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contributo inviato da prospero scornavacche il 21 maggio 2010

Non mi trovo d'accordo con le proposte presentate in materia di giustizia, perchè blandamente riformatrici di un seistema che è arrivato ad un punto intollerabile.

Partiamo dall'inizio:

La prima riforma da introdurre nel nostro Paese è l'abolizione dei rapporti di SERVIZIO e la loro trasformazione in rapporti di LAVORO (e basta). Rapporti, questi, che potranno essere assistiti da più o meno stringenti condizioni inerenti la fedeltà, la segretezza, il rispetto dei principi di imparzialità ed indipendenza, il giuramento sulla Costituzione, etc... ma di lavoro.

Condizione conseguenziale è l'introduzione in tutti i rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici della eventualità del licenziamento "PER GIUSTA CAUSA" e la sottoposizione di tali rapporti e della loro fisiologia e patologia al controllo della giurisdizione ordinaria (non più di quella amministrativa).

I magistrati che non lavorano o lavorano male, gli assistenti giudiziari che non lavorano o lavorano male , gli ufficiali giudiziari che non lavorano o lavorano male (come tutti gli altri dipendenti pubblici) debbono poter essere LICENZIATI, come tutti gli altri lavoratori.

So bene di aprire una questione complicatissima, ma non può essere più ammissibile che la continuità ed il buon andamento del funzionamento della macchina operativa della p.a. siano sottratti alla valutazione dei risultati che essa produce.

La seconda riforma da introdurre nel nostro ordinamento dovrebbe, a mio sommesso parere, essere quella della abolizione del principio della "CONSERVAZIONE DEL DIRITTO": quando un qualsiasi potere legislativo o amministrativo modifica una norma avente valore generale o particolare, di qualsiasi natura essa sia, deve avere anche L'OBBLIGO di pubblicare non la sola modifica, ma l'intera norma modificata.  Nel diverso caso, quella modifica non DOVRA' AVERE EFFICACIA.

La legislazione e normazione, quindi, non dovranno più essere attività "tipicizzate" esclusivamente per le proprie formalità di produzione (parlamentare, governativa, amministrativa, etc...) o di "pubblicazione", ma dovranno esserlo anche riguardo l'obbligo di coordinamento e conoscibilità, che rendano ACCESSIBILI all'universalità dei destinatari il loro contenuto. E' la fine della legislazione "pret-a-porter": CHI FA LA NORMA DEVE PRODURRE CODICI (non leggi) e quando anche modificasse una sola parola di un codice vigente, DEVE AVERE L'OBBLIGO DI PUBBLICARE EX NOVO TUTTO IL CODICE NEL TESTO CHE SARA' VIGENTE, NON PIU' SOLTANTO LA MODIFICA APPROVATA!

Comincino lo Stato e le altre pubbliche amministrazioni a mettere ordine in quello che fanno: non avremo più bisogno di un Ministro come quel Calderoli  che si vanta di aver semplificato una beata mazza, visto che tutto continua a funzionare esattamente come era prima! Si facciano dei CODICI, delle ORDINATE RACCOLTE per orientare i cittadini nel CAOS di una produzione normativa INUTILE, perchè - semplicemente - INCONOSCIBILE da chi dovrebbe osservarla! Quanti ce ne vorranno di questi codici, mille, duemila, tremila? Sarà sempre meglio delle CENTINAIA DI MIGLIAIA DI NORME DISORDINATE, AFFASTELLATE E CONTRADDITTORIE che costituiscono il vigente ordinamento di questo Paese. Chi fa le norme non è ONNIPOTENTE, deve avere quale limite del proprio potere non soltanto altre norme sovraordinate, ma anche CRITERI DI LOGICITA' E DI CONOSCIBILITA' della sua produzione!

La terza riforma Il Parlamento deve essere espressione del popolo: quanti sono - sommati tra loro - i parlamentari avvocati, magistrati e politici professionali? Come è possibile che da un Parlamento così composto, che dovrebbe raccogliere le migliori conoscenze ed esperienze tecnico-giuridiche-politiche, quale è quello italiano, vengano fuori delle vere e proprie CACATE di leggi, come sono quelle che abbiamo? A mio modesto parere, nel nostro Parlamento ci sono troppi avvocati, troppi magistrati, troppi politici "puri": la produzione legislativa pecca di eccessivo tecnicismo e continua a perdere contatto con la realtà. Mi piacerebbe che il parlamento nazionale fosse composto da più studenti, insegnanti, casalinghe, artigiani, operai, imprenditori, commercianti, medici, autisti di autobus, ferrovieri, piloti di aereo, informatici, ingegneri, filosofi, estetisti, militari, appartenenti ai corpi di polizia, bancari, muratori, cantanti, musicisti, ballerine e questo, non per onorare un principio di rappresenttatività "corporativa" (il ventennio fascista ci è bastato ed avanzato), ma perchè le leggi che vengono fuori dai parlamenti eletti negli ultimi 40 anni fanno proprio CACARE: descrivono, a livello semantico, un Paese che non esiste, che non è quello nel quale viviamo! Ingaggi il Parlamento le migliori intelligenze del Paese, costituisca gruppi di consulenza capaci di tradurre in norme chiare la volontà dei parlamentari. Assuma (è una provocazione, questa) un bravo MAESTRO DI SCUOLA ELEMENTARE, al quale sia affidato il compito di tradurre in lingua italiana (pur con l'ausilio di tutte le altre lingue che si vuole: "stolking" è termine difficilmente traducibile nella nostra lingua, mi sta bene, perciò, che si scriva e si usi il termine originario inglese". Per meglio intendersi: il caffè è caffè, non possiamo tornare a chiamarlo "surrogato"!) le orribili CACATE della produzione parlamentare!

