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contributo inviato da Fabio1987 il 17 luglio 2010
Per "Ughetto" il giorno più lungo di Mariagrazia Gerina

È provato il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, quando a notte lascia l’ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. A chiamarlo a Roma, ancora una volta, le trame tessute a casa Verdini. Quella che ha dato il via all’inchiesta porta dritto in Sardegna, dove, con l’aiuto di Cappellacci, il faccendiere Carboni aveva deciso di mettere le mani sull’eolico e sulle concessioni per gli impianti. Mesi di incontri, di telefonate intercettate, in cui Carboni detta la linea su tutto e Cappellacci si mette a sua disposizione. Nomina l’uomo che il faccendiere vuole alla guida dell’Agenzia per l’ambiente. Segue i promemoria, gli appunti e persino le correzioni dettate dal gruppo perché la delibera che serve a Carboni e che Cappellacci si è impegnato a portare in giunta non contenga errori: ovvero, consegni le concessioni nelle mani di Carboni.

Ciò che il presidente “voluto da Cesare” può portare a sua difesa quando entra nell’ufficio di Capaldo è tutto contenuto in una cartellina. È la delibera del 12 marzo con cui ha cercato di chiudere pubblicamente il recinto quando per mesi era stato segretamente impegnato a fare in modo che i buoi scappassero dove Carboni voleva. Un testo che sbarra la strada a tutti i privati. Un po’ avventato a detta di una dirigente della Regione. «All’ultimo momento l’hanno fatta, io sono rimasta un po’ perplessa», si lamenta in una intercettazione allegata agli atti. Fretta dovuta all’esplodere dell’inchiesta fiorentina sul G8, secondo gli inquirenti.


Ciò che Cappellacci non può dire ai pm è che tutto si sia svolto «a sua insaputa». Persino i nomi delle società a cui dovranno finire le concessioni rimbalzano da una conversazione all’altra. «Ugo», «Ughetto», «Ugo carissimo», lo cerca in continuazione la loggia, trascinandolo in un turbinio di incontri e richieste sempre più pressanti. Un abbraccio a cui Ugo non si sottrae. Il 20 gennaio i carabinieri fotografano lui e Carboni che lasciano casa di Verdini. «Ore 18.05 Dal palazzo Pecci Blunt uscivano Flavio Carboni ed un uomo riconosciuto per il governatore della Regione Sardegna Ugo Cappellacci. I due si salutavano con una stretta di mano, si scambiavano baci sulle guance e si allontanavano».


Più l’abbraccio si fa stretto e più «Ugo» si barcamena come può. A volte si mostra «concitato», «concitatissimo», come riferisce Carboni a Dell’Utri. Altre volte è talmente a suo agio, da ricorrere agli “amici”, per un favore a un magistrato, il presidente del tribunale di Cagliari, che è stato trasferito. E quando gli sorge qualche perplessità, basta una telefonata di Verdini, un cenno di Dell’Utri, o un riferimento evocativo a Cesare-Berlusconi. E il governatore fa marcia indietro. «Basta! Finito, finito finito finito! Il discorso chiuso! Siamo pronti... Se non è domani sarà lunedì», assicura a Carboni il 22 luglio, preannunciando la resa sulla nomina di Ignazio Farris all’Arpas. «Ugo, bravissimo», festeggia Dell’Utri con Carboni. L’apice quando “la loggia” sbarca in Sardegna. È il 13 dicembre, stavolta Cappellacci gioca in casa. E almeno i dettagli vuole deciderli lui. «Volevo venire a prenderti, ma mi ha bloccato», si rammarica Carboni con Dell’Utri, che in quel momento vede arrivare Cappellacci. C’è anche Verdini. Tutti dietro al presidente, alla volta di Suelli. Paesino del cagliaritano, prescelto dal presidente per ospitare l’incontro decisivo. Quello che metterà in moto tutte le procedure per concordare parola per parola delibera e contratti di concessione. Fino a quando la cricca del G8 finisce nel mirino. E anche la loggia e i suoi amici cominciano a tremare.


Fonte: www.unita.it
TAG:  SARDEGNA 

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