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contributo inviato da galfra il 16 giugno 2010

I leghisti hanno applaudito al gol del Paraguay. Che prodezza!

Il prototipo del leghista è Zaia. Ha una intelligente regia di se stesso, ma non è concreto.

Mai l'agricoltura e la zootecnia sono andate così male come durante la sua gestione, basta guardare il fatturato prodotto in quel lasso di tempo e lo stato in cui versano gli allevatori.

Negli anni della gestione Galan/Lega, il Veneto ha perso le grandi banche. Fatto grave per una regione ad alta propensione all'impresa e all'esportazione; inoltre la dimensione spesso media e piccola delle imprese richiedeva un punto di sintesi rappresentato appunto dalle banche.

Con la loro perdita sono scomparsi anche migliaia di posti di lavoro nel sistema finanziario e nell'Ict collegato. il Veneto, nell'Ict, era terzo per occupazione e fatturato dopo la Lombardia e Roma ora è allo sfascio.

La lega in quegli anni parlava di dialetto nelle scuole e dell'inutilità delle province.

Mai un parola si è levata da Galan e ancor meno dalla lega su questo tema vitale.

Per fare un buon federalismo, in una regione ricca di imprese e schiacciata tra due regioni autonome, le banche grandi con sede in loco sarebbero state preziose.

Chissà se un giorno gli italiani faranno qualche sintesi e trarranno delle conclusioni anziché continuare ad ubriacarsi, in mezzo ad una crisi epocale, di sigle, di simboli, di va' pensiero, del tifo per il Paraguay , di intercettazione, di lodo Alfano ed altre amenità!


 

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commento di versoest inviato il 17 giugno 2010
Cara Galfra, considerazioni razionali basate su dati di fatto. Rimane da riflettere sulla compatibilità della Lega come partito di Governo nazionale.

La Lega è, per opinione diffusa, un movimento nato dal territorio per l'esigenza di difendere le attività imprenditoriali, agricole e della piccola e piccolissima industria, radicate nelle aree Lombarde ai margini della grande industria e del mondo finanziario.

Per assicurarsi il consenso del suo elettorato ha utilizzato con abilità l'arma vincente dell'identità minacciata dalla globalizzazione, della difesa del territorio minacciato da orde di extracomunitari, chiamati dagli stessi imprenditori, tutti dediti alla malavita. Bisogna riconoscere a Bossi l'istinto da uomo politico che è riuscito a far crescere il suo movimento da una realtà locale a fenomeno nazionale fino alla spartizione del potere con Berlusconi.

L'incompatibilità comincia a manifestarsi proprio ora nel momento della crisi economica: la Lega che prometteva ogni arbitrio agli allevatori si ritrova a dover fare i conti con le regole comunitarie che lo impediscono, gli allevatori e gli agricoltori cominciano a chiederne conto.

Stando al governo, la difesa delle piccole realtà industriali locali è molto difficile perchè la prospettiva diventa nazionale e sovranazionale, il sacrificio degli artigiani e delle micro industrie è il prezzo da pagare a questa nuova prospettiva.

Da politico consumato Bossi suona la gran cassa della propaganda all'opera del ministero degli interni, come fosse merito di Maroni il sacrificio della Magistratura e delle Forze dell'Ordine sempre più senza risorse nel loro lavoro, del resto l'ordine, ovviamente non la legalità, è l'ultimo baluardo che rimane alla Lega di governo.

Quando tutto questo non sarà più sostenibile per gli interessi della Lega il grande amore tra Umberto e Silvio si annacquerà e Silvio resterà da solo con i suoi lacchè.
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