.
contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 25 maggio 2010


All'inizio pensavo di essere tarda io a capire.
Cioè: un ministro della repubblica italiana (fingendo di non sapere che la materia è stata delegata alle regioni), quello dell'istruzione, propone di far iniziare il prossimo anno scolastico a ottobre.
Motivo?
Rullo di tamburo: perché l'Italia è un paese turistico e ritardare l'inizio dell'anno scolastico gioverebbe al turismo.

I miei quattro neuroni si mettono in moto, cik ciak, scrreeeetchhhh, quello di destra cigola un po' ma si mette in moto anche lui, le sinapsi si attivano e forse (forse) posso azzardare una spiegazione: il ministro Gelmini crede o sa che al sud i genitori mandano ancora i bambini a lavorare invece che a scuola e quindi mandarli a scuola troppo presto (cioè a settembre) sottrarrebbe manodopera fresca e gratuita al Pil occulto del Belpaese.
Perché, esistono altre spiegazioni?
A me sinceramente non ne vengono in mente altre.
Poi ho anche altro a cui pensare e mi dimentico della cosa.

Finché, verso sera, sento un tg che ne discute e mi viene offerta la vera soluzione del rebus.
Altro rullo di tamburo.
Bisogna aspettare a mandare a scuola i bambini italiani perché così le famiglie spenderanno di più in vacanze, sul suolo italico.
E qui ci resto secca.
Voglio dire, non so se abbia studiato economia, non so nemmeno se sia laureata la Gelmini, mi pare che prima di darsi alla politica facesse la commercialista, ma al netto della sua cultura,
in questa connessione scuola-vacanze ci sono non dei deficit logici, non delle idiozie: ci sono dei veri e propri buchi neri.

Intanto si dà per scontato che chi va in vacanza resti nel proprio paese.
Assurdo. Le statistiche dell'Enit e dell'Istat ci dicono che il turista non va tutti gli anni nello stesso posto, che ogni destinazione compete ormai con tutte le altre (es. mare Italia con mare Croazia ma anche con città d'arte e con montagna estiva), che le sue scelte dipendono dalla sua moneta (es. gli statunitensi in Europa sono calati moltissimo con la svalutazione del dollaro rispetto all'euro).
Azzarderei, ma questa cosa resta fuori dalle statistiche, che ad andare tutti gli anni nello stesso posto, da noi, sono quelli che hanno la seconda casa in qualche destinazione turistica o che vanno a trovare i parenti, esempio molti del centrosud che risiedono al nord. Cioè persone che spenderanno pochissimo, useranno la loro auto e la loro (seconda o parentale) casa.

Poi si finge di ignorare che, sempre secondo le ricerche dei suddetti enti, l'italiano medio ormai da anni non fa più vacanze lunghe, ma solo settimane o addirittura weekend. Che ci siano bambini o no.
Perché? Perché ha poche ferie, o pochi soldi, perché va di moda la vacanza low cost e il pacchetto last minute, l'occasione presa al volo; we live in a liquid world e la maggior parte di noi non se la sente più di programmare le vacanze, o per timore del futuro (oggi lavoro: domani potrei essere in cassa integrazione) o per riluttanza ad impegnarsi e programmare a lungo termine il tempo libero, l'ultima illusione di libertà che ci resta.

Poi c'è l'assioma per cui se i bambini non vanno a scuola, andranno sicuramente in vacanza.
No, sul serio, non ridete, fermatevi a pensare.
E' vero che gli italiani hanno più ferie dei giapponesi, ma nessun genitore tranne le mogli dei ricchi ha tutta l'estate libera settembre compreso. E quindi, di grazia, signora Gelmini, posto che i bambini siano liberi da impegni scolastici, chi li dovrebbe portare al mare in settembre?
Ma lei davvero vede ancora lo scenario semifiabesco delle poche famiglie benestanti che, a fine ottocento, o nella belle époque, affittavano la casa per le vacanze e, dopo un epico trasloco comprensivo di mobili, suppellettili, due bambinaie, una nutrice per il neonato, tre cameriere, due cani a pelo lungo, due nonne e otto bambini (si sa, solo nelle famiglie ricche, e salvo malattie mortali, la prole era numerosa) si stabilivano felicemente per tre-quattro mesi in Liguria, a Sorrento, in Normandia o altro locus amoenus?
Ma dove le ha viste nell'ultimo mezzo secolo queste scene?
Ma come si fa?

Come fanno in generale i ministri di questo assurdo governo a non vergognarsi ogni volta che aprono bocca, e questa in particolare nella situazione di crisi in cui siamo?!?
Come fa a fingere di non sapere che molte famiglie, e sopra tutte le famiglie con figli, è già grasso che cola se riescono a strappare a qualche tour operator una settimana a Sharm-el-Sheik in luglio e una sulle montagne austriache (che costano molto meno dell'Alto Adige per non parlare della Val d'Aosta, ma la Gelmini non lo sa) in agosto?
Ma con quali soldi dovrebbero farsi altre vacanze a settembre? E chi gliele dà le ferie? Ah, già, adesso ci tireranno fuori i buoni-turismo del risorto ministero brambilliano. L'anno scorso, appena usciti, avevo fatto la simulazione sul sito ufficiale per vedere quanto avrei preso io, single: cinquanta euro, fantastico.

NB: l'esempio sopra citato (Mar Rosso + Austria) non è affatto inventato, è semplicemente la somma delle vacanze fatte l'estate scorsa da una famiglia di miei amici con uno stipendio e mezzo (lui impiegato, lei ex operaia ora donna delle pulizie a ore) e due bambini piccoli.

TAG:  ATTUALITÀ  POLITICA  GELMINI  VACANZE  SCUOLA  BRAMBILLA  TURISMO 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 febbraio 2009
attivita' nel PDnetwork