominazioneContratto di lavoro dipendenteContratto di lavoro dipendenteCUIF - Contratto unico di inserim. formativoCUI - Contratto unico di ingresso
Come il ddl si propone di
superare il dualismo
del mercato del lav.
Tutti i nuovi contratti di lav. dipendente (*) - di qls. tipo - sono a tempo indeterminato con nuova disc. lic. (salvo stagionali, sostituzioni, e pochi altri casi di contr. a termine)Tutti i nuovi contratti di lav. dipendente (*) - di qls. tipo - sono a tempo indeterminato con nuova disc. lic. (salvo stagionali, sostituzioni, e pochi altri)L'unica alternativa al contratto normale e a casi ristretti di contr. a termine è il CUIF, contratto a causa mista di durata fino a 3 anniL'unica alternativa al contr. lav. normale e a casi ristretti di contr. a termine è il CUI, contratto a t. indeterminato, con protezione crescente
Possibilità di assunzione
con contratti diversi
Contratto a termine nei soli casi previsti
Co.co.co. o lav. a prog. solo sopra i 40.000 euro annui
Contratto a termine nei soli casi previsti
Co.co.co. o lav. a prog. solo sopra i 40.000 euro annui
Contratto a termine nei soli casi previsti Co.co.co. o lav. a prog. solo sopra € 40.000Contratto a termine con restrizioni Co.co.co. o lav. a prog. solo sopra i 30.000 euro annui
Protezione contro
licenziamento
discriminatorio
Controllo giudiziale pieno, con nullità del licenziamento e reintegraz. (art.18)Controllo giudiziale pieno, con nullità del licenziamento e reintegraz. (art.18)Controllo giudiziale pieno, con nullità del licenziamento e reintegraz. (art.18)Controllo giudiziale pieno, con nullità del licenziamento e reintegraz. (art.18)
Disciplina del
licenziamento
disciplinare
Controllo giudiziale pieno, con risarcim. e/o reintegraz. a discrezione del giud.Controllo giudiziale pieno, con risarcim. e/o reintegraz. a discrezione del giudiceControllo giudiziale pieno, con risarcim. e reintegrazione secondo art. 18 S.L.Controllo giudiziale pieno, con risarcim. e reintegrazione secondo art. 18 S.L.
Disciplina del
licenziamento
economico
Indennità di licenz. (1 mese per anno anz.) + tratt. complementare di disoccupazione a carico dell'impresa
(v. sotto)
Indennità di licenz. (1 mese per anno anz.) + tratt. compl. disoccupazione a carico dell'impresa
(v. sotto)
La prima fase (<3a.) è contratto a termine, con libertà di scelta delle parti circa la convers. in rapporto regolare; poi art. 18 S.L. Indennità di licenz. pari a 5 gg. per mese di anzianità, fino al limite massimo dei 3 anni;poi art. 18 S.L.
Durata massima di
applicazione della
nuova disciplina
della stabilità
Dal 21° anno di anzianità si applica una presunzione di discriminazione per età (il datore deve dimostrare la necessità del lic.)Dal 21° anno di anzianità si applica una presunzione di discriminazione per età (il datore deve dimostrare la necessità del lic.)3 anni, con incentivo alla trasformazione a tempo indeterminato, poi si applica art. 18 3 anni per la fase iniziale a stabilità crescente, poi prosegue a t. indeterminato con applicaz. art. 18
Trattamento di
disoccupazione al termine
(base attuale + tratt.
complementare a
carico impresa)
Primo anno 90% con tetto 36.000 euro, poi decresc. per altri 3 anni: 80%, 70%, 60%Primo anno 90% con tetto 36.000 euro, poi decresc. per altri 2 anni: 80% e 70%Accesso al trattamento di disoccupazione oggi vigente (non è previsto tratt. complementare)Accesso al trattamento di disoccupazione oggi vigente (non è previsto tratt. complementare)
Cassa
integrazione
guadagni
Non viene modificataGaranzia 80% per i lav. di tutti i settori; assic. Inps obbligatoria per az. industriali, facoltativa per az. degli altri settoriNon viene modificataNon viene modificata
Retribuzione
oraria
minima
Non è previstaDeterminata dal Governo su proposta del CnelNon è prevista Determinata dal Governo su proposta del Cnel


(*) Tutti e quattro i progetti definiscono la posizione di dipendenza economica come quella del collaboratore che, nel periodo dato, trae dal singolo rapporto più di due terzi del proprio reddito complessivo di lavoro, salvo che il reddito stesso superi i 40.000 euro annui, oppure che il lavoratore stesso sia iscritto a un albo od ordine professionale incompatibile con la posizione di dipendenza (notai, avvocati).
I d.d.l. Ichino e Nerozzi prevedono un dimezzamento della soglia massima di 40.000 euro annui per i primi due anni di esercizio dell'attività di lavoro autonomo da parte del soggetto interessato.

