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contributo inviato da claudiocostanzi il 10 maggio 2010

 Inauguro questa rubrica, che spero di poter aggiornare regolarmente, in un giorno particolare. Il 9 maggio 1978 in una Renault rossa giaceva freddo il corpo di Aldo Moro. Oggi, 9 maggio 2010, la classe che io qui rappresento, i c.d. 'giovani', di Aldo Moro non hanno che un vago ricordo. Un ricordo troppo flebile, che fa dissolvere il valore della memoria,  un valore che che chiunque parlando con un anziano percepisce come vivo. 

Molti giovani dicono di non ricordare, ma c'è molta differenza tra il non ricordare e l'aver dimenticato. Ed è questa la condizione in cui veniamo a trovarci: un generazione che ha dimenticato il suo passato, che ha dimenticato le sue origini, che si ritrova spaesata,senza valori, costretta ogni volta a ripartire da zero. Una generazione "che non ha pi santi nè eroi" direbbe un cantautore...
L'attingere al serbatoio della storia e trovare in esso consigli e moniti sembra essere ormai divenuta agli occhi di noi giovani un'attività desueta, inutile, incomprensibile di cui si occupa quella "gente" che in tv non fa nè il corteggiatore nè il tronista, che non parla della cronaca rosa nè di quella nera; quella "gente" che partecipa ai programmi di nicchia, di approfondimento politico e culturale,  che sono sconfitti da una partita o dal reality di turno, quei programmi che molti snobbano, giudicandoli boriosi e inutili intellettualismi. 
La nostra è la generazione del "vivere l'oggi",  del "cogli l'attimo", della spensieratezza che sicuramente ben si confanno ad un diciottenne, ma solo se accompagnate da una completa cognizione di causa, da un saper stare in società, da un vivere nel rispetto dei diritti e dei doveri. Attitudini, queste ultime, che solo una buona educazione e formazione culturale possono concedere. Non è possibile lasciare scorrere le notizie e le commemorazioni come se riguardassero un mondo che non ci appartiene. La nostra storia ci appartiene eccome, Aldo Moro  e i costituenti, il '68 e la guerra fredda, Marco Biagi e la stazione di Bologna, hanno cementato il nostro Stato così come ci oggi appare, nelle mille crepe e altrettanti contrafforti. 
Eppure nelle scuole di ogni ordine e grado ci si ferma sempre troppo presto, c'è chi arriva alla prima Guerra Mondiale, chi riesce ad affrontare in fretta la seconda. Ma cosa nè è del 2 giugno? Chi ci insegna del muro di Berlino? Chi ci parla degli anni di piombo? Chi ci insegna il funzionamento del nostro Stato? Chi ci parla di Berlinguer ed Falcone? Nella maggior parte delle scuole vi è solo il silenzio, un silenzio che diventa insopportabilmente, assordante se pensiamo che oggi si insegnano le dinastie egizie a memoria che più nessuno ricorderà dopo il compito, l'età del  ferro e della pietra.  E' indubbio che buona conoscenza e coscienza storica partano anche da qui, ma è altrettanto vero che non possono arrestarsi prima di trattare della storia più recente, quella di cui portiamo ancora le cicatrici o di cui sentiamo ancora i profumi. Uno stato che non attinge alla sua storia è senza futuro, è un'organizzazione improvvisata e retta dalla sola necessità di regole. Uno stato non può limitarsi alle raccolte caotiche di leggi e regolamenti, uno stato non è solo "l'istanza unitaria e sovrana di neutralizzazione dei conflitti sociali e religiosi", ma in primis una comunità. Come tale condivide valori e obbiettivi comuni che sono però la risultante di secoli di storia, di lotte  politiche e di ambizioni personali. Non è completo quello stato che si priva del valore della memoria, un valore che deve dominare anche e sopratutto nel mondo scolastico, cui è attribuito il difficile e fondamentale compito di formare i cittadini di domani. L'istruzione sterile di regole e  concetti mnemonici risulterebbe il fallimento di un'intera società non più capace di guardare al domani e di avere fiducia. Essere giovani non autorizza ad essere stranieri nel proprio stato, l'essere giovani non giustifica l'aver dimenticato. 
Non è pensabile in una comunità sufficientemente coesa per affrontare le sfide del presente, che anche solo una bambina di 15 anni sappia tutto sulla congiura di Catilina e nulla sul perchè 32 anni fai l corpo dell'onorevole Moro giaceva in quell'auto di via Caetani, non è pensabile che sappia l'anno della battaglia di Salamina e non quello della nascita della nostra Repubblica.



Ecco la prima idea, che forse riassume tutte le altre, le completa e ne costituisce il presupposto irrinunciabile: UN'ISTRUZIONE CIVICA OLTRE CHE CULTURALE, riequilibrando concretamente il peso della storia antica nel piano didattico  a favore della nostra storia contemporanea. Lasciamo un po' di spazio anche ai nostri nonni e padri sui sussidiari, altrimenti noi saremo nonni e padri ben diversi, nonni e padri dimentichi del passato e incapaci di INSEGNARE davvero. 

TAG:  1000 PIAZZE  SCUOLA  MORO  MEMORIA 

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commenti a questo articolo 0
commento di salvatore1 inviato il 11 maggio 2010
Carissimo Claudio, condivido le tue tesi. Fra l'altro mi sono occupato, prima del pensionamento, di formazione e orientamento; le mie opinioni sono fondate quindi sulle mie esperienze lavorative, oltre che - a suo tempo - di studente. Credo che il vero salto di qualità sarebbe però un vero sistema di formazione permanente (lifelong learning). Su questi argomenti, vedi se vuoi, sul mio blog, in particolare "Più scuola. Per i ragazzi o per gli adulti?".
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