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contributo inviato da team_realacci il 8 giugno 2010
C'è sempre più tensione nel mondo della pesca dopo il provvedimento emanato in questi giorni dall’Unione europea che ha disposto restrizioni severe su merci, modalità e tecniche del mercato ittico vietando, di fatto, la pesca a strascico. Tensione palpabile anche lungo le coste trivenete con manifestazioni dei pescatori avvenute a Venezia, Chioggia e Caorle, dove polemicamente i pescatori hanno riconsegnato le licenze di pesca alla Capitaneria di porto.
 
Tensione soprattutto nella ridente località di Caorle, cittadina lungo la costa veneta legata al turismo balneare e alla pesca, dove il Sindaco Marco Sarto ha addirittura scritto al prefetto temendo disordini e problemi di ordine pubblico. Tra le norme più contestate, quella riguardo le distanze per le attività dei pescherecci locali, che non potranno pescare a meno di un miglio e mezzo dalla costa salvo alcune eccezioni.
 
L’allarme lanciato dalle organizzazioni che riuniscono il mondo della pesca è che rischiano di scomparire dai nostri piatti gustose specialità quali calamaretti, telline, bianchetti. I pescatori veneti chiedono l’aiuto del neo ministro Giancarlo Galan e del Presidente del Veneto Luca Zaia per avere delle deroghe dall’Europa consoni, almeno dicono, della necessità di regolamentare la pesca ma con modalità più graduali. In realtà la pesca è un comparto in crisi da molto tempo e il mare, soprattutto l’Alto Adriatico, ha bisogno di “rigenerarsi” dopo una pesca intensiva che lo ha messo a dura prova come già aveva evidenziato tempo fa proprio sulle pagine di Terra l’esperto biologo Michele Pellizzato. 
 
Ed è proprio Pellizzato che ha dichiarato, fuori dal coro, che nelle prime tre miglia sussiste “la cassaforte biogenetica dell’Alto Adriatico” dove, non a caso, dovrebbero per l’appunto essere attuate le nuove contestate norme europee. Pellizzato ha spiegato infatti che il futuro della pesca in tutto l’Alto Adriatico dipende soprattutto da quello che succede nelle prime tre miglia del litorale veneto e se si continuerà con questa pesca insostenibile senza regole sostanziali e in deroga a quelle esistenti, la riduzione del pescato, già in atto da tempo, aumenterà.
 
E’ chiaro, ha osservato Pellizzato, che senza una pesca sostenibile e quindi limitata e controllata in quantità  e nell’uso degli strumenti di pesca, perderemo non solo molluschi e crostacei della tradizione culinaria veneta, ma anche il resto del pesce che riesce a riprodursi nell’Alto Adriatico. Serve pertanto una pianificazione del settore che rispetti i delicati equilibri ambientali e i processi di filiera produttiva controllata. Per Pellizzato quindi sono giuste le norme europee in quanto vanno in una direzione sostenibile della pesca, una direzione che potrà di fatto permettere ancora questa attività in futuro.
 
Da segnalare che la Regione Veneto ha attivato una unità di crisi sulla questione presieduta direttamente dall’ass. Franco Manzato  e sono stati stanziati mezzo milione di euro per i primi aiuti al comparto. Ora si attendono le prime mosse a Roma del ministro competente in materia che, ironia della sorte, si tratta proprio dell’ex Governatore veneto Galan. 

Fonte: Terra News
Autore: Giannadrea Mencini
8 giugno 2010

TAG:  NORDEST  PESCA  RESTRIZIONI  UE  PESCA A STRASCICO  DISTANZE  PESCHERECCI  LOCALI  BIOLOGO  MICHELE PELLIZZA 

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