Materiale tratto dal sito web www.pietroichino.it
TAG:  FLEXSECURITY  ICHINO  SONDAGGIO  MERCATO DEL LAVORO  DISOCCUPAZIONE  FLESSIBILITÀ 

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commenti a questo articolo 0
commento di cristinasemino inviato il 24 luglio 2010
Affrontare questo tema é importantissimo, soprattutto per il futuro delle nuove generazioni. Poi si possono discutere i singoli punti, ma sarebbe l'ora di chiarire ai giovani su quali regole si fonderà la loro vita lavotiva e non solo, perchè da quella dipenderà anche tutto il resto.

Grazie per questo post alla redazione!
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 24 luglio 2010
continua
Il progetto Flexsecurity affronta un problema che nelle società moderne è importante: come si fa a consentire il passaggio di lavoratori da un settore economico ad un altro? e/o addirittura dal settore pubblico a quello privato? e/o tra un settore del pubblico ed un altro settore del pubblico? Tutto al fine di spostare le risorse umane dove c'è maggiore possibilità di produzionwe di ricchezza per un paese?
A mio avviso il progetto del Prof Ichino comincia ad affrontare questo problema . Non pensate che sia importante affrontarlo? Ritenete invece che sia cedere allo strapotere dei capitalisti? non mi sembra proprio.
Se solo giungessimo alla conclusione che affrontare questo tema è importante credo che avremmo raggiunto un grande risultato.
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 24 luglio 2010
Se leggete bene la tabella sinottica di comparazione c'è scritto che questi progetti di legge si applicano esclusivamente ai nuovi assunti. Stiamo cioè parlando di quelle persone ( per lo più giovani) che oggi non ( e sottolineo non) vengono assunti a tempo indeterminato ma rimangono sino a trentacinque anni e oltre nella ragnatela del precariato. Contro questo dualismo del mercato del lavoro ( superprotetti a cui questi disegni di legge non si applicano e giovani precari)sarei favorevole all'introduzione del Contratto unico d'ingresso che è un contratto a tempo indeterminato con le caratteristiche riportate nella tabella sinottica e a cui faccio l'obiezione di ridurre il tempo di entrata a regime da tre a 1,5 anni. Per quanto riguarda il progetto flexsecurity esso affropnta un problema da non sottovalutare:
continua
commento di giampiero55 inviato il 24 luglio 2010
Con tutto il rispetto di chi mi ha preceduto e per i relatori, faccio sommessamente notare che:
quando c'era occupazione ovvero dal boom economico fino agli anni 90/2000 abbiamo mantenuto il mercato del lavoro su un sistema rigidissimo, super protetti su un mondo del lavoro in grado di offrire posti di lavoro. Tra imprese pubbliche e private e tra imprese piccole, medie e medio grandi, bene o male lavoravano tutti e a tutti abbiamo applicato una super protezione. CCNL leggi, accordi sindacali, triangolazioni governative (governo confindustria, sindacati) concertazione, etc etc etc.
Ora invece che la precarietà imperversa e la disoccupazione dilaga, creiamo la flessibilità su un sistema industriale scomparso.
Boooh!!!!! Ma siamo sicuri che abbiamo le idee chiare? O pensiamo che il lavoratore che perde il lavoro tutto sommato è come gli economisti, girato l'angolo ne ritrova un altro?
commento di Stefano51 inviato il 23 luglio 2010
Giusto per dire, è cronaca di oggi la notizia che Marchionne vuole assemblare la nuova multipla Fiat in Serbia. Stiamo parlando della prima ( e ormai unica) industria automobilistica italiana, sempre aiutata dallo Stato (cioè da noi tutti) nei suoi momenti difficili.

Ebbene, non si è ancora spenta l'eco dei fatti di Pomigliano, dove sono state delocalizzate, grazie al buon servizio offerto da Sacconi, da Bonanni e Angeletti, le regole polacche. Avere carta bianca su una nuova generazione di schiavi non basta evidentemente a Marchionne, che vista la morbidezza della concertazione (????) si è stuzzicato l'appetito e vuole delocalizzare direttamente Mirafiori.
E con questi andiamo a parlare di flexsecurity ? Diranno "Ma bravi, ci stavamo giusto pensando..." e giù altri colpi di scure. Non mi sembra il caso.

