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contributo inviato da Salvatore44 il 4 giugno 2010

 

Tassa sull’IVA
IL periodo attuale è un momento in cui sono d’obbligo alcuni cambiamenti che si possono definire, senza fare della megalomania, epocali sia perché sono annosi, sia perché sono determinati dalla crisi economica mondiale che si aggiunge alla particolare situazione italiana. Mi riferisco alla riforma fiscale di cui si sta parlando, se non mi sbaglio, da quando si assegnò ad ogni cittadino il codice fiscale (1973?). Cioè circa quarant’anni or sono.
I miei campi d’interesse e di attività lavorativa sono stati molto lontani dalle materie economiche e fiscali, per cui sono il meno adatto ad affrontare, sia pure in termini generici, problemi che riguardano la materia. Voglio, però, correre questo rischio e lo faccio con la conoscenza del cittadino comune che si è sempre preoccupato di far quadrare il bilancio familiare.
Il comune sentire della situazione economica italiana è abbastanza preoccupante, non solo per chi ci governa, ma soprattutto per chi sa che comunque bisogna far fronte al debito pubblico più elevato della comunità europea 118%? Pari a 30.000 € di debito per ogni persona bambini compresi.
            Questo è il debito che dovranno pagare anche le future generazioni, pur non avendo nessuna responsabilità delle scelte scellerate dei loro predecessori, e in più con pensioni (?) sempre più a rischio per il prossimo futuro.
Il presente è un po’ meno drammatico, ma scandaloso che dovrebbe provocare l’indignazione di quell’Italia onesta o che costretta ad essere tale  perché il prelievo è alla fonte degli stipendi o pensioni. Non mi pare di vedere alcuna reazione degna della situazione in questo Paese seminarcotizzato, eppure la situazione è molto triste e aggravata dalla crisi mondiale.  
120 Mld?       di evasione fiscale Irpef pari a 8  punti del Pil;
30 Mld           di euro corrispondenti a            2  punti del Pil secondo le stime dell'Istat l'evasione annua dell'IVA. Lo ha dichiarato il Governatore della banca d’Italia Draghi 31 mag. 2010;
60 Mld           di euro corrispondenti a            4  punti del Pil per corruzione nella pubblica amministrazione, dati della Corte dei conti;
120? Mld      di fatturato,  pari a                    8  punti del Pil, sottratti alla tassazione erariale dalla malavita organizzata.
Sono numeri che gridano vendetta per la rivendicazione dei tanti diritti calpestati o non sufficientemente sostenuti: strutture, scuola, università, ricerca, sicurezza, sostegno al lavoro, alla competizione internazionale ecc. … e noi ci permettiamo il lusso di sonnecchiare. Secondo me occorre scendere in sciopero con in mano i vecchi arnesi dell’Italia contadina riprodotti in carta pesta, ma chiaramente simbolici a dimostrazione che quell’Italia ancora c’è e non dorme come i laboriosi contadini all’epoca della mietitura o di qualsiasi altro raccolto. Altro che le minacce di Bossi con i fucili padani o le varie contumelie rivolte alla bandiera e alla unità nazionale. Anche in questi casi, scarsa è stata ed è ancora l’indignazione sia di quella generale sia di quella istituzionale. Ma questo è un altro discorso. 
            È possibile tamponare qualche buco di questo colabrodo che è il fisco italiano? Sono 40 anni che si parla della riforma del sistema fiscale e intanto tra condoni normali e tombali, scudi e scafandri, palesi e semiocculti ecco l’Italia. Mi vien da pensare: Ecce Homo. Un Paese crocifisso, oltre che dalle ruberie irrefrenabili anche dagli scandali e dalla corruzione quasi impossibile da snidare proprio là dove massima dovrebbe essere la serietà, l’onestà, la fedeltà, soprattutto per chi giura di essere fedele alla Repubblica. Tra le tante inflazioni anche “il giuramento solenne” si è inflazionato nel corso dei tempi. Un po’ come la pedofilia nella Chiesa? Orrore. Non mi preoccupo dei peccati degli uomini. Noi abbiamo e stiamo rapinando il futuro dei giovani. Occorre portare più pulizia nei luoghi dove si amministrano le risorse pubbliche, dove si costruisce il futuro per le nuove generazioni. Sono indignato, e vorrei che la stragrande maggioranza lo fosse, per la corruttela che regna nella pubblica amministrazione. È di quest’ultimo aspetto che, sempre da semplice cittadino,  voglio parlare. La corruzione è un cancro che divora la società: arricchisce i ricchi ed impoverisce i poveri.
