.
contributo inviato da PDSiziano il 19 giugno 2010

Non sta succedendo solo all’Università di Pavia, ma anche in molte altre Università italiane. I ricercatori per protestare contro il DDL Gelmini hanno deciso di astenersi dall’insegnamento per l’anno accademico 2010-2011. Lo possono fare perché il loro ruolo all’Università è quello di portare avanti la ricerca, seguire gli studenti nello svolgimento delle tesi di Laurea, svolgere le esercitazioni, tenere seminari. Possono anche tenere dei corsi, e di fatto ne tengono tanti, ma non è un obbligo. Quasi la totalità dei ricercatori, invece, sono titolari di corsi nelle varie lauree a titolo gratuito; essi rappresentano una componente fondamentale nelle Università oltre che per la ricerca anche per sostenere un’ampia offerta didattica alla popolazione. In diversi corsi di Laurea la metà degli insegnamenti è tenuta dai ricercatori. Non essendoci più la loro disponibilità a tenere i corsi, la programmazione didattica per l’anno prossimo è stata approvata con tantissimi “buchi”: accanto a molti insegnamenti, lì dove compariva il nome del ricercatore ora c’è una casella vuota. La mobilitazione, partita a febbraio di quest’anno è sfociata in uno sciopero bianco che si è allargato a macchia d’olio coinvolgendo moltissime Università e come un’onda sta travolgendo tutta l’Italia. I numeri sono notevoli e sono destinati a salire.

Al momento abbiamo notizie relative alla protesta di 15 atenei, per un totale di 81 Facoltà. Sono stati raccolti dati relativi a 4195 ricercatori, di cui 2680 - pari al 63.89% - si sono dichiarati indisponibili alla didattica non obbligatoria per legge. In alcune facoltà è prevista un’astensione totale: il 100% dei ricercatori non si è reso disponibile a tenere i corsi. La conseguenza immediata di ciò è che molti corsi di Laurea rischiano di non partire il prossimo anno accademico, perché senza l’aiuto dei ricercatori le altre fasce di docenza (professori associati e ordinari) non possono sostenere altri crediti di insegnamento, avendo già raggiunto il massimo gestibile.

La protesta in atto vuole essere uno strumento di pressione sugli organi di governo a livello locale e nazionale e l'obiettivo comune vuole essere un ripensamento sul DDL di riforma dell'Università e sulla drammatica riduzione di fondi attuata e da attuare. 

L’azione che i ricercatori stanno portando avanti è forte e in molte facoltà è sostenuta dai colleghi professori delle altre fasce. Anche gli studenti sostengono la protesta perché si rendono conto che gli obiettivi del decreto Gelmini impoveriranno di molto quell’Università su cui loro puntano per la loro formazione e il loro futuro e l’allontaneranno dagli standard di rendimento delle Università degli altri Paesi, i quali a differenza dell’Italia, hanno impostato politiche di forte sostegno alla ricerca e alla formazione anche nel contesto della crisi economica internazionale.

Solveig Tosi
ricercatrice Facoltà di Scienze, Università di Pavia
TAG:  UNIVERSITÀ  DDL GELMINI  PAVIA  RICERCATORI UNIVERSITARI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
6 maggio 2010
attivita' nel PDnetwork