Ribadisco il mio pensiero già espresso : si può parlare di riforma del welfare soltanto se :
1) prima si mettono in galera i truffatori e i grandi incalliti evasori. la giustizia fiscale e la redistribuzione del reddito diventa un prerequisito fondamentale;
2)si creano nuove regole per finanziare lo stato sociale. Se è un bene di tutti è giusto che tutti contribuiscano in proporzione al proprio reddito (debitamente accertato).
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 22 luglio 2010
Non so quante delle persone che hanno letto e lasciato un contributo di condivisione o di critica all'interno di questo dibattito appartengono alla generazione dei precari . Ho paura che siano poche. Mi piacerebbe sentire la loro voce , il loro disagio e un inizio di partecipazione. Forse dovevamo esprimerci in maniera ancora più semplice e più chiara e/o trovare altri strumenti di diffusione.
Sono contento che vi sia stata una interazione fra gli utenti del network , la Redazione e il contributo di uno studioso e politico come il prof Ichino. Al di là del tema trattato, questa esperienza rappresenta una possibilità da ripetere e perfezionare continuando nell'obiettivo di portare il dibattito anche nei circoli e sperimentando quando sarà tecnicamente disponibile lo strumento del sondaggio.. Mi rimane al momento la delusione di non aver incontrato in questo percorso tanti giovani con cui interagire in maniera critica per rendere più viva la ns azione.
commento di luimanc@libero.it inviato il 22 luglio 2010
Chi, come F.Rosso, è perplesso o contrario alla proposta, dovrebbe anche contro proporre qualcosa di diverso. Il "come se ne esce" va risolto. Il mercato non è un invenzione, le sue leggi valgono persino nel mondo animale. Non si può pretendere la botte piena ecc..
Se tiriamo troppo, le imprese delocalizzano, se non stiamo all'erta, ci fregano e così via. La proposta Ichino, senza entrare nei dettagli tecnici, mi sembra un giusto equilibrio. Se non servi all'impresa devi rassegnarti, non puoi pretendere che ti paghi lo stesso, ma se è stato predisposto un paracadute, hai la possibilità di continuare a vivere con dignità.
commento di F.Rosso inviato il 22 luglio 2010
E' verissimo che i sindacati non proteggono i precari, e parte della colpa è loro che non hanno saputo riorganizzarsi. Ma la colpa primaria sta in chi ha proposto, e accettato, un sistema così scellerato come l'attuale, che atomizza i lavoratori e li rende schiavi di fatto.
Ha una colpa gravissima chi ha introdotto queste forme di precariato, la colpa di aver distrutto il futuro di intere generazioni, e non solo di ragazzi, si badi bene: ci sono 50 enni e oltre che hanno avuto la vita distrutta da questa forma di moderna schiavitù, che hanno tirato avanti con contratti a progetto rinnovati solo se il dio mercato lo richiedeva e, specie al sud, solo se avevi il politico giusto a proteggerti.
E' verissimo anche che on si può mantenere una crescita professionale adeguata, ma come si pensa di poterla mantenere con le proposte fatte?
Spero, ad esempio, che quando si dice "ha il salario minimo se accettano il lavoro assegnato..." significa che verrebbe offerto un lavoro adeguato al titolo di studio e alla mansione professionale svolta... Chessò, non si proponga ad un ingegnere di tagliare le erbacce nelle strade, altrimenti addio professionalità e addio sviluppo del Paese!
Ed è questo il tema centrale: il nostro Paese ha una struttura industriale capace di assorbire le professionalità e i mestieri? Non credo, proprio per nulla, con un apparato industriale in disarmo, antiquato e privo di innovazione.... Allora, dovrebbe essere lo Stato in prima persona a creare lavoro, specie quello qualificato. E già sento i liberisti puri e duri gridare allo scandalo, contro il comunismo e la statalizzazione....
Quindi come se ne esce?
commento di Parola Mia inviato il 21 luglio 2010
Ho letto ed anche riletto, ho pensato (nei miei limiti) e pur reputando interessante e ben articolata la proposta continuo ad avere perplessitá nel merito, delle quali la principale segue:

I lavoratori dipendenti che aderiscono si assumono l'onere ed il rischio di accettare una flessibilitá semi-totale.