Si può fare qualcos’altro, come cittadino, oltre ciò che fa la guardia di finanza di questo Paese per portare ad un livello fisiologico il fenomeno corruzione che è sempre più devastante, soprattutto nei periodi di vacche magre, anzi moribonde? Io credo di sì.
Come lo credono e lo auspicano i tanti milioni di Italiani che sono stretti nella morsa della ritenuta alla fonte e quindi nulla scappa. Provo a fare un semplice ragionamento che sto cercando di fare da qualche decennio e che, con mio sommo piacere, ho sentito fare, in più occasioni, anche dall’on. Tabacci che in più occasioni ha fatto riferimento al “contratto d’interesse con lo stato”. Cioè il cittadino deve avere un forte motivo di tornaconto economico personale per spingere altri a pagare le tasse come previsto dalle norme, altrimenti il contribuente, il contratto, cerca di realizzarlo, momento per momento, con chi gli consente di pagare il meno possibile pur di non pagare l’Iva. Modalità che, oltre alla frode Iva, consente, senza rendersene conto l’evasione anche dell’Irpef al fornitore di qualsiasi bene e servizio. Allora, che fare? Il contratto d’interesse.
Oggi i tempi sono maturi anche perché le tecnologie ce lo permettono e con abbastanza semplicità. Si tratta solo di volerlo. Cerco di descrivere il mezzo e la modalità.
Faccio una premessa. Un pensionato con una pensione di 20mila€ l’anno spende l’intera somma per vivere lui e la moglie, vivendo una vita appena dignitosa. Questo significa che sull’intera somma spesa ha pagato il 20% di IVA, cioè ha versato, nel corso dell’anno, (giorno per giorno), nelle casse dello stato 4000€.
            Poi, però, quando si fa la dichiarazione dei redditi, il calcolo dell’Irpef avviene sull’intera somma percepita e sul lordo. Ciò significa che si paga l’Irpef anche sui 4000€ di iva pagata sui beni acquistati nel corso dell’anno. Cioè una tassa sul “latte versato”. Più giusto sarebbe pagare l’imposta sui 20.000€ meno i 4000€ di Iva versata, quindi su 16.000€ anziché 20.000€ come avviene ora. Per fare ciò occorre documentare le spese sostenute nell’arco dell’anno. Oggi si può perché la tecnologia informatizzata è una realtà alla portata di tutti. Anche la vecchietta usa il telecomando alla ricerca del suo programma preferito.
            Cioè, occorre far sì che tutte le spese effettuate vengano registrate su una carta magnetica all’atto dell’acquisto di ogni bene o servizio usufruito. La carta, che possiamo chiamare “fiscal-card” contiene tutti i dati dell’intestatario come il codice fiscale e in più un chip di memoria dove registrare i dati fiscali del fornitore dei beni o servizi e della somma versata in contanti o con altre forme di pagamento. La registrazione dei dati sulla fiscal card può avvenire allo stesso modo con cui in farmacia si effettua lo scontrino parlante con il rilascio anche dello scontrino cartaceo. Il tal modo, alla fine dell’anno, il titolare della card può documentare tutte le spese sostenute e, pertanto, anche l’iva pagata e al titolare di quale codice fiscale è stata versata. All’atto della dichiarazione dei redditi si consegna il file all’operatore che sottrae l’iva dall’imponibile e procede al calcolo dell’Irpef.
             Con una simile possibilità ogni consumatore ha un vero e legittimo interessea chiedere la registrazione di ogni acquisto o prestazione d’opera ricevuta. L’avvocato, l’ingegnere, l’architetto, il medico, l’idraulico, l’elettricista, il ristoratore, il calzolaio, il macellaio, l’ambulante, il posteggiatore dei mercatini ….. e il barbiere ecc. … non si azzarderà a chiedere se vuole o no la fattura. Senza dimenticare un meccanismo di agevolazione anche per tutti gli affitti, soprattutto per i giovani studenti le cui famiglie vengono salassate in modo indecoroso. Certo che per fare ciò bisogna risolvere dei problemi anche tecnici, come l’ammodernamento dei registratori di cassa e introdurre la fiscal card, almeno c’è la speranza che il recupero dell’evasione non è più una chimera.  
            In questo modo l’Agenzia delle entrate ha tutti gli elementi per incrociare i dati e quantificare l’iva che una certa partita avrebbe dovuto versare nel periodo di riferimento e poi riscontrare anche la veridicità della dichiarazione dei redditi. Altro che studi di settore. Forse è meglio determinare le condizioni che si realizzi  il legittimo interesse eimpegnare risorse economiche per informatizzare il sistema dei pagamenti. Distinti saluti, Salvatore De Felice.     
Pagani 01/06/10
TAG:  TASSA  IVA  LEGITTIMO INTERESSE 

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