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contributo inviato da orazionastasi il 13 giugno 2010

Riprendiamo oggi, amico mio, le parole

lasciate nei cassetti a perdersi tra le polveri e le carte

che non pensavamo più di dovere

e facciamone sentire suoni e senso

anche temendo per le carezze e gli sguardi

dei nostri cari e il calore della nostra terra

perché giungano a tutti quelli che temono

già per i cuori l’angoscia del tempo triste

del silenzio e della verità assassinata.

Vedi come ci apparecchiano la tavola?

Non hai udito chiari gli astuti banditori

per le strade dove al grido della fame

si unisce il vivere precario di quelli del Sud

che tornano a volere schiavi?

Abbiamo già dimenticato le nostre disgrazie

e la loro iattanza? E lo schiocco nero dei tacchi

che atterriva i giorni degli innocenti d’altra fede

e ne illuminava le notti con l’incendio dei libri?

Perché senza libri si diventa più facile carne da macello.

Sono tornati, amico mio, anche sotto altra scorza

ma con la stessa voglia, con le stesse ferree mandibole,

attaccano due passi avanti e uno indietro

perversi nella loro lentezza inesorabile

alzano la posta tanto quanto più vogliono

schierati a cerchio sorridenti, stranianti,

gli occhi di lupi sulla preda, s’accompagnano

a chi, ahimè, diversi sempre li crede.

Ma noi, amico mio, diremo parole

che squadrano da ogni lato giovanili e trasparenti

e come ulivi saraceni daremo rami nodosi a sostegno

perché non ci maledicano i nostri e i figli

di chi non si accorge di avere figli.

                                                                       01 dicembre 1993

TAG:  LETTERATURA  POESIA  POLITICA  LIBERTÀ  UGUAGLIANZA  GIUSTIZIA  PATRIA  LIBRI  FEDE  CARNE DA MACELLO  AMICIZIA  FIGLI   

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