Lo Stato (regioni o fondi europei vari sempre soldi pubblici sono) si assume l'onere ed il rischio di finanziare e gestire le agenzie di ricollocamento e l'eventuale riqualificazione e quindi, data la realtá fiscale Italiana, anche queste spese sono per oltre il 70% a carico di lavoratori ed ex-lavoratori (pensionati) dipendenti.

Quali oneri e rischi aggiuntivi si assumono le aziende?
quando l'economia va bene possono usare la flessibilitá solo e se fa aumentare i profitti mentre in fasi recessive (come l'attuale) un'azienda con parte dei dipendenti in flexsecurity e parte no, prima mette in cassa integrazione ordinaria i lavoratori con il vecchio contratto e se poi non basta dichiara fallimento e scarica sullo Stato i costi aggiuntivi della flexsecurity.

In parole povere se per il contratto di flexsecurity non si prevede per l'azienda l'obbligo di accantonare in un fondo gestito da terzi i costi aggiuntivi degli ammortizzatori previsti mano a mano che maturano io temo che in non poche situazioni del progetto rimarrebbe solamente la flex a vantaggio delle aziende mentre la security sarebbe scaricata interamente sulle spalle dei soliti noti.



commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 21 luglio 2010
continua.
Mi preme dire ancora una cosa sul problema del ricollocamento al lavoro . Si deve sicuramente intervenire sulla parte residua di lavoratori che non trova occupazione dopo il terzo anno come si deve intervenire su tutte le persone che vivono di marginalità ( italiani e non )offrendo loro progetti speciali di lavoro anche presso agenzie di Stato.Deve nascere subito un Ente Statale Lavori con obiettivi di bilancio economici che trovi sul mercato pubblico e privato i suoi appalti e che garantisca una occupazione a tutti coloro che non trovano un lavoro. I lavoratori che, su base volontaria, aderiranno al progetto avranno un salario minimo garantito a patto che svolgano il lavoro assegnato.
MI perdonerete per la lunghezza dell’intervento ma desidero aggiungere ancora una cosa sui lavoratori anziani .Bisogna mettere subito in piedi una gestione flessibile che accompagni il lavoratore anziano dal lavoro a tempo pieno alla pensione ( i cui tempi in questo caso vanno allungati) con forme di lavoro a tempo parziale e flessibile..L’onere dellla retribuzione verrebe ad essere in parte a carico dell’ente pensionistico e in parte a carico dell’impresa. Poiché nel periodo considerato i contributi non andrebbero più versati ed anche gli oneri fiscali a carico dell’azienda sarebbero diminuiti il risparmio ottenuto, insieme a quello ottenuto dall’Inps per la mancata erogazione di parte della pensione, dovrebb per almeno la metà andare nelle tasche del lavoratore come premio della sua operatività.Sarebbe particolarmente utile l’attività di questa categoria di lavoratori in attività di tutor.

commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 21 luglio 2010
Vedo in diversi interventi la preoccupazione che questo tipo di approccio sul lavoro costituisca l’anticamera per la disoccupazione e la perdita di ogni diritto. E’ esattamente il contrario in quanto si cerca di dare ai ragazzi che sino a 35 anni ed oltre rimangono schiavi di lavori precari (in cui diventa difficile mantenere la crescita della propria professionalità e una progetto di vita personale) una prospettiva di inserimento e di sicurezza progressiva. L’approvazione del progetto flexsecurity, anche su base volontaria, unito all’approvazione in prima battuta del CUI ( DDL Nerozzi) consentirebbe un primo risultato verso un mercato del lavoro che tende a superare l’attuale dualismo dove a pagare sono le fascie deboli. Il CUI è un contratto di lavoro a tempo indeterminato a garanzia progressiva. Si può richiedere che il tempo di prova si riduca dal massimo di tre anni previsti a 1 anno e mezzo ( le aziende serie ed organizzate hanno tutto il tempo di valutare in quel periodo la validità del proprio personale) e soprattutto è necessario un coinvogimentro forte nel dibattito dei leaders dei tre principali sindacati italiani. I sindacati, a partire da queste questioni devono ritrovare una posizione unitaria . E’ necessario assumere questa responsabilità per il futuro del paese. I sindacati non rappresentano i giovani precari. Lo possiamo vedere in tutti i lughi di lavoro. I giovani vengono anzi spesso criticati per il loro scarso impegno- Ma abbiamo dimenticato che le parti deboli e ricattabili vanno fatte crescere con l’aiuto di tutti? Il sindacato ha questo conpito se non vuole morire. I partiti devono costituire lo stimolo e la guida politica di questo processo con le proprie proposte complessive. Continua
commento di versoest inviato il 21 luglio 2010
Non posso che accodarmi ai sentimenti, prima di stupore e poi di soddisfazione, per l'enorme passo avanti che questo intervento, spero non isolato, rappresenta rispetto all'onanismo cerebrebale svolto finora dal PDNW. L'argomento, però, è effettivamente molto tecnico e richiede, almeno da parte mia, l'approfondimento che merita prima di contribuire al dibattito. GRAZIE.
commento di F.Rosso inviato il 21 luglio 2010
Ancora con questa sbobba...
Mi spieghino, i signori della flex...ecc... come si fa vivere se:
- mi buttano fuori quando vogliono
- NON esiste un altro posto dove andare a lavorare (cosa comunissima in Italia, praticamente la norma al sud)
- non è possibile, specie se on si hanno più 20 anni, spostarsi in tutto il paese, cercando casa (a prezzi proibitivi) e abbandonando la famiglia e i figli.

