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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 12 giugno 2010

Bright star, di Jane Campion, sull'amore infelice tra Keats e Fanny Brawne, risuscita finalmente una regista che da qualche anno ci dava solo delusioni o mezze sòle.
Ne discutevo, dopo il film, con Francesca, lei rievocando Ritratto di signora (film e anche libro, faticosamente portato a termine e non ne dubito: io sono riuscita a leggere solo Giro di vite, il resto è troppo ostico), io citando l'orribile In the cut, uno dei peggiori film della storia del cinema, e il capolavoro, mai più eguagliato, di Lezioni di piano: semplicemente perfetto.

Ah, un piccolo test: se parlate con una persona e volete la certezza che sia di sesso maschile e/o di orientamento eterosessuale, chiedetegli se gli è piaciuto Lezioni di piano: se la risposta è "No e non l'ho capito", avete di fronte un vero uomo.

Bright star, naturalmente da un verso di Keats, è romantico come può esserlo una storia ambientata nel 1818, con le luci pittoriche, le musiche e le atmosfere che ci trasportano in epoche in cui, per talune élites, la bellezza, l'ideale, l'arte erano i valori supremi.
La Fanny di cui Keats si innamora è una ragazza capace di cucire e creare abiti, merletti, ricami stupendi; ha più senso pratico di lui ma si lascia catturare dal gorgo del romanticismo e la Campion - proprio come nei suoi film migliori - è bravissima nel mostrarci la sensualità di questo amore non consumato, fatto solo di baci e carezze e nel ricordarci che grande amore sullo schermo non significa necessariamente mostrare posizioni del kamasutra (anche perché, diciamolo, mostrare il sesso al cinema senza annoiare è la cosa più difficile del mondo).

Bravi i protagonisti, credibili, ingenui e giovani come i ruoli richiedevano... certo all'inizio sembra uno di quei film austeniani tutti uguali con gli abiti stile impero, i balli di paese e le visite pettegole ai vicini, ma presto l'inquadratura si stringe sui due amanti infelici, sulla natura splendidamente, pittoricamente rappresentata nelle stagioni, il ramo di fiori di pesco portato in dono da Fanny, le foglie d'autunno che la sorellina Toots scaccia per scongiurare la fine dell'estate, il parco innevato, le  inclementi piogge inglesi.
Forse è la campagna, con la poesia, la vera protagonista di questo film.

Un film non per tutti, perché se l'arte, la letteratura, la poesia vi annoiano, vi annoierete anche qui. Specialmente sui titoli di coda, in cui udiamo la voce (italiana) del poeta declamare l'Ode a un usignolo.

TAG:  CULTURA  CINEMA  JANE CAMPION  BRIGHT STAR  JOHN KEATS  FANNY BRAWNE 

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commenti a questo articolo 2
commento di viola16 inviato il 12 giugno 2010
Addio!La fantasia non puo' frodare,
folletto ingannatore,
quanto vuole la fama.Addio!Il dolente
inno svanisce
oltre i prati vicini,oltre le quete
acque del fiume,su per le pendici
del colle,e nelle prossime radure
della valle si giace ora sepolto
profondamente.forse fu visione
o sogno ad occhi aperti?Sono sveglio
o dormo?Quella musica e' fuggita.

grazie dalle nebbie bella pubblicazione.
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10 febbraio 2009
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