La quarta riforma Non mi piace che si dica o si scriva a proposito di una "RIFORMA DELLA GIUSTIZIA"! I magistrati non fanno la GIUSTIZIA, si sforzano o dovrebbero sforzarsi - molto più semplicemente - di applicare la legge e, con questo, di svolgere una funzione giurisdizionale! Non montiamoci la testa, per piacere, amici e compagni: quando si fosse data una sentenza di assoluzione in applicazione di una legge che rende impunibili i reati di esportazione illecita di capitali e di rientro legittimo di quei denari sottratti al fisco, previo il pagamento di una imposta del 5 per cento, secondo voi quel magistrato avrebbe fatto giustizia? No, poveruomo! Ha svolto la funzione giurisdizionale assegnatagli, mandando assolto l'esportatore di capitali, l'evasore fiscale!

Il PD, se vorrà essere ed apparire un partito più credibile, dovrà evitare questa ipocrisia, questa semplificazione e parlare di "RIFORMA DELLA GIURISDIZIONE", perchè è di questo che ci si deve occupare! Se i magistrati volessero veramente occuparsi di giustizia, allora dovrebbero violare, o non prendere in considerazione, il 90 per cento delle leggi e delle norme vigenti in questo nostro stupefacente Paese, a comimnciare da quella regolante  l'obbligatiorietà dell'azione penale e finire con quelle sulla "giusta durata del processo"!

Ciò premesso: i processi debbono avere una durata certa! Due anni per i processi civili e due anni per quelli penali. Scaduti i termini, i processi decadranno ed i magistrati dovranno rispondere della propria attività nei confronti del loro datore di lavoro, lo Stato e dei danni eventualmente arrecati alle parti!

La ricerca della verità richiede forse più tempo (pensiamo, ad esempio, alla sciagura di Ustica ed alla complessa operazione di recupero e ricostruzione delle prove)? Bene, allora per questi processi lo Stato prima stanzia i mezzi e le risorse necessari perchè le prove siano cercate e dopo - soltanto dopo - assegna il processo alla magistratura, che dovrà celebrarli in due anni!

E' evidente che se non si cambiano, IMMEDIATAMENTE, i codici delle procedure, nessun processo si celebrerà in due anni!  Quindi, cosa si aspetta?

I magistrati debbono poter organizzare i propri uffici, chiamandovi ad operare i collaboratori che ritengono necessari ad assisterli nella loro funzione (cancellieri, ufficiali giudiziari, esperti, investigatori, segretari, impiegati, etc...). Fine del Ministero della Giustizia! Il quale deve limitarsi ad assicurare che la magistratura abbia a disposizione i mezzi che le necessitano,  che risponda del modo nel quale li impiega e che riesca ad ottenere i risultati che si è impegnata a raccogliere! E quando i magistrati non risecono a produrre i  risultati che ci si attende, allora può decidere il loro licenziamento!

Lo so bene: questa non è la nostra Costituzione! Questa non è Giustizia. Perchè quella che abbiamo adesso forse lo è?

La quinta riforma Il Italia ci sono circa 210.000 avvocati abilitati all'esercizio della libera professione! E' lo stesso numero che hanno, complessivamente, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito messi insieme!

Non sarà, forse, che tutti questi avvocati hanno bisogno che ci siano molte leggi e massimamente confuse, che esse possano essere violate da quanta più gemte possibile, per potersi assicurare un minimo di lavoro, un numero minimo e vitale di clienti?

Non sarà, casomai, che tutta una serie di norme e legittime (o meno) furbizie tendenti ad allungare la durata dei processi abbiamo un senso, se rapportate alla necessità di dare lavoro a questi professionisti?

Ho letto che in tutta la Francia operano 60.000 avvocati e 30.000 notai. In Italia, invece, abbiamo 210.000 avvocati e 5.500 notai? Dov'è che abbiamo sbagliato?

Amici e compagni, credo di aver concluso quello che ritenevo utile di proporvi.

 Buon lavoro!

TAG:  GIUSTIZIA  PD OPEN  ASSEMBLEA NAZIONALE 

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