Che razza di società è questa? Fatta solo ad uso e consumo delle aziende.
No, mi spiace, non ci siamo....
commento di luimanc@libero.it inviato il 21 luglio 2010
Allora è possibile!
Come si è visto si può riuscire a fare del PDNW una cosa utile. Speriamo che si continui così. Anche se l'argomento non è dei più semplici mi esprimo a favore della proposta Ichino sopratutto perché applicabile a chi ci sta. Un cambiamento graduale che bloccherebbe però le esagerazioni della precarietà. Tuttavia bisogna davvero stare attenti a non dare il "là" alla destra che scopiazza e peggiora.
Non dimentichiamoci che i COCOCO e i lavori socialmente utili sono stati partoriti dalla sinistra.
Occhio alla buche che ci sono nel percorso!
Grazie alla redazione, ma ....fate qualcosa di più incisivo per l'organizzazione.
commento di Anpo inviato il 20 luglio 2010
Sono contento anhe io che il post di Giuseppe abbia dato il via ad un dibattito fra la dirigenza e la base e spero diventi una costante nel forum.

Però continuo ad avere delle perplessità sul contratto di riallocazione che mi apre piuttosto generico in ordine alla riqualificazione del lavoratore visto che non si prevede entro quali limiti il lavoratore debba essere qualificato (es. un operaio potrebbe dover imparare a fare il fornaio) e il recesso solo in capo all'agenzia.

Spero che il Prof. Ichino possa chiarire meglio questo aspetto.

Riporto più in basso il ddl a firma dell'On. Nerozzi e altri che invece riprende la proposta di contratto unico di Boeri e Garibaldi: http://www.pietroichino.it/?p=7306
commento di Stefano51 inviato il 20 luglio 2010
"Delle due l’una: o si amplia la platea dei protetti (ma si riducono le tutele) o si mantengono le tutele (riservando allora agli esclusi altre forme di protezione)"; e lasciando sopravvivere una sorta di apartheid fra i lavoratori di serie A e quelli delle serie inferiori.

Voglio dire la mia, e senza peli sulla lingua. Mi fa orrore l'assioma che ho appena riportato. Mi fa orrore che in un periodo in cui il lavoro è diventato merce insieme ai lavoratori (le agenzie interinali li "somministrano" come fossero supposte )il Pd invece di porsi, pregiudizialmente, questo problema sotto il profilo etico, mettendoci un bel paletto piantato fondo, si metta a disquisire sul come e quando stiracchiare una coperta che non solo è corta, ma è anche logora. E lo faccia proponendo un'altra coperta costruita sullo stesso identico telaio, soltanto molto più leggera.

Non vi viene in mente che in Italia c'è chi sul lavoro si arricchisce e non paga mai dazio, semplicemente perchè il nostro welfare non lo prevede ? Non sarebbe meglio ragionare con il "pensiero laterale" una volta tanto, e andare cercare il modo su come far contribuire davvero tutti allo stato sociale ?

Il prof. Ichino, di cui ricordo una memorabile campagna "antifannulloni" di qualche estate fa, dovrebbe sapere, per esperienza appena fatta, che certe ipotesi, certe idee messe sul tappeto con grande visibilità e non so proprio se con altrettanta condivisione, vengono immediatamente fagocitate dal centrodesta e poi disinvoltamente applicate, mostrando al popolo la coccardina di provenienza pd, così poi oltre al danno si avrà anche la beffa.

