.
contributo inviato da Achille_Passoni il 2 giugno 2010
Il gup di Milano Mariolina Panasiti ha accolto il patteggiamento delle società Telecom Italia e Pirelli per un totale di 7 milioni di euro da versare allo Stato e alle parti civili, al termine dell'udienza preliminare sull'inchiesta per la raccolta illegale di informazioni riservate da parte di ex-manager della società.

Si tratta di una vicenda complessa e intricata, che in qualche modo non può non coinvolgere l’ex-presidente di Telecom e attuale numero uno di Pirelli, Marco Tronchetti Provera - non indagato nella vicenda, ma che nel marzo scorso era stato sentito in aula come testimone. Tronchetti Provera ha sempre smentito di essere a conoscenza di eventuali attività illegali condotte dalla security di Telecom.

Dunque, la proprietà non sarebbe stata a conoscenza dello spionaggio, del dossieraggio illegale su centinaia di uomini politici, imprenditori, calciatori, concorrenti dell’azienda, del gruppo e dei suoi leader, perpetrato da una “banda di malfattori” che, secondo Tronchetti, avrebbe agito solamente per scopi personali. Eppure dagli atti emerge che i tre imputati, Giuliano Tavaroli, Marco Mancini ed Emanuele Cipriani – i primi due ormai fuori dal processo, Tavaroli perché ha patteggiato la pena, Mancini perché sulla vicenda il governo Berlusconi (come ho spiegato in un post del 10 marzo scorso) ha apposto il segreto di Stato - abbiano agito proprio nell’interesse dell’azienda e siano stati regolarmente retribuiti proprio per questo.

Ad ogni modo ci vuole davvero tantissima buona (ottima) volontà a pensare che non fossero coinvolti dirigenti di altissimo livello in un’operazione di spionaggio di tale portata, finanziata con milioni e milioni di euro. Eppure, sinora la proprietà di Telecom è stata tenuta fuori dal processo. E per ricostruire una verità credibile della vicenda resta ormai pochissimo tempo: la mannaia della prescrizione si abbatterà sul processo il prossimo autunno. Certo è comunque che la linea di Tronchetti, che sin dall’inizio è stata quella di attribuire tutte le responsabilità alla “banda dei tre”, è crollata come un castello di carte. Non si trattava di un “attacco esterno per indebolire l’azienda”, o di una “zona grigia che attenta alla democrazia del Paese”. La zona grigia in effetti c’era, ma era all’interno di Telecom, dell’azienda da lui gestita, una zona grigia organizzata e finanziata con milioni di euro prelevati regolarmente dalle casse aziendali. Davvero la proprietà poteva non saperne nulla?

Un'ultima considerazione va ancora a quella conferma del segreto di stato da parte di Berlusconi. Ogni giorno che passa mi convinco che è stata un'operazione gravissima, totalmente ingiustificata e colpevolmente assolutoria di Mancini, non fosse altro perché ha immotivatamente impedito ai giudici di svolgere il loro preziosissimo lavoro. Chissà se Berlusconi in queste settimane ha ripensato a quel suo provvedimento, con spirito critico?
TAG:  TELECOM 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
4 marzo 2010
attivita' nel PDnetwork