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contributo inviato da Idolo il 13 giugno 2010

Se imparassimo almeno a stare un po' zitti! Ecco l'uniforme di un soldato dell'ARMIR. Scarponcelli chiodati conciati al catrame. Al cromo sarebbero costati troppo. Ma non erano di cartone, come si è voluto dire. Il loro problema non era il cartone erano le fasce. Due lunghe strisce di stoffa che si avvolgevano intorno alle gambe a partire da due dita sopra la tomaia e si legavano con delle fettucce sotto il ginocchio. Se le stringevi troppo avvolgendole, ti si gonfiavano i polpacci, se le tenevi troppo lente, si scioglievano e tracinavano nella neve. Se tutto andava bene, il piede, sprofondando nella neve le faceva risalire sopra la tomaia e lasciava spazio alla neve di penetrare, di sciogliersi al conttatto col piede e di congelartelo sicuramente. Un paio di calzettoni con un risvolto, una specie di ghetta che coprisse la tomaia avrebbe risolto il problema alla radice e sarebbe costato anche di meno. Mancava l'intelligenza per farlo.Quando si aveva la fortuna di dormire in luogo coperto era prudente legarseli alla cintura per tenerli al caldo perché umidi com'erano, gelavano e diventavano fragili e rischiavi di rimanere con le 5 dita fuorii. Mi astengo dal fare commenti sui 72 chiodi sotto lo scarponcello su una superfcie gelata. Immaginatevelo voi.. Le brache erano corte al ginocchio, la giubba chiusa alla vita da un cinturone con le giberne per le munizioni. Ci stavano 30 cartucce che era la giornata di fuoco del soldato. Così la teoria. poi un pellicciotto di pecora senza maniche, un pastrano ed un passamontagna, il tutto naturalmente, di roba autarchica come il regime aveva stabilito che fosse.C'era una panciera di lana che non mancava mai ed era la felicità dei pidocchi che vi albergavano numerosi e delle mutande lunghe di lana artificiale.Chi non amava i pidocchi faceva a meno della panciera e indossava mutande di tela. Era alquanto pericoloso perché non appena ti fermavi, avevi la sensazione di esserti calato in una vasca di acqua gelata. Se eri prudente, non appena riuscivi a conquistare un pezzo di lardo, invece di darti alla ghiottoneria, te lo spalmavi accuratamente sui piedi che ricoprivi diligentemente col calzino. Avevi la sensazione di nuotare nell'acqua, ma non gelavi. La bustina te la calavi sulle orecchie abbottonandola sotto la gola ed era sufficientemente protettiva. Il passamontagna era inutile perché il fiato si congelava in una spessa crosta di ghiaccio che lo appesantiva e ti trovavi col volto scoperto. . Quando eri costretto a lavorare senza guanti dovevi farti l'occhio clinico. Impallidivano gradamente prima  le parti molli della mano, nel palmo specialmente e quando il pallore si diffondeva ai polpastrelli era il momento di smettere e di passare a energiche frizioni con la neve. Il congelamento era indolore. I guai venivano dopo.  Alla prossima l'equipaggiamento.  ..

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