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contributo inviato da cesare pisano il 7 maggio 2010

Di Cesare Pisano

La fusione tra gli ex comunisti e le altre componenti, non pare si sia compiuta; il PD resta o nelle mani degli ex comunisti, in maggioranza di Circoli, nel caso che essi esistano, od in quelle delle altre componenti, in minoranza di Circoli.

Quindi, a seconda del territorio e della storia cittadina, il Pd dimostra una pendenza a sinistra, rispetto la pendenza più centrista.

IL PD nasce, per volontà di Walter, sostenuta a viva voce da chi voleva cambiare il passo politico, come uno strumento di democrazia e di apertura, alle idee riformiste del paese.

Alle belle parole, però, non sono seguite le intenzioni dei tanti, che si affannano all’interno dei vari Circoli, per mantenere vivo il gruppo politico di provenienza.

I vari gruppi politici di provenienza si sono irrigiditi dentro le antiche tecniche del vecchio Partito, per dare un’immagine del PD, che nulla ha a che vedere con le istanze promosse dal suo o dai suoi promotori.

Pertanto, la situazione generatasi nel tempo, e non ostacolata da nessuna forza leaderistica, che potesse trasformare l’unità e le forme della democrazia, come elementi e valori vincenti, è riuscita a superare il forte gap, che sta determinando situazioni aperte di conflitto, taciuto, ma esistente ed operante, all’interno dei Circoli tra la base ed i responsabili di tutte le scelte verticistiche ed antidemocratiche, perché non prodotte dalle varie assemblee degli iscritti, che restano latitanti.

Manca una vita democratica basata sulle discussioni; i Circoli sconoscono questi costumi; anzi, li ignorano volutamente, per il mantenimento di uno status quo, che assicuri la vecchiaia a quanti provengono da lontano, dai vecchi Partiti, oramai inesistenti, ma vivi nell’azione quotidiana di moltissimi responsabili, che frenano la crescita e lo sviluppo dei Circoli, per mancanza di capacità di radicamento, di democrazia partecipativa, di scelte condivise coi loro iscritti; di tutto quell’humus che è rimasto negli intenti di Walter e nelle aspettative di tutti.

Infatti, la base degli elettori e degli iscritti è fortemente scontenta; non esiste alcun rapporto tra i pochi responsabili dei Circoli ed i loro iscritti.

Cosa è rimasto del vecchio; cosa c’è del nuovo ?

Del nuovo c’è pochissimo e del vecchio è rimasto tutto.

La forma democratica attuata durante le fasi delle Primarie, nelle quali si assiste ad una partecipazione spontanea, che, credendo nella democrazia partecipativa, resta in attesa di assistere a quel cambio di passo, che porterebbe il PD ad essere un vero grande Partito democratico; resta un’una tantum del modo di essere democratici.

La forma democratica dell’azione, resta in un cono d’ombra, che nasconde la sua efficacia e forza.

I vari Circoli, si assomigliano; sia quelli con tendenza a sinistra ed ex comunisti, sia quelli con tendenza al centro.

Restano verticistici in tutte le scelte operate nel suo interno; segretari, coordinatori, membri di assemblee, etc.., sono nomi che vengono scelti dall’alto dal comitato di turno, o dal politico più influente di turno, che, nella realtà sono coloro che detengono all’interno del Circolo il potere; sono i soliti nomi che provengono da lontano e che hanno portato con sé le stesse identiche forme delle politiche precedenti del Partito di provenienza.

Gli ex-comunisti sono rimasti tali; e gli altri, i centristi, pure.

Quindi, alla fine nessuno è cambiato…e la democrazia, quella di tipo partecipativo, basata sulla scelta dei nomi da verificare nelle assemblee di Circolo, con vere votazioni, precedute da ampie discussioni, non si sa nemmeno che cosa sia.

Infatti, se i vari responsabili, molti dei quali hanno incarichi, nell’ambito dei vari comuni o provincia, o Regione, o Parlamento, operassero in modo democratico, ci potrebbe essere il pericolo, per loro, di non potere scegliere quei nomi che a loro fanno comodo, in quanto su costoro fanno affidamento.