E' già successo con Brunetta, a cui pare proprio che il prof. Ichino abbia tirato la volata. Adesso evidentemente sarebbe Sacconi il ministro interessato, che certo non ha bisogno di sollecitazioni per marocchinare i lavoratori.

Se servono più risorse per le tutele sul lavoro, andiamole a prendere dove i soldi ci sono davvero, da chi i soldi ne ha f
commento di salvatore1 inviato il 20 luglio 2010
Seguo il percorso culturale e politico del prof. Ichino, almeno dal 1982 e dal suo "Il collocamento impossibile" (che citavo nella mia tesi di laurea) così lucidamente critico sull'impotenza delle politiche pubbliche sull'occupazione. Sono poi radicalmente avverso al dualismo del mercato del lavoro con supertutelati e non tutelati per niente. La sintesi proposta è ineccepibile. Come si fa a non condividere almeno la proposta di una sperimentazione della flexsecurity con chi ci sta? Riguardo i costi della riqualificazione su cui si interroga parola mia osserverei che, quali che siano, una scuola nuova ed un sistema di orientamento efficace dovrebbero mettere la persona in grado di preselezionare le proprie alternative occupazionali in funzione del proprio patrimonio di risorse. Insomma non dovrebbero riconvertirsi gli allevatori in carpentieri o gli operatori sociali in elettricisti. Egualmente le imprese dovrebbero disporre di una lista delle competenze presenti nel mercato del lavoro, le competenze più prossime a quelle attese. Non si tratta di inventare o duplicare strutture. Esistono già i servizi per l'impiego, evoluzione dei vecchi uffici di collocamento, come esistono pratiche consolidate di "bilanci di competenza" (modello francese), anche se pochi ne avvertono l'esistenza.
commento di Parola Mia inviato il 20 luglio 2010
Grazie al Prof. Ichino per la spiegazione cosi chiara e dettagliata,
alla redazione del PDnetwork per aver facilitato questa iniziativa
e, sopratutto, a Giuseppe Ardizzone per averla resa possibile.

Dubbi:

1) La tabella dell'INPS con le percentuali di ricollocamento fa riferimento ad un periodo in cui la salute economica Italiana (e mondiale) era alquanto differente dall'attuale, sarebbe forse opportuno avere i dati recenti che includano il periodo di crisi per poter fare una stima mediata forse piú realistica.

2) Leggo "il costo del servizio di outplacement e di riqualificazione mirata deve essere coperto dalla Regione e dal FSE"
Non vi sono stime di questi costi pubblici, sarebbero, almeno indicativamente, inferiori, uguali o maggiori a quelli attuali ?
Piú in generale non trovo nessun dettaglio a riguardo di come sarebbero strutturate e gestite le "Agenzie" che dovrebbero curare il ricollacamento e/o la riqualificazione:
Si pensa a strutture gia esistenti? se si quali? ed andrebbero eventualmente potenziate? e se si con quali costi pubblici aggiuntivi?
O se si pensa a strutture da creare ex-novo quali sarebbeero i dettagli ?
Il mio timore e che se non se ne indicano nei dettagli le operativitá, non si specifica il costo massimo di gestione (ad esempio in funzione del numero dei lavoratori assistiti), non si indica chi e come sceglie il personale che vi lavora
queste agenzie possano trasformarsi in baracconi clientelari.

3) Se un azienda fallisce e si dichiara in bancarotta e nel progetto non é prevista, come mi pare non lo sia, nessuna forma di accantonamento preventivo per garantire la copertura dei costi di ricollocamento dei lavoratori con il contratto di flexsecurity, poi chi li paga quei costi?
commento di Giuseppe Ardizzone inviato il 20 luglio 2010
Desidero ringraziare pubblicamente la Redazione del PD Network ed il prof Ichino per il contributo pubblicato utile allo sviluppo dell'argomento e propedeutico per la fase del succesivo sondaggio che per motivi tecnici probabilmente verrà realizzato con modalità particolari.Non posso non sottolineare l'importanza, al di là del tema specifico trattato,dell'interazione fra gli utenti del network , la redazione e il prof Ichino. E' questa una strada feconda che può rappresentare una esperienza positiva da copiare ed una possibilità per la vita politica e culturale del network. Andiamo avanti con il sondaggio. Partecipate numerosi.
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ISCRITTO A PDNETWORK DAL
20 febbraio 2008
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