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contributo inviato da no-rating il 17 luglio 2010

Mi avventuro in un ragionamento piuttosto delicato e complicato con basi (devo ammetterlo) non solidissime.

In tanti, il nostro Segretario per ultimo, hanno inveito negli ultimi anni con il mondo dell'alta finanza addossandogli (a ragione) molta responsabilita' per la crisi FINANZIARIA che stiamo vivendo. Vorrei provare a fissare qualche punto per circoscrivere le questioni in gioco.

Le banche sono nate per raccogliere e proteggere il denaro dei privati cittadini e per reimpiegarlo in attivita' a loro giudizio remunerative. Non ricordo nella storia casi eclatanti in cui le persone fossere obbligate a portare i propri soldi in banca: per tanti motivi la gente pensa che sia quanto meno "il male minore".

Tutto funziona quando:

1) la banca remunera il mio denaro all'X% e lo reinveste all'Y% con Y>X.

2) Sono rispettati i tempi: la banca non puo' prestare tutto il denaro a chi lo rendera' tra 20 anni quando invece lei e' tenuta a resituirlo ai privati correntisti da un momento all'altro. Questo e' uno dei motivi per cui veniamo tartassati dalla nostra banca di richieste per stipulare obbligazioni, certificati di deposito, obbligazioni,...

3) e' buona la SOLVIBILITA' (vale a dire la capacita' di restituire i soldi chiesti in prestito e pagare il relativo interesse nei tempi pattuiti) dei debitori che la banca si sceglie.

Questi sono i tre punti su cui le societa' di rating dovrebbero continuamente indagare ed emettere i loro giudizi.

Facendo l'esempio della bolla immobiliare americana ci sono state decine e decine di banche che hanno concesso mutui/prestiti a persone e societa' che non avevano sufficiente solvibilita' ed e' questa la parte veramente oscura di tutta la faccenda:

A) non era nell'interesse della banca, ma, per una serie di meccanismi di bonus ed incentivi agli impiegati delle banche stesse, IMPIEGARE I SOLDI (ufficialmente si dava alla banca l'opportunita' di ottenere un Y molto maggiore di X) voleva dire una bella spinta al proprio stipendio (dai semplici "bancari" di sportello ai top manager)

B) chi doveva controllare come la banca ha impegato i suoi denari ha chiuso piu' di un occhio.

Questo voleva essere solo un esempio e sono sicuro di aver semplificato troppo gli intricati meccanismi del credito, tuttavia quello su cui mi voglio focalizzare e' che il credito nasce come il meccanismo VIRTUOSO che assieme alla libera concorrenza ha permesso al mondo occidentale di raggiungere gli standard di vita attuale, ma deve valere il principio di responsabilita' per cui si presta i soldi solo a chi si pensa possa restituirli e nel caso in cui la solvibilita' venga meno questo si traduca in una perdita per la banca, il manager e l'impiegato e non in una acrobazia finanziaria per cui si passa il cerino a chi non ha gli elementi per valutare il rischio.

A questa grossa stortura a cui probabilmente non si potra' porre rimedio nel breve termine (la finanza e' un potere forte e molto piu' coeso dell'opinione pubblica) se ne aggiunge una molto meno "classica": la scommessa. Non c'e' niente di vurtuoso nello scommettere che un'azione (o una obbligazione) aumenti sensibilmente il suo valore nel giro di una settimana in base soltanto a spinte emotive. Se un privato decide che un'azienda e' molto solida o ha buone prospettive e' giusto che investa nelle sue azioni (in qualche modo e' come se le concedesse un prestito) e che in primis si goda il suo dividendo, QUESTO E' NORMALE. Invece nella coscienza comune l'investimento in borsa e' diventato soltanto un'analisi statistica di quanto un prezzo possa salire o scendere nel giro di poche settimane.

Alla base di ogni investimento deve esserci qualcosa di tangibile, il mero movimento di denaro nel brevissimo termine puo' tradursi solo in commissioni (dirette o indirette) da pagare a coloro che muovono i fili dell'alta finanza. Persino i titoli di stato si basano su questo principio (oramai disatteso da qualche decennio): il governo centrale chiede in prestito soldi per poter finanziare un investimento che in prospettiva deve avere una ricaduta positiva sull'economia (sul PIL, sulle tasse, ma anche sulla giustizia sociale), altrimenti (ad esempio quando il debito pubblico e' usato per finanziare la spesa corrente, as esempio le pensioni) si rischia un "effetto Grecia".

L'aspetto piu' inquietante di tutto questo e' che vi sono organi pagati per sorvegliare affinche' non avvengano certe degenerazioni. Qualunque istituto finanziario ha una centrale rischi ed inoltre vi sono le societa' di rating, la consob... In tutte queste sedi ci sono persone che probabilmente coscientemente hanno creato e sostentuto questo sistema in quanto esseri umani corruttibili e corrotti. E' il sistema di controlli e contrappesi che e' totalmente da rivedere: se a seguito di scelte e valutazioni sbagliate ci fosse anche un meccanismo punitivo (non necessariamente legato alla fraudolenza) severo tante cose non sarebbero successe.

TAG:  CRISI FINANZIARIA 

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commento di no-rating inviato il 20 luglio 2010
Ovviamente non ho la ricetta per uscire da questa spirale viziosa. Il punto che mi preme sottolineare e' che questi meccanismi si basano sul miraggio del guadagno facile a cui probabilmente non e' cosi' impossibile sfuggire. La ferita e' ancora aperta e non posso che augurarmi che lasci una grossa (nel senso di ben visibile) cicatrice.
Il contrappeso che provavo ad accennare e' una sorta di indicizzazione dei guadagni di questi trader/manager con il successo dei prodotti che piazzano (misurabile in maniera oggettiva): se le sofferenze aumentano lo stipendio cala, se la performance dei prodotti finanziari che colloco e' negativa lo stipendio cala ancora. I bonus si possono mantenere (e ridimensionare) a patto che compaiano anche i malus.
Sinceramente non credo che questo "controllo" possa essere effettuato da un terzo. L'occasione fa il "99% degli uomini" ladri.
Anche la proposta della tassa sulla transazione mi sembra sensata. Per come funziona la finanza del terzo millennio non riesco a immaginare possa avere alcun effetto depressivo sugli investimenti "veri" (che per definizione non durano un battito di ciglia).
commento di cilloider inviato il 19 luglio 2010
Ok ma organi di controllo come Consob sono affidabili?
Perchè è sotto il controllo governativo e non di una commissione?
La Riserva Frazionaria Obbligatoria è rispettata ?

Si può ancora parlare di "ingerenza finanziaria" piuttosto che di sudditanza della politica alla finanza?

Quando il Virtuosismo è venuto meno? Forse quando non c'è un controvalore in oro?

Domande non critiche No-Rating

commento di versoest inviato il 19 luglio 2010
Caro no-rating, la tua analisi, ovviamente adatta alla discussione sul Network, mi pare troppo bonaria e descrittiva di un'attività da gentiluomini.

Così non è e lo sa bene anche il Presidente Obama che per imporre le regole che auspichi deve subire lo scatenarsi di tutte le Lobby connesse.

L'intreccio degli interessi dei Manager e degli stessi Istituti nelle più assurde speculazioni ingigantisce l'aspetto dell'umanissima corruttibilità di tutti i protagonisti a ogni livello. Si potrà escogitare dei meccanismi di controllo oggettivi basati su dati di fatto, ma alla fine a decidere sono gli uomini, per di più globalizzati.
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