Un piccolo esempio della democrazia partecipativa di una città media, nella quale manca la sede del Partito, in Sicilia, ove la riunione si è tenuta in una stanza della CGIL.

Un responsabile, con un foglietto in mano, legge 18 nomi, della lista di coordinatori per la scelta del futuro segretario del Circolo.

Nomi che sarebbero dovuti uscire dalla stessa assemblea, attraverso una discussione tra gli iscritti, con richiesta, a quanti ne volevano fare parte; formata la lista, poi, si sarebbe potuto votare, nelle forme scelta dalla stessa assemblea: o per alzata di mano o per scrutinio.

Quale la conseguenza?

I responsabili ex-PCI del Partito senza sede ( ma, anche, tutti gli altri con pendenze a sinistra od al centro, hanno questo comportamento ), si sono assicurati i nomi dei coordinatori, che, poi dovranno scegliere il futuro segretario del Circolo; qualcuno rimane scontento perché è stato escluso dalla lista di coordinamento del Partito, di cui precedentemente faceva parte, altri perché la lista, non essendo stata mai messa in discussione, hanno reagito, invocando una partecipazione più attiva, che, non veniva compresa dai responsabili, fermi nello loro ataviche tecniche di falsa democrazia nelle scelte e di falsa democrazia nelle votazioni; anzi, alla contestazione dei più, si manifestava una certa insofferenza dei responsabili, che non capivano o facevano finta di non comprendere.

La solita scelta di tipo verticistico, che si reitera e si fa passare per democrazia.

Questo è solamente un piccolo esempio; ma, molto significativo del grado di formazione democratica inesistente tra i tanti piccoli politici di periferia, che denotano un dominio di potere politico, che si manifesta, prioritariamente, durante qualunque scelta di nome; secondariamente, in tutte le decisioni, in seno ai consigli comunali, di cui fanno parte, che non trovano, prioritariamente, azioni di discussione democratica, nei vari Circoli di Partito.

L’azione politica dei rappresentanti, che chiedono il voto, resta fuori da qualunque forma di controllo della massa dei loro elettori-iscritti, molti dei quali, poi, sono chiamati a chiedere, ai loro amici, il voto per questi rappresentanti.

Pochissima la presenza giovanile ed assente del tutto quella femminile.

I Circoli periferici delle città e dei paesini son il problema del PD.

Occorre svecchiare la politica e cedere il passo ai giovani.

Se il PD non comprende questa strategia, non ha alcuna possibilità di radicamento.

Le aspettative sono frustrate ed i molti restano indifferenti; ma, questo porta al non-ricambio generazionale.

Il vecchiume in termini di cultura democratica e di ricerca di nuove strategie vincenti potrà essere superato, nei comportamenti e nelle energie giovanili.

Chiudere le forme di democrazia interna nei Circoli alle scelte di coloro che hanno il potere di farlo, senza mai consultare, attraverso ampie discussioni qualunque forma di scelta su nomi, contenuti o sulle strategie, porta alla morte sostanziale della democrazia partecipativa, che diventa una modo di essere mai nato.

I vari segretari provinciali devono capire questo impasse e darsi da fare; devono impostare un discorso di democrazia all’interno di tutti i Circoli e non solo per svecchiare l’antico, ma, soprattutto, per ridare vita e linfa, attraverso il modo di essere della democrazia.

Tutte le scelte devono passare il vaglio dei dibattiti e delle discussioni interne; nessuna lista dovrà essere formata nei modi del verticismo, che ricorda vecchi sistemi, oramai, morti e sepolti.

E nessun Circolo si deve permettere di contattare i propri iscritti, solo nei momenti delle elezioni o delle votazioni su liste già prefabbricate.

Infatti, esaurita questa fase il Circolo resta nel suo cono d’ombra, inattivo ed inutile.

E gli elettori-iscritti non sano che fare, né a chi rivolgersi.

TAG:  PD  DEMOCRAZIA  VERTICISMO  CIRCOLI  RADICAMENTO   

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