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contributo inviato da Achille_Passoni il 4 maggio 2010

Pochi giorni fa i lavoratori di Telecom Italia si sono riuniti in presidio davanti alla sede dell’azienda, dove era in corso l’assemblea degli azionisti, per protestate contro il piano industriale presentato dall’amministratore delegato Bernabè. Più che di un piano industriale in effetti si tratta di un licenziamento di massa: 6800 posti di lavoro tagliati entro il 2012.

Oltretutto, se come ha ricordato la CGIL si prende in considerazione il quinquennio 2008-2012, ci troviamo di fronte a 13.000 esuberi complessivi, addirittura il 20% dei lavoratori dell'azienda in Italia. E’ chiaro insomma l’obiettivo dei vertici Telecom: puntare su una drastica politica di riduzione dei costi andando a colpire la parte più debole dell’azienda, ossia i lavoratori. Il piano presentato non prende nemmeno in considerazione politiche di rilancio per tentare di salvare i posti di lavoro, ma strizza l’occhio ai mercati finanziari rischiando di trasferire le ultime ricchezze residue dell’azienda dalle tasche dei lavoratori a quelle di manager e investitori.

La cosa più insopportabile infatti è che l'obiettivo di Telecom è semplicemente arrivare a un aumento del dividendo e alla riduzione del debito di 5 miliardi: nessun cliente in più, nessun piano di rilancio, nessun investimento per innovare. Il presidio della CGIL ha usato parole chiare per protestare contro quella che è stata definita la Waterloo dell’azienda: gli oneri della riduzione dei costi non possono ricadere solo sui lavoratori, serve un piano lungimirante che preveda il congelamento dei dividenti per i prossimi anni, la rinuncia a premi e stipendi d’oro e il blocco dei licenziamenti annunciati. E soprattutto la volontà di andare avanti, di salvare il salvabile con responsabilità finché si è ancora in tempo: è questo purtroppo che sembra mancare nel piano Bernabè.

TAG:  TELECOM  LAVORO  CRISI  CGIL 

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commenti a questo articolo 1
commento di alessandroruditus inviato il 4 maggio 2010
il sindacato (soprattutto la cgil) è stato molto (troppo) forte in sip, fino alle privatizzazioni prodi dalema, dopo è diventato inesistente, il grosso affare era e rimane il settore immobiliare di telecom, la magistratura non mi sembra si sia mai occupata della cosa, uno dei primi protagonisti di questa storia ha un figlio (e mi sembra pure un buon ragazzo) nelle file del pd che adesso sta parlando di scajola su raidue a "il fatto", forse il di lui padre potrebbe illuminarci, saluti
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