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contributo inviato da team_realacci il 24 maggio 2010
TORINO - «Dal 1962 è noto a tutti che l'amianto causa il cancro». Lo ha dichiarato al processo Eternit a Torino François Iselin, testimone-consulente svizzero, architetto del Politecnico di Losanna che per decenni si è occupato di questioni relative all'amianto «Fino al 1990 Eternit invece lo ha utilizzato due volte più di prima», ha aggiunto Iselin, ora consulente del Caova, un comitato svizzero di aiuto e orientamento alle vittime dell'amianto.

TESTIMONIANZA - «All'Eternit nel 1975 si disse che l'amianto era potenzialmente pericoloso, ma che si potevano evitare problemi adottando misure di controllo», ha proseguito Iselin nella sua testimonianza al processo. «Il punto è che non si può mai evitare la contaminazione». L'esperto ha spiegato che in Svizzera l'amianto è stato vietato nel 1990, ma che Eternit ha ottenuto una proroga fino al 1994; inoltre ancora oggi ci sono aziende che possono ottenere dal governo speciali autorizzazioni per continuare a impiegarlo, anche se il tutto è avvolto dal segreto. Ma la testimonianza di Iselin non ha convinto le difese. L'avvocato Giovanni Lageard, dopo aver sottolineato che lo svizzero non conosce la composizione societaria di Eternit, ha commentato, in una pausa dell'udienza, che «il teste, nonostante sostenga di aver seguito la questione per tanti anni, non è informato su molte situazioni, e non ha nemmeno fatto una semplice visura camerale». I difensori hanno anche osservato che il verbale della testimonianza resa da Iselin durante le indagini non è stato depositato agli atti eppure lo si può trovare sul sito internet dell'avvocato di parte civile Sergio Bonetto. Anche per questo la difesa non ha controinterrogato lo svizzero.

LE MAESTRE IDENTIFICATE - Nell'ambito della stessa udienza il giudice Giuseppe Casalbore, presidente della corte al processo Eternit, ha fatto identificare due insegnanti che hanno accompagnato la propria classe ad assistere al processo. Nel corso della deposizione di un teste, dall’autoparlante della maxi aula 1, dove si svolge il processo, che è collegata con l’aula attigua, la numero 2, dove si trovava la classe si è sentita la voce di una delle maestre che diceva: «La legge non è uguale per tutti, almeno in Italia». Il giudice Casalbore non ha interrotto l’udienza ma ha mandato dei carabinieri addetti all’ordine a verificare che cosa stesse accadendo nell’aula confinante, che è stata messa a disposizione del pubblico sin dall’inizio del processo visto che le numerose persone che intendono assistervi non hanno spazio adeguato nella maxi aula 1. Prima di chiudere l’udienza odierna Casalbore ha quindi letto un verbale. «Nell’aula attigua si sono presentate persone di una scuola ... di Torino - ha dichiarato il presidente - le cui due insegnanti presenti sono state identificate. Una delle due ha acceso il microfono dell’aula, si è riferita in generale alla giustizia e ha detto ’la legge non è uguale per tutti, almeno in Italia’. È stato richiesto quindi l’intervento dei carabinieri che le hanno identificate e hanno identificato anche una terza persone, dipendente della Procura, che nel corso di tutto il tempo si rivolgeva ai presenti come se fosse lui l’insegnante, e che nel momento in cui sono arrivati i carabinieri ha invitato la scuola ad andare via, così tutti si sono allontanati». Dopo la lettura del verbale e dopo la chiusura dell’udienza, le maestre si sono presentate dal giudice Casalbore, che le ha così rimproverate: «Non mi sembra per niente educativo - ha detto loro - dire queste cose sulla giustizia ai vostri allievi. Mi sembra grave perché poi chissà che cosa penseranno quando saranno grandi».

Fonte: Corriere della Sera
Redazione online
24 maggio 2010
TAG:  PROCESSO  TORINO  AMIANTO  CANCRO  ETERNIT 

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